Il business della Dolce Vita

Foto: Kirill Lagutko

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Dal 2009 Chiara Pascarella è a capo di una società che offre servizi super lusso ai russi innamorati dell'Italia, dallo chef a domicilio al personal shopper che accompagna i clienti nelle boutique di Milano e Roma

Vive immersa nel lusso. Tra limousine e ville milionarie. Ma di giorno si sposta in metro, come il più comune dei mortali. “È l’unico modo per arrivare puntuale”, spiega, ravvivandosi i capelli biondi mentre il telefono riprende a squillare. “Non ho pace neanche di notte”, ammette, rispondendo al cellulare.

Chiara Pascarella è un nome noto fra gli italiani a Mosca. Uno di quei nomi conosciuto anche da molti russi, soprattutto tra quelli benestanti e innamorati dell’Italia.

Nata in un piccolo paesino del casertano, Chiara (“25 anni forever”, così come scherza lei per sviare il discorso sull’età) a Mosca ci è arrivata sei anni fa lavorando come responsabile delle comunicazioni internazionali in una importante azienda italiana. Dopo una brillante parentesi nella gestione di alcuni locali clou della movida moscovita si è buttata sul lusso, vendendo ai russi un po’ di Dolce vita in pillole. Dal 2009 è infatti a capo di una società che si occupa di eventi e servizi esclusivi Made in Italy.

Feste private, catering italiano, personal shopper e corsi d’élite. Ma anche servizio chef a domicilio e ville in Italia. “Il mio lavoro consiste nell’offrire prodotti vip italiani a tutti gli amanti del Belpaese”, racconta. Agli amanti del Belpaese che se lo possono permettere, ovviamente. Già, perché il lusso non perdona, almeno nel prezzo: da sei a quindicimila euro il costo mensile di uno chef italiano a domicilio. Fino a cinquemila euro se lo si richiede per una sola serata. Impossibile invece quantificare il costo delle ville a Capri o in Sardegna: qui si parla infatti di cifre milionarie.

Foto: Kirill Lagutko

“Dasiyes” il nome della sua società. Da, sì, yes, come dire tre volte “sì” in tre lingue diverse. “Un modo per dire sempre sì alle aspettative dei clienti”, spiega Chiara, brillante nonostante lo stress della giornata lavorativa, trascorsa fra un cliente e l’altro, culminata con l’apparizione in un programma televisivo moscovita.

“L’idea è nata da una serie di esperienze e di incontri molto casuali – racconta -. A dir la verità sono arrivate prima le richieste, e poi ho iniziato a dare forma al progetto”. Oggi Chiara gestisce un team fisso di dieci persone, più una serie di collaboratori esterni, dai fioristi ai designer, dagli chef ai fotografi. Una squadra internazionale, formata da inglesi, armeni, russi, cechi.

“Che i russi siano innamorati dell’Italia è cosa nota – spiega -. Io credo che siano affascinati soprattutto dal nostro spirito di aggregazione, dal nostro essere aperti. Caratteristiche che a loro non mancano affatto, ma che fanno solo più fatica ad esprimere. E così ci adorano, perché vedono in noi il riflesso di ciò che loro non riescono a concretizzare appieno”.

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Fra i suoi clienti si contano industriali, politici, magnati ma soprattutto mogli di grandi imprenditori. Impossibile strappare il nome di qualche vip. Forse Abramovich? “No, sfortunatamente Abramovich non è un mio cliente. Almeno per il momento”, dice sorridendo. Clienti molto esigenti, secondo quanto racconta Chiara. Alcuni un po’ capricciosi, ma con i quali è riuscita a instaurare un rapporto personale, spesso di amicizia. “La prima cosa da fare è capire chi sono e cosa vogliono – rivela -. Per fare ciò ci appoggiamo ad alcuni esperti sociologi e psicologici, che ci aiutano a trovare la soluzione giusta per ogni tipo di esigenza”.

Lavorando in questo ambiente, ormai Chiara si è abituata alle richieste bizzarre. “Non molto tempo fa un nostro cliente, durante un party, ci ha chiesto di recarci in Francia la sera stessa con il suo aereo privato, per prendere una bottiglia di champagne che lui stesso conservava nella sua residenza francese. E così un mio collaboratore è partito, riuscendo a tornare con la bottiglia poco prima dell’alba, in tempo per concludere la festa”.

Ma al di là delle pretese stravaganti dei clienti, le difficoltà per un imprenditore italiano in Russia sono ben altre. La burocrazia in primis. E poi i problemi collegati al middle management, ancora in fase di rodaggio. Ma l’ostacolo principale dello straniero, secondo Chiara, è lo straniero stesso: “Spesso si ha un'idea distorta della Russia. Molti arrivano qui credendo di trovare una città dove tutto è permesso – dice -. In realtà non è così: i clienti russi sono persone molto informate. Viaggiano tantissimo e sanno cosa pretendere dalle cose. La Russia è un Paese che offre ancora moltissime opportunità, bisogna solo saperle cogliere. Lo dimostra il mio lavoro: penso a progetti nuovi ogni giorno. E guai a raccontarli in giro, perché rischi che ti venga rubata l’idea ancora prima che tu te ne accorga”.

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