Un anno sul grande schermo

Undici film russi che nel 2011 hanno raccolto consensi nei festival cinematografici di tutto il mondo, da "Chapiteau-show" al "Faust" di Sokurov, Leone d'Oro a Venezia

Un 2011 sfavillante per il cinema russo che in sala e nei festival cinematografici di tutto il mondo ha riscosso grandi successi e riconoscimenti. Ecco gli undici film russi dell'anno passato di cui sentiremo ancora molto parlare nel 2012, da "Generation P" al "Faust" di Sokurov, Leone d'Oro a Venezia all'ultima edizione del Festival del Cinema.

“Generation P”

Trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Viktor Pelevin con la regia di Viktor Ginzburg. Progetto indipendente. Trama: Dopo la fine dell'Urss, Vavilen Tatarskij inizia una nuova vita come dipendente di un'agenzia pubblicitaria, che si occupa di reclamizzare i marchi occidentali adattandoli alla "mentalità russa". “Fondamentalmente - spiega Viktor Ginzburg - si tratta di una storia senza una trama classica, tutto è tenuto insieme dal movimento, dalla forza di attrazione e dall' “oh no!” del pensiero filosofico. Sono contento del fatto che la critica l'abbia giudicato come una trasposizione letterale del romanzo, significa che sono riuscito a conservare e trasmettere lo spirito e la sostanza dell'opera allo spettatore”.

“Elena”

Opera drammatica del regista Andrej Zvjagintsev (“Il ritorno”, “Izgnanie/ The banishment”), da alcuni critici visto come il continuatore della tradizione del cinema esistenzialista di Andrej Tarkovskij. Il film è stato premiato nella categoria “Un Certain Regarde” al 64esimo Festival di Cannes. Trama: Il ricco e ormai anziano imprenditore Vladimir decide di sposarsi con la propria badante Elena dopo quasi otto anni di vita in comune. Entrambi hanno figli da matrimoni precedenti. I litigi causati dal testamento del marito, portano Elena a pensare di avvelenarlo. “Quando la luce viene meno, per qualsiasi persona, è semplicemente perché salta la valvola, e per Elena arriva quel momento, è per lei che suona la campana. Resta sola con l'inferno che ha nell'anima”. (Andrej Zvjagintsev)

“Faust”

L'ultimo film di Aleksandr Sokurov, il cui nome è stato inserito dagli esperti dell'Accademia Cinematografica Europea  tra quelli dei 100 migliori registi del cinema mondiale. “Faust” è stato premiato col Leone d'Oro al 68esimo Festival di Venezia. Il film uscirà nelle sale russe alla fine di gennaio 2012. Trama: Questo è il quarto film della tetralogia sul potere realizzata da Sokurov: “Moloch”, “Taurus”, “Il Sole” e “Faust”. Il film è ispirato alla prima parte dell'omonima tragedia di Ghoete. Per effettuare le riprese nei dintorni di Praga è stata costruita un'intera città, nella quale gli artisti del film hanno ricreato l'atmosfera della Germania degli inizi del XIX secolo. “Faust, è una persona realmente esistita. Hitler è una persona realmente esistita. Lenin è una persona realmente esistita. Hirohito è una persona realmente esistita. Cos'è che sto distruggendo?". Risposta di Sokurov alla domanda “Le piace distruggere i miti?”: "Semplicemente guardo a loro come persone".

“Chapiteau-show”

Commedia musicale girata dal gruppo artistico “SVOI2000” per la regia di Sergej Loban. Il film ha ricevuto il premio speciale della giuria, il “San Giorgio d'argento”, alla 33esima edizione del Festival cinematografico Internazionale di Mosca, con un riconoscimento particolare da parte della presidentessa della giuria, Geraldine Chaplin. Il film uscirà in Russia in un numero limitato di sale alla fine di gennaio 2012. Trama: Quattro episodi, quattro storie di viaggi verso il mare intrecciate fra loro. Ogni parte è dedicata a un tema in particolare: amore, amicizia, rispetto e collaborazione. Le trame, simili le une alle altre, raccontano la storia dei protagonisti che si recano in una località di villeggiatura sul mare e i rispettivi momenti di svolta che hanno cambiato le loro vite. “Come succede nella vita, quando ognuno si vede al centro del proprio dramma personale, i protagonisti di Chapiteau-show sono protagonisti ognuno della propria storia, per altro, nelle altre storie sono spesso personaggi del tutto marginali. Tutte le storie sono piene di pathos drammatico, ma in fondo è proprio così che ognuno vive la propria tragedia personale, mentre dall'esterno può sembrare anche una situazione molto buffa”. (Sergej Loban).

