Russia Unita, il day after

Fonte: Niyaz Karim

Fonte: Niyaz Karim

Il verdetto delle urne del 4 dicembre 2011 sembra chiaro: dopo 8 anni di dominio assoluto, il partito di Vladimir Putin inizia a sopresa a vacillare. I motivi che spingono l'elettorato al cambiamento

I risultati delle elezioni saranno resi pubblici a breve, ma risulta già evidente che, per la prima volta dal 2003, Russia Unita non ha ottenuto la maggioranza dei voti. Ciò non significa che il partito non otterrà la maggioranza dei mandati nella Duma di Stato. Il più grande partito russo infatti trae tradizionalmente vantaggio dai voti espressi per i piccoli partiti, che non raggiungono la soglia del cinque per cento.

Ciò nonostante, quanto è successo rappresenta una svolta importante a livello psicologico nell’ambito della politica interna. Sembra che il dominio assoluto di Russia Unita, iniziato con le elezioni del 2003, sia giunto al termine. Nonostante le previsioni sancissero già un calo di consensi per il partito di Putin, nessuno si sarebbe aspettato risultati  inferiori al 50%. Il Centro Levada, tradizionalmente visto come più vicino all’opposizione, una settimana prima delle elezioni, aveva previsto che Russia Unita avrebbe ottenuto il 53% dei voti. Le stesse cifre erano state proposte da Vtsiom, considerato molto più fedele alle autorità.

Significa che l’elettorato russo è ancora in grado di riservare delle sorprese. Il numero di frodi al voto, nonostante i diversi scandali che si sono verificati, non può essere significativo, considerando che i risultati degli exit poll non differiscono di molto da quelli resi pubblici dalla Commissione Elettorale Centrale.  “Non credo che le autorità oseranno pubblicare un risultato finale (per Russia Unita) molto più alto rispetto a quello offerto dai sociologi, poiché ciò ridurrebbe drasticamente la fiducia della popolazione nei confronti dello Stato”, ha dichiarato Alexej Graždankin, vicepresidente del Centro Levada.

Fonte: Niyaz Karim

Come si può spiegare il calo di consensi per Russia Unita? C’è innanzitutto un motivo economico: il 2007, anno delle ultime elezioni, economicamente era stato un anno propizio, proprio alla vigilia della crisi finanziaria del 2008. Ma la popolazione usciva delusa da una serie di riforme impopolari nell'ambito dell'istruzione e della sanità, che decretavano la fine delle ultime garanzie sociali sovietiche. Gli economisti concordano che il mandato di Medvedev sia stato decisivo per liberarsi definitivamente del sistema sociale di stampo sovietico. La gente non era solo delusa dalla situazione economica critica, bensì anche da alcune politiche attuate, senza una debita spiegazione, dal governo. L’introduzione di test standardizzati nel 2009 e la riforma drastica della sanità nel 2011 sono solo alcuni esempi.

Per quanto riguarda la politica estera, ha svolto un ruolo marginale in queste elezioni. La gente sembra più preoccupata per la riforma militare e per le proprie entrate piuttosto che per  la grandeur del Paese e le spese sullo scenario internazionale. La guerra in Georgia conclusasi relativamente bene nel 2008 e i recenti successi nel processo di integrazione delle ex-repubbliche sovietiche sono viste dai sociologi come una sorta di "piacevole dessert" a seguito di un piatto principale,  ovvero l’economia fiorente e l’aumento delle entrate, che manca.

Il maggiore interrogativo riguardo a queste elezioni, tuttavia, rimane: dove è finita questa volta la porzione di voti attesa per Russia Unita? L’esperto Stanislav Belkovsky sostiene che queste persone non si siano semplicemente recate alle urne. Belkovsky vede questa porzione di elettorato come una potenziale base elettorale per un partito “nazional-democratico”, che non è ancora stato registrato ed è in fase di creazione. Alexej Navalny e Vladimir Milov sono considerati i possibili futuri leader di questo movimento, secondo Belkovsky. Rimane da vedere se il progetto sia realizzabile e non degeneri in puro razzismo.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta