Il punto zero

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

Ottobre 2011

“Canta che ti passa”, mi diceva mia madre quando da piccola mi vedeva giù di morale. Così anche oggi, superati i 30 anni e stonata più di una campana, canto la mia vita da precaria italiana che cerca fortuna all'estero. Il mio nome è Eva, come la prima donna della Terra; Eva Canta, per la precisione, curioso omaggio alla bellissima eroina creata dalle sorelle Giussani, degna compagna del diabolico Diabolik. D’altronde devi portarti dietro un buon bagaglio di ingegno per sopravvivere fuori dai confine natali e lontana dalla gonna di mammà, una valigia di astuzia creativa, chiamiamola così, che superi i venti chili permessi all'imbarco. Vi accorgerete di quanto ce n'è bisogno d'ingegno in questa fuga da un Paese senza futuro, seguendo i post della mia “Mosca vista dal basso di un’italiana”. Come sono finita qui? Sognando l`America… quasi per caso mi ritrovo a Mosca, per la seconda volta nella mia vita, qualche contatto in rubrica e tanta voglia di cambiare aria. Un’esperienza incredibile nella Terza Roma, capitale di una terra che conquista e che osservo dal mio metro e cintantacinque di altezza. Saranno le cupole di San Basilio che sembrano delle enormi meringhe, la frenesia metropolitana, che, a confronto, quella milanese mi appare fin troppo provinciale, il trovarsi senz’arte nè parte pronta a cogliere ogni opportunità. Occhi e orecchie ben aperti, dunque, e a capofitto nella nuova vita: il visto conta i tuoi giorni, la lingua è una barriera che superi a gesti e anche a -10 gradi incontri e scontri si fanno inevitabili. Giusto giusto da raccontare in un blog.

Il punto zero di Mosca (Foto: Lori/Legionmedia)

7 ottobre 2011

Il primo post non può non partire che dal punto zero di Mosca. Parlo di quell’ampio cerchio segnato a terra con i punti cardinali davanti alla Porta della Resurrezione, la soglia che separa la piazza del Maneggio dalla Piazza Rossa. Il centro di questo cerchio è il punto iniziale di tutte le strade russe, detto per questo “chilometro zero”. Anche da lì ha inizio la mia avventura. Proprio da qui, dove, di tacco o di punta, si gira su se stessi esprimendo un desiderio e lanciandosi alle spalle una moneta, mentre gli amici scattano foto ricordo. E` in una monetina che avevo riposto anch’io il mio desiderio di un felice soggiorno all’ombra del Cremlino… Così, come tutti, l'ho tirata in alto, dietro le mie spalle, ma il rublo non ha fatto in tempo a toccare terra. La vecchina che si affannava a raccogliere tutti i desideri dei turisti, alle loro spalle, l'ha preso al volo. Neanche il tempo di un rimbalzo. Certo, sono più contenta di aver contribuito ad aver realizzato il suo, di desiderio, ma questo mi ha fatto riflettere sulla realtà delle babushke, delle nonnine, che non arrivano a fine mese con la loro pensione e, allora, vendono nei passaggi della metropolitana gattini o coniglietti o mazzolini di fiori, o allungano la distesa delle bancarelle dei mercati rionali esponendo calzettoni di lana fatti a mano, cetrioli e barattoli vari di conserve casalinghe. O ancora tendono la mano per strada benedicendoti. E io noto con tenerezza che i russi hanno un cuore generoso: per le babushke c'è sempre una moneta. E pensare che di copeiki, i centesimi di rublo, sono piastrellate le strade della città, indigesti tanto quanto i centesimi di euro. Ma di stranezze, affinità e curiosità ce ne sono a palate da raccontare... Questo è solo un assaggio. Quanto alla bellezza delle donne russe, bè, quella è una battaglia persa, ma qualche colpo, basso, posso provare a sferrarlo. Anche perché affacciarsi alla finestra di casa e trovarsi di fronte il cartellone pubblicitario con il bel volto mediterraneo di Monica Bellucci non può che essere preso come un invito alla riscossa: io, dark lady, in un blondie world.

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