Niente barricate

Fonte: Alexey Yorsh

Fonte: Alexey Yorsh

La protesta contro le autorità al potere in Russia cresce, ma l'Occidente non si aspetti rivoluzioni

“Se il movimento manterrà quest'impeto, sarà in grado di cambiare il risultato delle elezioni presidenziali di marzo 2012”: questa la previsione avanzata dal New York Times nel reportage sulle azioni di protesta svoltesi a Mosca e in altre città russe il 24 dicembre 2011. Lo stesso tipo di manifestazioni contro la falsificazione dei risultati delle elezioni parlamentari svoltesi il 4 dicembre 2011 aveva attraversato la Russia anche un paio di settimane fa. Seguendo la stessa tendenza, altre testate, meno prudenti del NYT, parlano addirittura dell'inevitabilità di un cambio di potere in Russia.

Forse si sono sentiti ispirati da uno dei leader del movimento di protesta, il blogger Aleksei Navalnyj, che ha visto nella manifestazione di Mosca del 24 dicembre 2011 “abbastanza persone per conquistare sia il Cremlino che la Casa Bianca seduta stante”. Ma anche lui ha promesso di non arrivare a tanto. Per ora.

Ma allora, ci sarà davvero una rivoluzione in Russia? E se ci sarà, quale potrebbe essere la forza politica che arriverà al potere al posto di quella attuale?

E' meglio sperare che di rivoluzioni non ce ne siano. Non tutti coloro che sono scesi nelle strade russe per protestare sono così determinati come Navalnyj. Ad esempio, una delle figure più attive dell'opposizione, l'ex campione di scacchi e attuale uomo politico Garri Kasparov, ha incitato la folla a non rovesciare, ma piuttosto “aggiustare il regime di Putin”. Ma c'è anche chi, come il rappresentante del Fronte di Sinistra (il nome stesso dell'organizzazione la dice lunga) Konstantin Kosjakin, ha preteso l'annuncio immediato di uno sciopero totale in tutta la Russia col blocco delle principali arterie di trasporto. Ma  la risposta che ha ricevuto dalla folla dei manifestanti è stata silenzio assoluto.

I “rivoluzionari” russi contemporanei non hanno un leader unico. E non sarebbe possibile, perché i vari rappresentanti delle forze di opposizione sono guidati da interessi assolutamente diversi. “Stiamo marciando sotto bandiere diverse”, ha fatto notare Kasparov durante la manifestazione.

I vari leader dei gruppi di opposizione hanno anche approcci diversi alla risoluzione dei problemi politici del paese. Ad esempio, la sfida lanciata dell'ex ministro dell'economia Aleksej Kudrin per organizzare “un grande dialogo col potere” è stata accolta da buona parte della piazza al grido di “Vergogna!”

L'oligarca Mikhail Prokhorov, che, stando alle sue stesse dichiarazioni, sarebbe pronto a scendere in campo contro Vladimir Putin alle prossime elezioni presidenziali, non viene preso molto sul serio. “Tornatene a Courchevel”, gli hanno urlato i giovani socialisti quando è apparso alla manifestazione moscovita, ricordando al miliardario lo scandalo a sfondo sessuale di cui si è reso protagonista nella cittadina francese nel 2007.

Prokhorov, comunque, ha risposto a tono al popolo dei manifestanti. Ha definito il raduno di protesta “una gita primaverile”. “[Sono] molte persone, allegre e di buona cultura, che sono contente di essersi ritrovate in piazza tutte insieme”.

Ancora una volta il leader politico non è riuscito a instaurare un dialogo costruttivo con le masse.

Né Prokhorov, né altre forze di opposizione liberali e filo-occidentali godono di un sostegno reale da parte della popolazione russa. Questo in fondo è quanto emerso dalle elezioni parlamentari del 4 dicembre 2011. Mettiamo pure che quel voto sia stato truccato. Anche in questo caso è improbabile presumere che tutte le falsificazioni siano state dirette contro il partito della Mela (Jabloko), l'unico tra quelli che hanno preso parte alle elezioni che, seppure con qualche forzatura, può effettivamente essere considerato liberale e democratico. Non è neanche riuscito a raggiungere il quorum. Mentre invece in parlamento sono arrivati sia i comunisti (Kprf), che i socialisti (“Russia Giusta”), e addirittura i nazionalisti (Ldpr).

Questa situazione mostra chiaramente quali siano i problemi che interessano davvero l'opposizione in Russia (se con questa parola ci riferiamo non a singoli esponenti politici, ma alla maggior parte della società). E non si tratta certo dell'assenza o della scarsità di istituzioni tipiche delle società civile o di altri attributi delle moderne democrazie.

I risultati delle elezioni confermano ancora una volta che la vera opposizione nella Russia contemporanea, se dovesse improvvisamente arrivare a prendere il potere, con ogni probabilità si impegnerà a costruire “una società basata sull'equità” secondo il modello comunista. E la base politica su cui edificare tale società sarà quella dell'”idea nazionale” che, nel migliore dei casi, corrisponderà al tentativo di riportare in vita l'Unione Sovietica, come viene affermato nei programmi politici del Partito Comunista, e nel peggiore, invece, al “nazionalismo russo di stampo etnico”, i cui slogan hanno caratterizzato la campagna elettorale dell'Ldpr.

Gli attivisti liberali meritano tutto il rispetto per gli sforzi che stanno compiendo in favore della democratizzazione della Russia. Ma i frutti di tali sforzi potrebbero essere raccolti non da loro, e tanto meno da coloro che davvero vorrebbero elezioni più oneste e più libertà civili, bensì da comunisti e nazionalisti. A una rivoluzione così io non voglio prendere parte.

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