Storie di vita di studenti d’Italia e di Russia

Foto: Itar-Tass

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Superqualificati e spaventati dal mondo del lavoro. Un viaggio tra le ambizioni e le difficoltà dei giovani. Due ragazze a confronto

Tra i giovani cresce la tendenza a prendere due, tre, o addirittura quattro titoli di studio. Qualcuno lo fa per rimandare l’entrata nella vita adulta, piena di problemi; altri sono convinti che un diploma in più rappresenti una garanzia di trovare occupazione; altri ancora cercano di trasformare radicalmente la propria vita grazie a una preparazione supplementare.

Le storie che ci raccontano due studentesse, Katja (30 anni) di Mosca e Marta (24 anni) di Roma, si riferiscono appunto a queste due ultime categorie. Entrambe sono convinte che essere “eterni studenti” non sia una malattia, bensì un mezzo per realizzare il proprio sogno nel cassetto.

Non è un segreto che l’Italia oggi stia attraversando gravi difficoltà economiche. Eppure, già molto prima dell’inizio della crisi il Paese era afflitto dal problema di una forte disoccupazione giovanile (nella fascia di età fino a 35 anni). Nel 2011 la disoccupazione italiana ha battuto tutti i record europei, raggiungendo il tasso del 30 per cento. Per Marta, che parla diverse lingue e ha concluso gli studi universitari negli Usa, trovare un lavoro è praticamente impossibile. Il motivo è che l’Italia è un Paese in cui il mercato dell’impiego privilegia la componente più matura della società.

Il sogno è l’Ong         

 

Professione regista
Marta, 24 anni di Roma. Non sposata, vive con i genitori. Sogna di lavorare all’interno di un’organizzazione non governativa e per questo frequenta un master in Relazioni Internazionali all’Università di Roma TreKatja, 30 anni di Mosca. Sposata, ha una figlia di otto anni. Laureata in Architettura, studia regia cinematografica nella capitale della Federazione. Il suo obiettivo è di trovare occupazione in quest’ultimo settore

Katja, che attualmente sta terminando un corso di studi tenuto dal famoso regista Vladimir Khotinenko, dopo aver già conseguito una laurea in Architettura, invece lavora già, conciliando lo studio con la partecipazione ad alcuni progetti creativi che la vedono impegnata come scenografa e regista. Questa ragazza russa ha tanti obiettivi professionali che non dubita di poter realizzare; ma non ha intenzione di proseguire ulteriormente gli studi. Anche per Marta, come per la maggior parte dei giovani della sua età, darsi da fare è di vitale importanza. Non riesce a starsene con le mani in mano ad aspettare che qualcuno presti finalmente attenzione al suo curriculum.

Dopo aver lavorato per qualche mese come volontaria per Greenpeace, la 24enne romana ha deciso di ricominciare ancora una volta a studiare. Ora che è iscritta all’Università Roma Tre, Marta studia quello che le interessa da sempre: le relazioni internazionali. Il suo sogno è occuparsi di ricerca in quest’ambito e lavorare all’interno di un’organizzazione non governativa.

Marta crede davvero che con un’altra laurea le sue chance di successo aumenterebbero, anche se riconosce che può permettersi di essere ottimista perché non ha ancora compiuto 25 anni. Tra gli amici di Katja, a differenza di Marta, non c’è nessuno che sia arrivato alla soglia dei 30 anni senza un lavoro. Testimonianza di un diverso dinamismo del mercato dell’occupazione nella Federazione. Mentre Marta ci dice che solo grazie al sostegno della famiglia i giovani italiani possono continuare la ricerca di un lavoro dignitoso, la ragazza russa non ha avuto bisogno dell’appoggio familiare e a 22 anni è diventata anche madre. Benché queste due storie siano molto diverse tra loro, come diverse sono le mentalità e le condizioni sociali dei due Paesi, ciò che accomuna Katja e Marta è il fatto di continuare a credere in se stesse e rimanere concentrate su degli obiettivi concreti. Parlando con loro sembra che la fonte di questa fiducia siano proprio i loro titoli di studio, oltre alle persone care che le incoraggiano e le stimolano ad affermarsi.

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