Pasta italiana nei piatti russi

Foto: Itar-Tass

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Dal 2006 al 2010 il consumo di spaghetti e fusilli nella Federazione è aumentato del 35 per cento, passando da 23 a 31 tonnellate. E la De Cecco investe 40 milioni di euro

Con il sugo rosso, in brodo o alla bolognese. Non c'è dubbio, i russi sono sempre più pazzi per uno dei prodotti alimentari italiani per eccellenza: la pasta. E non importa se siano fettuccine o pasta all'uovo, tortellini o fusilli: il mercato della Federazione, e più in generale quello composto dai Paesi dell'ex Unione sovietica, è diventato per le aziende pastaie italiane un vero e proprio punto di riferimento per l'export nostrano, visto l'ottimo trend di crescita registrato sia nel biennio 2008-2010 che, per quanto riguarda la sola Federazione, nell'ultimo quinquennio.

Tra il 2006 e il 2010, secondo i numeri forniti dalla Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) e elaborati su dati Istat, le esportazioni italiane all'ombra del Cremlino hanno avuto un incremento in termini economici pari al 74.5 per cento, passando dai quasi 15 milioni di euro di fatturato del 2006 ai 26 del 2010 e registrando, in termini di tonnellate, l'aumento considerevole del consumo con l'incremento del 35.1 per cento nello stesso periodo (passando cioè da 23 a 31 tonnellate nel quinquennio preso in considerazione).

Il mercato russo, negli ultimi due anni, ha registrato la crescita dell'export in quattro aree specifiche del segmento pasta: quelle contenenti uova (più 24.1 per cento e più 23 per cento, variazioni percentuali positive in termini di tonnellate esportate e in euro); quelle non contenenti farine né semolini di grano tenero (più 35.5 per cento e più 28.7 per cento, variazioni percentuali positive in termini di tonnellate esportate e in euro); quelle non contenenti uova (più 56.6 per cento e più 68.6 per cento, variazioni percentuali positive in termini di tonnellate esportate e in euro); quelle farcite, anche cotte, contenenti, in peso, più del 20 per cento di salsicce, salami, carni e frattaglie (più 377.4 per cento e più 295.1 per cento, variazioni percentuali positive in termini di tonnellate esportate e in euro).

L'invasione della pasta italiana vede la penetrazione del prodotto tipico del Belpaese anche in mercati meno noti che, tuttavia, hanno fatto registrare ottime performance per le aziende di settore. A saltare agli occhi, infatti, sono i dati di Ucraina, Moldavia, Kazachstan, Lettonia e Armenia dove si registrano ottime percentuale di crescita nel biennio 2008-2010.

In tutti queste nazioni la presenza dei prodotti italiani è divenuta sempre più consolidata, tanto da portare la De Cecco ad acquisire la Pmc (Pervaja Macaronaja Companija) investendo una cifra che si aggira attorno ai 40 milioni di euro e aggiudicarsi così il controllo dell'azienda di proprietà di Andreij Kovalov, attualmente il secondo produttore di pasta in Russia (la De Cecco, inoltre, dovrebbe investire altri venti milioni di euro per il rinnovo degli impianti esistenti e dei tre siti produttivi di Mosca, San Pietroburgo e Smolensk).

La società abruzzese, comunque, non è la sola ad aver puntato gli occhi sul mercato russo ed ex sovietico in generale, poiché sia la Barilla (presente in Russia tramite la controllata francese Harry's) che la Garofalo sono presenti da anni nei principali punti vendita russi, portando insieme alle altre aziende del settore dolciario sulle tavole dei cittadini dell'Europa orientale e dell'Asia centrale i prodotti che hanno contribuito a rendere noto il brand del Made in Italy in tutto il mondo.

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