Il cammino della Russia nell’Ue

Foto: Kommersant

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Entro il 2030 la Federazione potrebbe diventare la più grande economia europea e aderire all’Unione dei 27. Pil in salita proprio mentre il termine “Bric” compie dieci anni

 La Russia crescerà a ritmi record nel giro dei prossimi 20 anni in seguito alla diversificazione dell’economia e alla crescita delle esportazioni. Entro il 2050, il Pil del Paese raggiungerà i 10 trilioni di dollari, prevede Jim O’Neill. Ma non si può parlare di crescita economica dei Paesi Bric senza nominare Jim O’Neill, scrive il Financial Times nell’articolo Ten years on, Jim O’Neill asks where the Brics are (Dieci anni dopo, Jim O’Neill si chiede dove siano i Bric).

L’ex capo economista della banca d’investimenti americana Goldman Sachs è conosciuto per aver coniato dieci anni fa l’acronimo di quattro lettere per Brasile, Russia, India e Cina, previsto la loro crescita impressionante, e cambiato la prospettiva in cui gli investitori e il mondo in generale guardano a questi Paesi. O’Neill riflette sulle prospettive dei Bric nel libro The Growth Map: Economic Opportunity in the Brics and Beyond. L’opera è stata pubblicata in onore del decimo anniversario di questo gruppo di Paesi.

L’aspetto che più colpisce delle previsioni dell’economista è il suo ottimismo nei confronti della Russia. Egli ritiene che nonostante l’invecchiamento della popolazione, il Pil russo possa superare quello di Francia, Gran Bretagna e Germania entro il 2030. La Federazione potrà raggiungere questi livelli grazie alla diversificazione economica e allo sviluppo delle esportazioni.

In questo modo, se la Russia riuscirà a evitare le crisi e attrarre gli investitori stranieri, allora, già nel 2050, il PIL nazionale potrà raggiungere i 10 trilioni di dollari, oppure anche solo mantenendo gli attuali tassi di crescita, i 7 trilioni di dollari, cifra quattro volte superiore a quella attuale.  

L’economista scrive inoltre che se la Russia riuscirà a sfruttare tutto il suo potenziale, si apriranno interessanti prospettive economiche, politiche e sociali per l’Unione Europea e il mondo. Per l’Ue sarebbe perfetto confinare con un vicino così ricco, e se non vi saranno conflitti, si potrà parlare di una possibile adesione della Russia all’Unione.

Gli esperti si dimostrano, tuttavia, scettici circa questa ipotesi. Ad esempio, Denis Barabanov, responsabile del Dipartimento d’analisi della società d’investimenti Grandis Capital, ritiene che la previsione preveda fin troppi “se”. Questo è solo uno degli scenari possibili, e non il più realistico, se viene presa in considerazione l’attuale congiuntura economica. La nostra storia dimostra che l’adesione all’Unione Europa è pura fantascienza. A oggi, è difficile immaginare un’adesione della Russia alla piattaforma europea. Condivide quest’opinione l’analista di TKB Capital, Sergej Karychalin: “La frase chiave è ‘se possiamo evitare le crisi e i conflitti’. Se ciò avviene, allora sì O’Neill ha sicuramente ragione, ma è uno scenario molto improbabile. Venti anni sono un periodo di tempo lungo, durante il quale il Paese può certamente superare diverse crisi, ma è inverosimile che possa letteralmente evitarle”.

La Russia dispone, senza dubbio, del potenziale per diventare l’economia più ricca d’Europa, considerando la sua popolazione e le sue ingenti risorse. Esso va, tuttavia, sfruttato in modo efficace. Le proiezioni a lungo termine possono avere poco a che fare con la realtà, specialmente se si parla di evitare i problemi, quando la crisi, soprattutto quella finanziaria, coinvolgerà tutte le economie mondiali, sottolinea l’analista di Investkafe, Anton Safonov. Non è realistico aspettarsi che in 20 anni si riesca a evitare disordini, economici o politici, anche se di minori entità. Per realizzare il suo enorme potenziale, la Russia deve impegnarsi notevolmente: ridurre la dipendenza dalle esportazioni di materie prime, migliorare l’efficacia dei consumi, fondare imprese in grado di produrre beni a elevato valore aggiunto. Per il momento, i rischi dell’economia russa sono già abbastanza grandi.

Ciò nonostante, osserva la responsabile del dipartimento d’analisi della società d’investimenti Vector Securities, Aleksandra Lozovaja, è possibile parlare con certezza di processo di integrazione dell’economia russa ed europea. Diverse centinaia di imprese europee operano sul territorio russo e l’Europa è il nostro principale partner commerciale. Negli ultimi anni si è sollevata la questione di facilitare il regime dei visti con i Paesi europei. “Garantire una maggiore apertura e integrazione sui mercati globali nell’ottica di una possibile unione, sia con le nostre ex-repubbliche o con la futura Europa, non è solo auspicabile bensì necessario per la sopravvivenza della nazione. L’autoisolamento non risolve nessuno dei problemi che attualmente ostacolano lo sviluppo del Paese. Al contrario, l’isolamento ha solo effetti negativi”, aggiunge il direttore generale della società di gestione Solid Management, Jurij Novikov. La Russia, accelerando in modo univoco il suo sviluppo, avrà molte possibilità di vincere la sfida con l’Europa potendo contare su risorse umane altamente qualificate, professionalmente competenti e attive, sostiene l’esperto. 

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