Wto, concorrenza e tributi: ecco cosa cambierà

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I pro e i contro dell’ingresso della Russia nell'Organizzazione Mondiale del Commercio

Proviamo ad analizzare i pro e i contro dell’ingresso nel Wto. Una volta entrati a farne parte, bisognerà dire addio a certe misure primitive di politica doganale - come i dazi proibitivi sull’importazione delle auto straniere - e alla regolazione amministrativa diretta degli investimenti stranieri e delle importazioni. L’impiego pluriennale di queste misure non ha impedito all’industria automobilistica nazionale di ritrovarsi in uno stato quasi comatoso, benché di volta in volta ci venisse promesso che l’istituzione di dazi di importazione sproporzionati sarebbe stata una misura temporanea.

Per creare un clima favorevole agli investimenti nel Paese occorre non ridurre artificialmente la concorrenza, la cui scarsità rappresenta un grave limite per l’economia russa, bensì difendere i diritti di proprietà, l’indipendenza e la professionalità del potere giuridico; bisogna evitare di surrogare l’amministrazione tributaria con un "racket tributario", ridurre drasticamente la pressione amministrativo-burocratica che grava sul business e sui cittadini.

È chiaro che in alcuni settori dell’economia russa la concorrenza con le merci di importazione sul mercato interno si farà più agguerrita: ma in compenso, quale vantaggio ne otterranno i consumatori. E non solo la popolazione, ma anche una parte dei produttori nazionali. È universalmente noto che i metodi di regolazione e difesa del mercato interno non si limitano affatto alle imposte doganali o all’istituzione di barriere amministrative. I Paesi che ritengono necessaria una maggiore protezione del proprio mercato solitamente trovano un compromesso con il Wto. Un classico esempio è la Cina, che, pur essendo membro dell’organizzazione, è riuscita a mantenere quello che di fatto è un sistema, non di mercato, di formazione del corso della sua valuta nazionale.

I requisiti che ci sono stati imposti nelle fasi conclusive della trattativa per l’entrata nel Wto non sono poi così severi. Per esempio, il livello massimo consentito del sostegno statale al comparto agroindustriale è più alto di quello attuale nel nostro Paese. Così come la tutela della proprietà intellettuale è necessaria per un’economia che si vuole basare sull’innovazione, la modernizzazione e la conquista dei mercati esteri con prodotti ad alto contenuto tecnologico. In ogni caso, l’obiettivo principale dell’ingresso in questa organizzazione non è certo il vantaggio materiale immediato per gli esportatori, bensì la possibilità di contribuire a elaborare le regole generali di funzionamento dell’economia mondiale e del commercio internazionale, di cui il Wto si occupa attivamente.

L’autore è presidente della banca “Rossiyskaja finansovaia korporacia”. È stato ministro dell’Economia

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