Quando la politica gioca in Borsa

Foto: Ria Novosti

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Le vicende postelettorali agitano il mercato azionario della Federazione, ma il vero pericolo viene dall’Europa

Il listino di Mosca si è imposto nelle ultime settimane come barometro dello stato del Paese, tanto dal punto di vista della stabilità politica, quanto di quella economica. Secondo alcuni analisti esiste una correlazione tra le proteste dei cittadini russi e l’andamento del mercato azionario della Federazione.

Aivaras Abromavicius, partner e senior advisor per East Capital, ha dichiarato che “il disordine politico in Russia era inatteso e ha colto di sorpresa gli operatori del mercato, spingendo al ribasso l’indice Rts che ha perso il 13 per cento dopo le elezioni”.  

Questa tesi è supportata anche da Jim O’Neill, chairman di Goldman Sachs Asset Management, che sottolinea quanto le proteste abbiano posto la prima sfida reale al potere politico russo e che “se è vero che questi eventi potranno portare sviluppi positivi sul lungo termine, allo stesso tempo hanno il potenziale per indebolire la crescita nel breve e medio periodo”. Si tratta in ogni caso di ipotesi e lo stesso O’Neill non afferma con certezza che ci sarà una conseguenza diretta dei rivolgimenti politici russi sull’economia della Federazione. Quello su cui l’analista è pronto a scommettere è lo sviluppo economico del Paese: “Resto dell’idea che la Russia ci sorprenderà positivamente nel 2012, anche se c’è la possibilità che cresca poco”.

Un rallentamento nella crescita economica è però stimato per tutti i Bric con una quota globale del 6,2 per cento nel 2012, a fronte del 7,5 per cento nel 2011, secondo le previsioni degli analisti di Goldman Sachs. O’Neil sottolinea che tutti i mercati hanno chiuso il 2011 con dei ribassi e che “poco importa se si trattava delle piazze azionarie dei Bric oppure dell’Italia, molte hanno perso tra il 20 e il 25 per cento”.

Questo legame tra Europa e mercati emergenti è sottolineato anche da Abromavicius che richiama l’attenzione sul ruolo giocato dalla crisi dell’Eurozona nella battuta d’arresto dell’economia della Federazione. “La crisi finanziaria nell’area euro è il rischio principale che incrina la propensione per gli asset più rischiosi, in generale per i mercati azionari e in particolare per i mercati emergenti”, aggiunge l’analista.

Nonostante la congiuntura negativa di fine 2011 e le difficoltà dovute all’unificazione dei listini della Federazione, l’indice Rts ha guadagnato a Mosca il 3,8 per cento nel primo giorno di contrattazioni del 2012 e sta mantenendo questo trend positivo nella prima settimana di scambi. 

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