La lunga amicizia tra la Russia e Firenze

Un libro e una mostra fotografica fanno rivivere il legame del capoluogo toscano con la cultura slava per la quinta edizione della kermesse “Russi a Firenze”

La parola chiave è amicizia. Risuona nell'inaugurazione della mostra fotografica che apre la V edizione della manifestazione “Russi a Firenze, note di una lunga amicizia”, organizzata nel capoluogo toscano dal Centro di Cultura e Lingua Russa, e risuona nella presentazione del libro dedicato alla principessa Maria Demidova, “L'ultima di San Donato: Principessa Abamelek, Lazareva nata Demidova”, protagonista della manifestazione 2011.

“Russi a Firenze” si conferma un appuntamento fisso per tutti gli studiosi, gli storici o i semplici appassionati di lingua e cultura russa che non perdono occasione per approfondire il legame storico con la città di Firenze. “Ogni evento come questo è motivo di stimolo - afferma Elena, neolaureata in filologia slava che sogna di fare un'esperienza di lavoro in Russia - e mi spinge ad approfondire la mia conoscenza della cultura russa, cerco di non perdere nessuna occasione”.

Passeggiando tra le fotografie esposte nel cortile del Michelozzo di Palazzo Medici Riccardi, realizzate da Massimo Agus, fotografo e docente di Storia della Fotografia all'Università di Siena, si coglie lo spirito del legame della Russia con Firenze. Agus sottolinea il carattere evocativo delle fotografie che lasciano scoprire Firenze attraverso il filtro della memoria, mettendo in relazione i luoghi della città con un dettaglio, come la firma di Dostoevskij tra i soci fondatori del Centro romantico del Gabinetto Viesseux, testimonianza del profondo legame della cultura russa con la città toscana.

Lucia Tonini, slavista, esperta degli aspetti storico-artistici della cultura russa, ha scritto insieme al professor Michail Talalay, dell'Accademia delle Scienze di Mosca e curatore del libro dedicato alla principessa Demidova, i testi e le didascalie delle foto esposte. “Dai primi scambi di tipo ufficiale e diplomatico - afferma Tonini - i rapporti sono diventati sempre più stretti e privati”. Ritorna il tema dell'amicizia. Le immagini suggestive dei luoghi di Firenze accompagnano gli appassionati nell'affollata Sala Pistelli, messa a disposizione dalla Provincia di Firenze, per vivere il secondo momento della manifestazione.

Il Centro di Cultura e Lingua Russa ha deciso di dedicare la manifestazione di quest'anno a una donna, la principessa Maria Demidova, rappresentata come un'eroina nel libro curato dal professor Talalay che raccoglie le lettere che i russi in difficoltà rivolgevano alla principessa, nota per la sua sensibilità e la sua attenzione verso i bisognosi. E' il presidente della Provincia Andrea Barducci che apre i lavori ringraziando il Centro per la vivacità culturale che anima la città di Firenze, sulle orme di quei Russi che in passato hanno contribuito allo sviluppo economico e culturale della città.

“L'ultima di San Donato: Principessa Abamelek, Lazareva nata Demidova” è una raccolta delle lettere conservate presso il fondo Demidov nell'Archivio storico della Provincia di Firenze. I docenti Marcello Garzaniti, Renato Risaliti, Stefania Pavan, Simonetta Merendoni e Irina Dvizova raccontano la genesi del libro sottolineandone la raffinatezza, la completezza e il suo carattere discorsivo che ne consente una fruizione più ampia rispetto al solo ambito accademico.

Ed è lo stesso Talalay che sottolinea l'intento di romanzare la sua raccolta.  “Si dice che gli storici siano scrittori mancati”, scherza, affermando di voler raccontare il ruolo che la principessa Maria ha avuto per la comunità russa dispersa per l'Europa, dall'Italia alla Francia alla Finlandia. “Volevo fare un omaggio a una donna generosa, abbiamo scelto le lettere più significative scritte sia da persone semplici che da studiosi, come il fondatore della Diocesi occidentale che grazie alla principessa ha potuto proseguire il suo lavoro, volevo creare un mosaico”.

Le epistole sono state lette dagli attori della compagnia teatrale Direct Artist che hanno fatto rivivere, in russo e in italiano, le parole che hanno dato vita al racconto di un pezzo di storia della Firenze amata dai russi.

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