Scudo, perché la Russia si oppone

Fonte: Natalya Mikhailenko

Fonte: Natalya Mikhailenko

La difesa missilistica progettata dalla Nato turba e non poco i sonni dei russi. A tal punto che il rapporto tra la Federazione e gli Stati Uniti viene paragonato a quello suocera-genero: qualunque cosa faccia quest’ultimo non va mai bene

La Russia e l’Occidente restano sulle proprie posizioni rispetto ai programmi di difesa dalle armi balistico-nucleari. Mosca, ad esempio, commentando le ultime dichiarazioni della Nato riguardo allo scudo antimissile, ha espresso il proprio disappunto per i progetti antimissilistici dell’Europa senza dire sostanzialmente nulla di nuovo né a Bruxelles, né a Washington.

Del resto, la collaborazione con la Russia è considerata “strategicamente importante” dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. “Abbiamo interessi comuni in ambito di sicurezza, ci troviamo di fronte agli stessi problemi”, ha scritto il 6 dicembre 2011 sull’International Herald Tribune.

“Abbiamo fatto capire chiaramente che il nostro sistema di difesa antimissile non è diretto contro la Russia. Serve invece a difendere i Paesi europei che fanno parte della Nato dalle minacce provenienti da oltre i confini d’Europa; è un sistema preposto alla difesa”, ha assicurato Rasmussen, o meglio ha ripetuto quanto è già stato detto decine di volte.

Nonstante questo, ha ritenuto necessario ricordare ancora una volta le “tre proposte concrete” avanzate per tranquillizzare la Russia. Prima di tutto quella di scambiarsi le informazioni sui test missilistici in ambito del Consiglio Nato-Russia; secondariamente quella di svolgere esercitazioni congiunte tra Russia e Nato; e infine quella di creare due sistemi di difesa antimissile, uno dei quali sarà destinato allo scambio di dati e l’altro a supportare la pianificazione.

Parlando poi delle richieste della Russia di fornirle delle “garanzie giuridiche” sul fatto che il sistema di difesa antimissile della Nato non rappresenta un pericolo per la Federazione, Rasmussen ha dichiarato che tali garanzie esistono ormai da più di dieci anni, e sono contenute nell’”Atto fondante delle relazioni reciproche, la collaborazione e la sicurezza tra Russia e Nato” del 1997.

Ci sono reali prospettive che le recenti dichiarazioni del segretario generale dell’Alleanza Atlantica possano contribuire a superare l’argine posto dallo scudo antimissile nelle relazioni tra Nato e Russia? Mi prendo la responsabilità di rispondere decisamente: neanche una.

Per essere chiari, il rapporto della Russia con lo scudo antimissile della Nato assomiglia a quello classico, sfruttato in centinaia di barzellette, tra suocera e genero. Qualunque cosa faccia quest’ultimo, agli occhi della suocera sarà sempre ugualmente irritante. In altre parole, tutti gli sforzi degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica di ottenere il consenso della Russia sul sistema di difesa antimissile sono destinati all’insuccesso. Quantomeno in un futuro prossimo.

Domanda: ci interessa davvero la posizione dell’Alleanza Altlantica? Risposta: fino a un certo punto. Gli Usa, ecco il nostro principale sostegno e tormento. Ed è proprio a loro che chiediamo le “garanzie giuridiche” sul fatto che lo scudo europeo non sarà rivolto contro i missili russi. E in effetti la costruzione del sistema di difesa antimissile e il suo sviluppo sono stati portati avanti quasi esclusivamente con i soldi americani.

Intanto, questa richiesta è un’ulteriore conferma del fatto che, per ora, le autorità russe non si sono ancora messe a pensare seriamente a una risoluzione delle contraddizioni. Siamo sinceri: non ci sono ancora stati nella storia precedenti in cui un accordo, anche il più pacifico e completo sia stato in grado di fermare un conflitto se le Alte parti del Contratto avevano ormai deciso di combattere.

Se invece proviamo un po’ ad analizzare quello che noi chiediamo agli Stati Uniti, ne risulta che la concretizzazione di tali garanzie nella vita reale, se anche venissero fornite, sarebbe possibile solo in caso di azioni belliche, che prevedano per giunta l’utilizzo di armi balistiche nucleari.

Forse qualcuno crede ancora che se dovesse davvero iniziare il peggio, il disastro nucleare potrà essere fermato da un pezzo di carta, metti anche con tanto di stemmi e sigilli? In epoca di pace invece questo tipo di “assicurazione” non avrebbe alcun senso, dal momento che verrebbe a mancare l’”incidente assicurativo” di partenza. Per quanto riguarda le proposte di invitare degli osservatori russi in gita nei luoghi di posizionamento di elementi dello scudo antimissile, sembra che non scateni dalle nostre parti particolare entusiasmo.

Washington ha invitato per la prima volta degli esperti russi a prendere parte ai test del sistema antimissile americano nell’Oceano Pacifico nella primavera del 2012 e anche a visitare la base dall’Agenzia per la Difesa Missilistica di Colorado Springs. La Russia invece per ora non sembra avere fretta di accettare la proposta americana. Secondo alcuni rappresentanti del nostro Ministero della Difesa è improbabile che i risultati dei test possano garantire la sicurezza del sistema per la Russia, dato che gli americani potranno tranquillamente cambiare i paramentri dopo aver completato lo sviluppo dei modelli collaudati.

L’ambasciatore della Federazione Russa presso la Nato e rappresentante speciale del presidente per la Difesa Missilistica, Dmitri Rogozin, invitato a visitare Colorado Springs nel luglio 2011 ha raccontato che la sua visita gli ha ricordato una “gita al planetario. Non appena sono entrato nella sala operativa, sui monitor è apparsa la scritta ‘Benvenuto, ambasciatore Rogozin!”. Rogozin ha seri dubbi sul fatto che i vertici militari russi abbiano bisogno di assistre a questo genere di “show”.

Come frase riassuntiva di quanto detto si potrebbe usare quella formulata già dal Ministero degli Esteri russo secondo cui “per ora non esistono le basi per una risoluzione dei problemi relativi ai Sistemi di Difesa Missilistica”. E cosa c’è allora?

C’è sicuramente la coltivazione del fattore nemico esterno, che costituisce il senso dello scudo americano. C’è anche l’indubbia intenzione di opporsi a ciò attraverso lo sviluppo di armamenti d’offensiva balistico-nucleari. Nel complesso il quadro odierno delle risorse belliche della Russia corrisponde perfettamente agli schizzi buttati giù una decina di anni fa.  Già all’epoca decidemmo di puntare sul perfezionamento delle nostre capacità nucleari come alternativa, tra l’altro, non solo allo scudo antimissile, ma anche ai sistemi ad alta tecnologia degli armamenti ordinari, come ad esempio quelli delle armi ad alta precisione.

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