L’Italia fa il pieno al Pushkin

Il Museo di Belle Arti di Mosca, nell’ambito dell’Anno 2011, ha ospitato i capolavori di Raffaello, Botticelli, Bernini e Caravaggio, registrando il tutto esaurito. Il bilancio della videdirettrice Zinaida Bonami

Un 2011 da ricordare per il Museo Statale delle Belle Arti “Pushkin” di Mosca: le file all’ingresso sono state chilometriche. Complice l’Anno dell’Italia in Russia, al museo sono state esposte opere di Raffaello, Botticelli, Bernini, Lorenzo Lotto e Caravaggio. Insieme a due artisti francesi, allo storico della moda Florence Müller e alla designer Natalie Kriner, e alla mostra di Salvador Dalì che ha raggiunto il record di visitatori: 270.000 persone in undici settimane.

“Le file al museo Pushkin c’erano già a metà del XX secolo, quando mia madre era una studentessa – ricorda la vicedirettrice del Pushkin Zinaida Bonami -. Allora era un modo per il museo di aprirsi al mondo. Ma anche adesso, in un’epoca nella quale molti hanno la possibilità di andare all’estero, le file per le grandi mostre si vedono comunque. Una mostra non è soltanto un insieme di opere d’arte, provenienti da musei diversi. Inserite in un ambiente nuovo, queste saranno sempre interpretate ed analizzate sotto un nuovo aspetto”.

“Penso che la portata del lavoro – aggiunge - che abbiamo svolto quest’anno sia paragonabile a quello di pochi altri musei al mondo. Ricordiamo, ad esempio, la mostra di certo fuori dalla norma Dior: sotto il segno dell’arte, realizzata in stretta collaborazione con i nostri partner francesi. E’ possibile che alcuni l’abbiano intesa come un compromesso voluto dal museo per andare incontro al gusto di massa. Tuttavia, il compito di ciascun museo è di selezionare e offrire al visitatore le opere più significative del panorama artistico, e il contributo degli artisti della moda nella cultura del XX secolo è indubbio. Ad esempio, alcuni anni fa abbiamo realizzato un progetto dedicato alle creazioni di Chanel”.

Ha riscosso grande successo anche la mostra su Dalì, la sua prima retrospettiva in Russia. “E’ risultato – spiega la Bonami - che non solo era il maestro dell’arte non convenzionale ma anche un fantastico disegnatore che, ad esempio, ha realizzato illustrazioni geniali (quelle del Don Chisciotte di Cervantes). Le file all’ingresso sono state lunghissime dal giorno dell’inaugurazione fino all’ultimo. L’ultimo giorno il museo è rimasto aperto fino all’ultima persona; questa mostra, come anche tutte le altre, ha avuto luogo grazie all’impegno di molte persone, compresi i custodi”.

In contemporanea a quella di Dalì si è tenuta la mostra, non meno interessante, dal titolo “La scuola di Parigi”, che ha rappresentato gli artisti giunti a Parigi all’inizio del XX secolo da diverse parti del mondo. Dopodiché il museo ha esibito quadri provenienti da Monaco: opere dei membri dell’associazione artistica “Il cavaliere azzurro”, della quale facevano parte anche artisti russi, come Vasilij Kandinskij. “E’ possibile ammirare questa esposizione nella sezione delle collezioni private del museo anche oggi. Così come anche le opere fotografiche della stella americana Annie Leibovitz”. In occasione del festival “Le Notti di Dicembre” il Pushkin ha poi inaugurato una mostra che ha raccolto opere provenienti da musei inglesi, dedicata all’arte di William Blake.

Non ultimo, il Caravaggio. Undici quadri provenienti da tutta Italia, “e affinché ciascuno di questi musei ed istituzioni religiose decidessero di mandare a Mosca i capolavori in loro possesso, è stato necessario manifestare un desiderio ed un interesse non indifferenti”, confessa la Bonami. “Abbiamo cominciato ad occuparcene un anno fa: in un arco di tempo così breve insieme ai partner italiani e con l’aiuto dell’Ambasciata italiana a Mosca, siamo riusciti a realizzare questo progetto a dir poco impossibile. E’ la prima volta che così tanti quadri di questo geniale maestro vengono portati in un’esibizione fuori confine. Questo è un atto di incredibile fiducia da parte del governo italiano e dei custodi della collezione del Vaticano nei confronti del Pushkin”.

“L’anno in corso è stato davvero insolito non solo dal punto di vista della quantità ma anche della qualità delle nostre esposizioni – conclude -. Questo, ovviamente, non per merito mio personale, ma per merito di museo, esperienza ed alta reputazione ottenute nel corso dei decenni, fin dai tempi antichi, quando io ero ancora una ragazzina”.

Fonte: bg.ru

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