“V Subbotu/ Di Sabato”

Il film di Aleksandr Minadze ha ricevuto il primo premio al Festival internazionale del Cinema di Bruxelles. Trama: Una giornata della vita di Valerij Kabysh, un insulso impiegato di partito nella città di Pripjat. Valerij viene a sapere dell'esplosione di un reattore nel quarto blocco della centrale nucleare e tenta di scappare portandosi dietro la sua ex amante. “Questo è un film sulla catastrofe di Chernobyl, metafora della vita russa, e della vita umana in senso più ampio e sovranazionale. Quello che più mi interessava era mostrare l'uomo che di fronte alla catastrofe non fugge, ma al contrario: non riesce a muoversi dal posto in cui si trova, vive senza pensare”. (Aleksandr Minadze).

“Patria o morte”

Film documentario di Vitalij Manskij, rappresenta il nuovo cinema realistico. Trama: Cronaca della vita di alcune famiglie cubane. Da più di cinquant'anni lo stato vive secondo lo slogan “Patria o morte”. Questo slogan per alcune generazioni di cubani è però un dilemma di fondamentale e quotidiana importanza. “Cosa emerge nell'immaginazione di una persona quando sente parlare di Cuba? Molto spesso è solo una cabriolet guidata da giovani biondi e sorridenti con delle camicie a fiori … con l'oceano immenso riflesso negli occhi. Di tutto questo l'unica cosa che esiste davvero è l'oceano senza limiti, che ha tagliato fuori quest'isola dal resto del mondo”. (Vitalij Manskij)

“Il maestro e Margherita”

Versione cinematografica dell'omonimo romanzo di Mikhail Bulgakov per la regia di Yurij Kara, girato nel 1994, ma uscito nelle sale soltanto nel 2011 a causa delle divergenze fra il regista e i produttori. “Il nostro film è più vicino all'estetica del romanzo di Bulgakov rispetto al cinema contemporaneo con la sua grafica computerizzata”. (Yurij Kara).

“Portret v sumerkakh / Twilight portrait”

Debutto alla regia per Angelina Nikonova, russa residente negli Stati Uniti. Il film ha ricevuto diversi premi  durante la sua impressionante tournèe in giro per festival cinematografici, iniziata a Venezia e conclusasi a Salonicco. Trama: Marina è un'avvenente e ricca donna, che ha scelto di fare il lavoro di assistente sociale non per necessità , ma per sincero interesse. Un giorno si ritrova da sola alla periferia di Rostov. Dopo essere stata violentata da alcuni poliziotti, decide di vendicarsi di uno di essi, ma finisce per innamorarsene. “Questo film ha messo sia me che Olga Dikhovichnaja (l'attrice protagonista) a dura prova. Ho dovuto ricoprire contemporaneamente le funzioni di produttore esecutivo, aiuto regista, location manager, scenografo, truccatore”. (Angelina Nikonova).

“Serdtsa boomerang/ Il boomerang del cuore”

Opera drammatica di Nikolaj Khomeriki, in concorso al Festival cinematografico internazionale di Mosca del 2011. Trama: Il film girato in bianco e nero narra la storia del ventitreenne Kostja, impiegato in metropolitana come aiuto macchinista, il quale viene informato dal dottore di avere una grave malattia cardiaca che potrebbe provocare la sua morte da un momento all'altro. “Riuscire a raggiungere la veridicità del cinema documentario, sarebbe il massimo dell'arte. Per questo a volte mi piace mettere insieme persone reali e attori. E mi piace molto anche quello che io chiamo drammaturgia emotiva, quando giri senza fare il montaggio”. (Nikolaj Khomeriki).

“Vysotski. Spasibo chto zhivoj/ Grazie di essere vivo”

Nel film di Petr Buslov sul grande cantautore e attore Vladimir Vysotski, amato da tutto il popolo, non è stata resa nota l'identità dell'attore che avrebbe interpretato il ruolo del protagonista. “Il ruolo principale sarà interpretato da Vysotski” hanno promesso i produttori del film, sollevando un'ondata di interesse verso la pellicola molto prima che uscisse nelle sale.

“Chantrapas”

Forse non tutti in Europa ricordano, o conoscono, il passato sovietico di Otar Ioseliani, costretto a lasciare il proprio Paese a causa delle divergenze col potere sovietico e trasferitosi in Francia fin dall'inizio degli anni '80. L'ultimo film del regista 77enne è girato in russo. Trama: Nikolas, un regista che assomiglia al giovane Ioseliani, vive con l'ideale dell'arte senza compromessi e per questo si tormenta tra burocrati e censori finché non decide di andarsene a vivere in un altro Paese. Arrivato a Parigi si rende conto che i produttori locali non sono affatto migliori dei funzionari di partito e a volte si comportano in modo ancora più autoritario. “E' una storia sulla necessità di restare fedeli a se stessi, nonostante tutto quello che ci circonda e gli ostacoli che si incontrano lungo il cammino”. (Otar Ioseliani)

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