Batterci per un nuovo Paese

Agenti della polizia trattengono un oppositore durante una protesta contro i presunti brogli elettorali a San Pietroburgo il 5 dicembre 2011 (AP Photo/Dmitry Lovetsky)

Agenti della polizia trattengono un oppositore durante una protesta contro i presunti brogli elettorali a San Pietroburgo il 5 dicembre 2011 (AP Photo/Dmitry Lovetsky)

Le proteste di piazza dopo i risultati delle parlamentari del 4 dicembre 2011 dimostrano che i russi hanno qualcosa che intendono difendere davvero

L’altra notte sono tornata a casa con l’umore alle stelle. Ero fradicia di pioggia fino al midollo e sporca di fango fino alle ginocchia. La mia borsetta non aveva più i manici e avevo anche qualche contusione alle costole. Ma non mi sono mai sentita meglio.

Sono stata alla manifestazione che si è tenuta a Crhistiye Prudy la notte scorsa: vi ho  partecipato non in veste di giornalista ma di comune cittadina, decisa - a prescindere dai guai nei quali avrei potuto cacciarmi – a lasciare il mio tesserino di giornalista dov’era. Ero lì per farmi sentire, non per lavoro. È sembrato che il tempoce l’avesse con la democrazia russa, visto che per tutta la notte la pioggia è scesa a scrosci sulla massa di persone che si era riunita in strada, riducendo i prati ordinati e ben curati in pantani pieni di fanghiglia. Nonostante tutto, però, schiacciati gli uni contro gli altri e pronti a stringerci ancor più per fare spazio ai nuovi arrivati, pochi tra noi manifestanti sono parsi dare granché importanza al loro aspetto.

Da varie stime si calcola che il numero delle persone scese in strada a protestare si collochi tra le duemila e le diecimila. Dal mio punto di vista credo di aver visto almeno cinque-seimila paia di occhi raggianti. Quella dell’altra sera è la prima manifestazione a Mosca di questa portata alla quale io abbia assistito di persona. Ma più di ogni altra cosa a contare davvero è stata  l’atmosfera che si respirava: la gente è scesa in piazza  in massa non perché sperava di poter porre rimedio  ai brogli elettorali che hanno caratterizzato e macchiato le elezioni del Parlamento svoltesi domenica scorsa (ci ha già rinunciato in partenza), 4 dicembre 2011, ma per dimostrare piena di emozione tutta la propria  solidarietà, per guardarsi reciprocamente negli occhi, per confermare che indipendentemente da quello che dirà o farà il regime resterà unita all’opposizione.

L’aria era pregna e vibrava di questa sensazione di coesione. Le esortazioni dal palco al cambiamento, a svolgere elezioni presidenziali onestamente, a un futuro senza Putin e senza il partito Russia Unita riecheggiavano tra la folla che sembrava respirare all’unisono. “Naturalmente non c’è affatto bisogno di fermarci qui. Per quanto riguarda le esortazioni in vista delle prossime elezioni, ricordiamoci che a marzo 2012 voteremo ancora e potremo dimostrare a questi signori tutto quello che pensiamo di loro. Vorrei dire, e me ne assumo la responsabilità, che purtroppo negli anni Novanta abbiamo fallito, non abbiamo saputo usare  in maniera adeguata la libertà. Tutto ci arrivò dall’alto. Ma nel corso di questi pochi anni è andata formandosi in Russia una vera società civile, che  non scomparirà. La vedo qui, davanti a me. A Mosca non si era mai vista tanta unità, tanta determinazione”, ha detto alla folla festante lo scrittore Dmitri Bykov, il cervello dietro la serie satirica del Poeta Cittadino.

Non sappiamo ancora se sforzi come questo per unire le forze dell’opposizione porteranno mai a un risultato concreto. Alcuni affermano che non cambierà niente, mentre altri considerano il raduno dell’altra sera alla stregua dell’inizio di una rivoluzione. Io credo che la verità si collochi in qualche punto a metà strada tra queste due posizioni: non ci sveglieremo in un nuovo Paese dall’oggi al domani, ma nel giro di un anno potrebbe accadere. “Mi congratulo con tutti per i risultati di queste elezioni”, ha gridato Dmitri Kataev, ex deputato della Duma della città di Mosca e membro di Solidarnost, uno degli organizzatori della manifestazione. Che ha aggiunto: “Il risultato reale del voto dimostra che abbiamo qualcosa da difendere e non permetteremo che sia snaturato: è una vittoria”.

Pare che scopo principale della protesta fosse intimorire un po’ le autorità. A giudicare però dal numero dei soldati che oggi sono stati dispiegati a Mosca, l’attuale regime è davvero spaventato.

Anna Arutiunova è direttore esecutivo di "Russia Profile"

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