Giochi pericolosi intorno allo scudo

Fonte: Niyaz Karim

Fonte: Niyaz Karim

Il progetto americano richiede la comparsa di controproposte adeguate da parte della Russia. Basteranno le nuove Forze aeronautiche militari?

Che il ministro russo della Difesa Anatolij Serdjukov sia di parola è piacevole. Aveva promesso che per il 1° dicembre 2011 avrebbe ultimato la messa a punto delle Forze per la difesa aerospaziale, ed eccole qui; e già in assetto da combattimento.

Il primo giorno d’inverno è stata messa in stato di combattimento la stazione radar della regione di Kaliningrad, creata allo scopo di migliorare il sistema di controllo di attacco missilistico in direzione Nord-occidentale. Tale stazione chiude il settore occidentale del quale nel periodo sovietico rispondevano le stazioni radar di Mukachevo, Baranovichi i Skrunde.  "Essa amplia notevolmente lo spettro di operazioni a carattere informativo necessarie alle massime autorità del Paese per prendere le dovute decisioni", ha rilevato a questo proposito Oleg Ostapenko, comandante a capo delle Forze aeronautiche militari (Vko).

La nuova stazione radar, come le nuove Forze aeronautiche militari, devono diventare le prime difese di confine della Federazione Russa contro le minacce armate di carattere strategico, intensificatesi in seguito ai progetti del Pentagono di dispiegamento di uno scudo antimissile europeo nelle immediate vicinanze dei confini russi.

Il braccio di ferro russo-americano a seguito degli "scontri" per il programma di difesa antimissile distrugge in larga misura il sistema decennale di sicurezza collettiva del mondo realizzato con grande sforzo. Dopo l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dal Trattato del 1972 sullo scudo antimissilistico vengono ripetutamente minati gli accordi fondamentali sulla limitazione delle forze armate.  Nell’ultima decade di novembre 2011 il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che gli Stati Uniti non riconoscono i propri doveri nei confronti della Russia secondo il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (CFE Treaty). La Russia, dal canto suo, sembra aver restituito "il colpo con gli interessi". Il 23 novembre, il Presidente Medvedev, in un appello televisivo ai cittadini della nazione, ha dichiarato che la Russia uscirà dal Trattato sulla riduzione delle armi strategiche offensive (Treaty between the United States of America and the Russian Federation on Measures for the Further Reduction and Limitation of Strategic Offensive Arms, New START) e rifiuterà qualsiasi mossa riguardante il disarmo se gli Stati Uniti continueranno la costruzione di sistemi antimissile in Europa.

Egli ha prioritariamente comandato di rafforzare la copertura degli oggetti strategici nucleari nell’ottica di costruzione di un sistema nazionale di difesa aerospaziale. Ha altresì reso noto che la Russia dislocherà in Occidente e nei Paesi meridionali "sistemi d’assalto", in particolare il sistema missilistico Iskander.

"Inoltre i missili balistici strategici che saranno impiegati nell’armamento delle Forze Missilistiche Strategiche e della Marina Militare della Federazione Russa verranno allestiti con promettenti sistemi in grado di superare lo scudo antimissile europeo e con nuovi blocchi da combattimento altamente efficaci", ha dichiarato Medvedev.

In definitiva a oggi ai piedi dello scudo si mettono docilmente anche gli instabili accordi per la limitazione degli armamenti. Comunque è rimasto davvero poco: se domani cadrà anche quest’ultimo baluardo il mondo sarà indifeso di fronte alla minaccia di impiego di missili nucleare. Il 7 dicembre 2011 il Trattato russo-americano INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) compie ventiquattro anni. È difficile prevedere cosa ne sarà di questo fondamentale documento di disarmo, tenendo conto della recente dichiarazione del Presidente Dmitri Medvedev e dell’antica minaccia del governo russo di uscire dal Trattato. Le conseguenze di un tale passo risulteranno sicuramente poco accettabili.

Ancora nel febbraio del 2007 Jurij Baluevskij, allora comandante di Stato maggiore, aveva dichiarato: la Russia può uscire unilateralmente dal Trattato del 1987. L’eventualità di un tale passo era direttamente legata alla realizzazione del programma americano di creazione di uno scudo antimissile negli Stati europei. A sua volta la Russia, già alcuni anni prima, aveva annunciato che avrebbe dato ai piani di Washington riguardo allo scudo una risposta "asimmetrica", continuando a sviluppare mezzi strategici offensivi.

Sergej Ivanov, allora vice premier del Governo russo e nel recente passato ministro della Difesa, ha definito il Trattato un relitto. In teoria, in tale "asimmetria" non c’è nulla di straordinario. In caso di comparsa di sistemi globali antimissile la modernizzazione del parco missilistico nucleare esistente appare veramente una risposta del tutto comprensibile.

I missili balistici a medio e corto raggio, cioè con una gittata fino ai 5.000 chilometri (ricordiamo che gli Iskander di cui ora si parla tanto hanno una gittata di 500 chilometri, ndr) hanno sempre fatto parte delle armi nucleare strategiche. Per di più, proprio i missili americani Pershing-2 e quelli sovietici SS-20 Pioner, dislocati nell’Europa occidentale e nei Paesi dell’Europa Orientale e nel lontano Oriente costituivano la "massa critica" che avrebbe potuto portare a metà degli anni Ottanta a un reale conflitto nucleare tra le due nazioni.

Sarà la Russia a vincere nel rimodernamento della produzione missilistica di questo tipo e, di conseguenza, nella possibilità di un loro impiego? Nonostante le numerose dichiarazioni, in particolare, quella del Direttore dell’Istituto di termotecnica di Mosca, Jurij Salomonov, secondo il quale le imprese russe possiedono tutto il necessario per la produzione dei suddetti missili, è difficile crederlo, come lo è anche ritenere che si troveranno le indispensabili – e non poche – risorse impiegate per la ricostruzione di tutta la catena tecnologica. Oltretutto difficilmente servirà fare qualcosa che è stato progettato 40 anni fa, soprattutto visto che nella produzione erano state attivate in buona percentuale imprese ucraine.

L’aspetto fondamentale del problema rimane però sempre quello puramente militare. Il 2011 non è per niente il 1985. La Russia non fa più la parte da leone dello spazio operativo, acquistato ora dagli americani. A noi toccherà trovare delle zone di dispiegamento nella parte europea del Paese che ha dimensioni spaziali limitate.

A fronte di tutto questo all’aeronautica militare statunitense non toccherà nemmeno rinnovare la produzione dei Pershing. Sarà del tutto sufficiente ripristinare l’impiego a terra, a basso costo, di missili marini da crociera Tomagavk, oggi ammessi, ma aggiungendo una componente offensiva nucleare. Considerando le capacità produttive americane di missili da crociera – fino a 500 unità all’anno – si può immaginare il livello di minaccia potenziale di questo sistema di armamento.

Come opzione di scorta la Russia può impiegare l’allestimento non nucleare degli stessi Pionerov oppure l’alternativa, per così dire tronca, di missili intercontinentali Topol’- M2, impiegati sia da silo sia da rampa mobile stradale.

L’idea di uno scudo antimissile richiede la comparsa di controproposte adeguate. Che però devono essere tali, preferibilmente senza qualsiasi "asimmetria". Se contrapponessimo allo scudo dei mezzi di difesa adeguati dei quali, tra l’altro, secondo le dichiarazioni delle autorità politico-militari si doteranno le nuove Forze aeronautiche militari, la situazione potrebbe cambiare in maniera significativa.

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