Brindisi russo con lo spriz

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L'aperitivo veneziano famoso in tutto il mondo prende piede anche a Mosca grazie alla caparbia di un giovane ristoratore di origine italo-russa, Marco Cervetti

Foto: www.bontempirest.ru

Più che un aperitivo è quasi un rito, da consumare in compagnia non per bere ma per socializzare. Lo spriz, sinonimo dolciastro e lievemente alcolico dell’aperitivo, è arrivato ora a Mosca, varcando i confini nazionali nel difficile tentativo di spodestare la tanto amata vodka.

L’idea, dal sapore della sfida, è venuta a Marco Cervetti, 36 anni, nato ad Alessandria da mamma russa. Dopo aver rilevato nell’autunno 2011 “Bontempi”, il ristorante di alcuni amici nel cuore di Mosca, ha deciso di tuffarsi nell’impresa, inserendo nel menù il cocktail a base di Aperol e prosecco. “Il segreto è racchiuso nell’oliva – precisa Marco, due metri di bontà e posatezza -, proprio come si beve a Venezia”.

L’idea di esportare lo spriz ha radici lontane, che affondano nel passato di Marco, quando ancora lavorava alla Biennale in Laguna. “Lì ho scoperto che i russi apprezzano molto questo aperitivo. Spesso non lo conoscono, ma quando lo bevono se ne innamorano”.

Scritto a gesso fra il prezzo del Bloody Mary e la lista dei vini, sopra il bancone del raffinato locale vicino all’Arbatskaja troneggia infatti la scritta “Spriz, 320 rubli”. Circa otto euro. “Ovviamente qui costa di più – spiega Marco -. Anche se mi è capitato di trovarlo allo stesso prezzo anche a Roma e a Milano”.

Attorno al bancone alcuni ragazzi sorseggiando vino, dividendo una pizza. Tanti gli italiani, inconfondibili. “I russi non amano consumare in piedi al bar, come spesso si usa fare in Italia – racconta, dissimulando lo sguardo accorto nei confronti del barista alle prese con una bottiglia da stappare -. Forse è per questo motivo che è così difficile esportare il rito dell’aperitivo”, che per definizione vive di dinamicità e interazione. “Loro preferiscono stare comodamente seduti al tavolo ed essere serviti, rilassarsi”.

Dopotutto non c’è niente da biasimare, visto i ritmi frenetici che si devono sopportare in una città come Mosca. “La giornata qui viaggia a ritmi impazziti – spiega -. Si alzano la mattina presto e fino a sera è tutta una corsa. Non si può arrivare al bar e stare in piedi anche lì. Ad ogni modo io ho voluto provarci lo stesso, ricostruendo per quanto possibile l’atmosfera dell’happy hour italiano”.

Dopo il calare del sole, così, salatini, pizzette e tartine trovano posto lungo il bancone, per accompagnare le ore liete di chi vuole fare una pausa dopo il lavoro. “Però niente cetrioli”, scherza Marco, rivendicando l’originalità italiana dell’happy hour.

Ovviamente non tutti conoscono lo spriz. Ad ordinarlo sono perlopiù coloro che hanno trascorso del tempo in Italia. “Chi è stato a Venezia lo apprezza sicuramente di più”, spiega Marco, confessando che un personaggio noto della tv russa è diventato ormai un cliente abituale del locale, arrivando a bere cinque o sei spriz alla volta.

Ma il tocco italiano non si limita all’aperitivo. “Ho voluto ricreare dei banchetti rinascimentali – racconta il giovane ristoratore -. Ogni domenica dalle quattro del pomeriggio, pagando una quota fissa, si ha la possibilità di mangiare attorno a una tavola imbandita, ricoperta di pietanze calde e fredde che accompagnano polli, quaglie e porchette. L’idea è quella di riproporre un vero banchetto rinascimentale: una natura morta che viene composta in cucina e portata in sala su un unico, immenso vassoio, attorno al quale si mangia fino a notte fonda”.

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