L’alternativa Prokhorov

Fonte: Niyaz Karim

Fonte: Niyaz Karim

Con la candidatura alle presidenziali del miliardario si aprono nuovi scenari nel panorama politico russo. Soddisfatti gli indignati della piazza?

Reduce da una pausa dopo la clamorosa uscita dal partito Causa Giusta, Mikhail Prokhorov ha deciso di candidarsi alle presidenziali russe, fissate per il 4 marzo 2012. Da un punto di vista politico si tratta di una decisione data con tempismo, ovvero subito dopo le manifestazioni di protesta contro i presunti brogli elettorali che hanno interessato Mosca e altre città della Russia dopo il voto del 4 dicembre 2011.

Nonostante le autorità russe sostengano che le presunte violazioni non siano state poi così significative, una parte della popolazione si sente oltraggiata da questi brogli. Ed è innegabile che questa parte di cittadini si ritrovi al giorno d’oggi senza un partito che la rappresenti in campo elettorale.

Questa fetta sociale considera infatti Russia Unita “un partito di burocrati”, tant’è che alle elezioni del 4 dicembre 2011 ha votato in segno di protesta per Russia Giusta o per il Partito Comunista, ovvero per i partiti di sinistra, i cui programmi di sviluppo per la Russia difficilmente riflettono gli interessi della classe media crescente.

Tuttavia non si può non riconoscere che il voto di massa dato “per ripicca” testimoni chiaramente la crisi del sistema politico in generale. In questo senso, ai “cittadini arrabbiati” servirebbe davvero un proprio partito, con l’aiuto del quale potrebbero trasformare la loro azione civile in qualcosa di più sensato rispetto manifestazioni di protesta. E qui come deus ex machina subentra Prokhorov.

L’ambizioso oligarca è riuscito così bene nel suo intento di “rivincita” che, a quanto pare, non è riuscito a portare a termine tutte le procedure formali necessarie. La legislazione russa in merito di elezioni è piuttosto severa e ne è già caduto vittima più di un candidato.

Dunque, Prokhorov entro il 10 dicembre 2011 avrebbe dovuto presentare domanda ufficiale presso la Commissione Elettorale Centrale circa la sua intenzione di candidarsi alla carica di Presidente. Al momento della redazione di questo articolo non si era a conoscenza della sua domanda, e a quanto pare non ne era stata informata nemmeno la Commissione Elettorale Centrale. Poi, entro il 15 dicembre 2011 avrebbe dovuto formare un gruppo di 500 persone (il tutto in modo ufficiale, con i dati del passaporto, in forma rigorosa), il quale, a sua volta, lo dovrebbe proporre come candidato per le presidenziali.

La tappa seguente sarebbe la più difficile: entro il 18 gennaio 2012 il candidato che non sarà presentato da uno dei partiti parlamentari (Russia Unita ha già presentato Vladimir Putin, il Partito Comunista, Russia Giusta e il Partito Liberal Democratico rispettivamente Gennadi Zjuganov, Sergei Mironov e Vladimir Zhirinovskij), dovrà raccogliere due milioni di firme in tutto il Paese. I requisiti della Commissione Elettorale Centrale per il controllo dell’autenticità di tali firme sono estremamente severi, la pratica politica russa conosce infatti moltissimi casi di candidati indipendenti scartati proprio perché le firme in loro favore sono state respinte. Lo stesso Prokhorov ha dichiarato che negli ultimi due mesi e mezzo non è stato con le mani in mano, ma ha costruito un locale per la raccolta di 2,5 milioni di firme dei suoi sostenitori.

Supponiamo che Mikhail Prokhorov superi con sempre maggiore facilità questi ostacoli: la semplice ragione è che la sua stessa comparsa sulla scena politica obiettivamente conviene agli attuali organi di governo. La sua comparsa diversificherebbe sensibilmente le presidenziali, dalle quali ancora non molto tempo fa ci si aspettava il solito triste adempimento da parte di Zjuganov, Zhirinovskij e Mironov, sullo sfondo della vittoria scontata di Vladimir Putin al primo turno. Ora l’intrigo s’infittisce. Prima di tutto perché si aggiunge una figura del tutto nuova, fresca, capace di attirare a sé se non la maggioranza, comunque una buona parte degli elettori contrariati. E così riporterà l’intero processo politico entro un quadro di legittimità.

Questo non vuol già dire che Mikhail Prokhorov riuscirà a fare in modo che Putin non vinca al primo turno e sia costretto ad andare al secondo. Ma significa che molti scontenti ritengono che sia meglio votare per il “fresco” Prokhorov piuttosto che per i soliti Zhirinovskij o Zjuganov, e soprattutto, piuttosto che gelare al freddo nelle proteste in strada.

Georgy Bovt è un commentatore politico che risiede a Mosca

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