Il meteo Borsa dice sereno-variabile

Foto: Getty Images/Photobank

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Bilanci e prospettive della piazza moscovita per il 2012: nonostante il recente rallentamento i fondamentali dell’economia restano robusti. Decisivo sarà l’andamento del petrolio

La Borsa di Mosca (Micex) presenta multipli inferiori agli altri Paesi emergenti, i fattori di tensione interni sono tutto sommato sotto controllo e la crescita degli utili aziendali appare destinata a proseguire, almeno tra le imprese di maggiori dimensioni. Eppure dal 2012 finanziario non bisogna attendersi grandi rialzi: piuttosto, l’attenzione va posta alle potenzialità dei singoli titoli.

È un giudizio composito quello che gli analisti danno della piazza moscovita, frutto soprattutto dei nuvoloni che si stanno addensando sullo scacchiere internazionale e che rischiano di contagiare negativamente le società della Federazione, soprattutto quelle meno dotate di mezzi propri per fronteggiare le avversità.

In particolare, il Credit Suisse rileva un valore di ipervenduto per gli indici della Borsa di Mosca intorno al 15 per cento rispetto ai fondamentali economici e sottolinea come negli ultimi mesi molti gestori di fondi internazionali abbiano sottopesato la piazza locale non per diffidenza verso la stessa, quanto piuttosto per la necessità di ridurre il rischio complessivo di portafoglio.

Indicatori che lasciano spazio a una robusta ripresa nel corso del prossimo anno, se non ci fosse a fare da contraltare la crisi internazionale, che potrebbe portare a un calo di medio periodo per i prezzi del petrolio, di cui la Russia è una grande esportatrice.

Così, piuttosto che elaborare stime generali di mercato (il giudizio resta sospeso anche in attesa che si realizzino le riforme dell’economia più volte annunciate dal governo), gli analisti della banca elvetica preferiscono concentrarsi sulle singole società, evidenziando cinque titoli che mostrano i migliori fondamentali per una crescita sostenibile: Sberbank (il principale istituto di credito del Paese), Novatek (primo produttore indipendente di gas della Federazione), Uralkali (la principale produttrice di potassio, controllata dal magnate Suleiman Kerimov), Magnit (gestisce una catena di negozi alimentari) ed Eurasia Drilling (leader nazionale nei servizi di perforazione). Tutte aziende di grandi dimensioni, dunque, che secondo gli esperti continueranno a crescere anche qualora si presentasse una situazione di contrazione generalizzata della liquidità a livello internazionale.

Si tratta di società che presentano importanti flussi di cassa, con una politica di distribuzione degli utili molto accorta e con posizioni di mercato che le rendono in grado di orientare i prezzi.

Sostanzialmente positiva è anche la view di Raifessen Capital Management. In questo caso gli analisti pongono l’accento in particolare sulla continua crescita dei consumi privati (a ottobre 2011 l’indicatore ha registrato un incremento del 9 per cento nel confronto anno su anno) e sul trend in calo della disoccupazione. Due fattori che, combinati alla crescita dei salari in termini reali, pongono le basi per una ripresa della piazza finanziaria locale pur in presenza di una crescita del prodotto interno lordo che tende a perdere vigore, pagando soprattutto il calo della domanda proveniente dall’estero.

Le ultime stime elaborate da Moody’s, infatti, vedono per l’anno che sta per terminare un Pil in crescita del 2,8 per cento contro il 3,8 stimato soltanto pochi mesi fa. Con la prospettiva di un’accelerazione, ma senza particolari sussulti, nel corso del 2012.

Molto dipenderà anche dall’andamento del rublo, che nel corso dell’estate 2011 si è fortemente indebolito – sulla scia della fuga di capitali verso l’estero - ma durante l’autunno ha ripreso in parte vigore. Se la valuta russa rimarrà su questi livelli, ritengono gli analisti, le esportazioni potranno mantenersi su cifre elevate per tutto il prossimo anno, anche in caso di ricaduta in recessione da parte di alcuni Paesi dell’Europa Occidentale. Anche perché, nel frattempo, cresce costantemente l’interscambio con la Cina (70 miliardi di dollari nel 2010, con la prospettiva di raggiungere quota 100 miliardi entro il 2013), con il gigante asiatico che richiede soprattutto forniture petrolifere, minerarie e di acciaio. Un nuovo corso che ha spinto la Borsa di Mosca ad ampliare le contrattazioni in yuan avviate in maniera sperimentale sul finire del 2010.

Numerosi istituti di credito partner del Micex si sono detti interessati a entrare nel progetto e l’obiettivo è di portare il volume di queste contrattazioni a 200 milioni di yuan al giorno, il triplo rispetto a oggi. Una sfida non impossibile, considerate anche le pressioni internazionali sulla Cina per la rivalutazione dello yuan.

Insomma, il 2012 non è atteso come un anno brillante per la piazza finanziaria russa ma la crescita economica non è in dubbio, come invece in buona parte del Sud Europa.

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