La classe media non sogna più

A casa dei Frolov nella città di Tomsk, famiglia russa monoreddito che guarda al futuro con un velo di disillusione

Foto: Oksana Jushko

Ai tempi dell’Unione Sovietica, i russi confidavano nello Stato. Oggi sono loro stessi a lottare in prima persona per un posto di lavoro, per una piccola casa e per l’iscrizione all’asilo.

Un modesto cortile interno nella città di Tomsk (Siberia, 3mila chilometri a Est di Mosca) e intorno le tipiche costruzioni in pannelli prefabbricati di cemento armato a cinque piani. I Frolov sono una tipica famiglia dell’emergente ceto medio. Vladimir ha 28 anni, sua moglie Nastia 22. Sono arrivati a Tomsk da paesi vicini. Lo stipendio iniziale di Vladimir ammontava a 250 euro (che non sono tanti neanche a Tomsk), con una clausola per il giovane ingegnere: un prestito senza interessi della durata di 25 anni per acquistare un monolocale in una nuova costruzione vicino al fiume. Ma, se verrà licenziato, dovrà restituire immediatamente il credito, comprensivo degli interessi di cui la sua azienda si è fatta carico. Così, il futuro della famiglia Frolov è quasi scritto.

Tuttavia, Vladimir trova giuste queste condizioni: “Dal punto di vista del datore di lavoro la cosa è logica. Altrimenti proverebbero in tanti a procurarsi prestiti convenienti tramite l’azienda” . Il vincolo non gli crea tensioni: “Può darsi che dipendiamo da loro. Ma in compenso adesso abbiamo una casa tutta nostra”. Vladimir è stato fortunato. Perché la maggioranza delle giovani famiglie russe non si può permettere un prestito né dalle banche, né dal datore di lavoro. E questo spiega perchè solo il 15 per cento degli immobili residenziali venga acquistato tramite mutuo in Russia.

Vladimir è l’unico in famiglia a percepire un reddito perché Nastia sta prendendo una seconda laurea (dopo quella in Psicologia) e si occupa del piccolo Sergei. Le spese per il cibo si aggirano intorno ai 150 euro al mese. “Il resto lo dobbiamo dividere tra figlio, abbigliamento, cultura e spese varie”, dice Vladimir. Così il futuro è ricco di incognite: “Se l’azienda non riceve commesse o i dirigenti combinano guai, è un disastro”. Per sentirsi sicuro, spiega, gli servirebbero almeno mille euro al mese. “Servirebbe una nuova politica industriale nel Paese. Come in Germania, dove cercano di usare prevalentemente prodotti tedeschi nel ciclo produttivo”, aggiunge Vladimir, che vorrebbe continuare a vivere a Tomsk, sperando in una casa fuori porta e altri due figli. Nelle sue attuali condizioni però non è possibile fantasticare o sognare, altrimenti troverebbe insopportabile la sua vita quotidiana. Deve tenere duro ancora per 22 anni finché non estingue il debito.

Clicca per ingrandire (Infografica; Gaia Russo)

Nastia non interrompe suo marito. È seduta silenziosamente accanto a lui. Poi tocca a lei raccontare la sua vita. I suoi obiettivi sono più realistici : vorrebbe mandare il figlio all’asilo nido, in modo da avere la possibilità di trovarsi un lavoro. Questo è un altro grande problema per le famiglie giovani: in tante zone sono decine di migliaia di bambini in coda per un posto all’asilo; in tutta la Russia sono un milione e mezzo, secondo stime elaborate dal Ministero della Sanità. Quando finalmente riuscirà a ottenere un posto all’asilo, Nastia vorrebbe lavorare nel settore sociale e guadagnare almeno 400 euro.

Vladimir e Nastia appartengono alla nuova generazione che è abituata ad affrontare i problemi in maniera autonoma senza affidarsi alla previdenza sociale. Una buona vita significa per Nastia un viaggio a Sebastopoli dove vivono alcuni suoi parenti. E poi in Egitto per vedere le piramidi. E in Thailandia, dove al mare fa caldo. E anche in Germania perché Vladimir gliene ha parlato molto bene. E questo sarebbe tutto. Insomma, per avere una vita soddisfacente questa famiglia vuole uscire finalmente dalle quattro mura domestiche. Siccome i genitori non hanno nessuno che potrebbe badare al figlio e non si possono permettere una baby sitter, non escono quasi mai.

“Si sono bruciate le polpette”, Nastia esce con un’espressione colpevole dalla cucina. “Non fa niente - la tranquillizza Vladimir - vuol dire che le mangeremo ben cotte”. Da quanto tempo non andate al ristorante? “Da nove mesi”, rispondono i giovani genitori.

Assunto come quadro, Vladimir fa continuamente la spola tra la zona degli uffici e il capannone della fabbrica. E dedica una parte del suo tempo lavorativo all’esecuzione degli ordini. A volte va a trovare i clienti e i fornitori, altre volte è lui stesso ad azionare la macchina. Una parte degli impianti è stata sostituita con prodotti tedeschi, come per esempio il capannone della fabbrica, in cui vengono realizzati apparecchi di precisione per oleodotti.

Non è possibile ammodernare tutta la struttura per mancanza di fondi. Il pericolo più grande per la sopravvivenza dell’azienda è la mancanza di commissioni a lungo termine. Così rimane a galla grazie a lavori a breve scadenza guadagnando soprattutto con purificatori e sistemi di controllo automatici per oleodotti. Secondo Vladimir, la fabbrica avrebbe già superato il momento critico se avesse potuto chiudere due o tre contratti a lungo termine con società petrolifere o con la metropolitana di Mosca. In quel caso si starebbe abbastanza bene. Non peggio degli europei occidentali e in particolare dei tedeschi, che lo colpiscono per la loro gentilezza e il loro ottimismo riguardo il futuro. “Quante cose che il lavoratore tedesco dà per scontate: il fondo pensione aziendale, l’assicurazione sanitaria, la casa, la macchina, la palestra, la piscina. Il nostro futuro invece è incerto”.

Cosa succede se ha un incidente sul lavoro? Vladimir all’improvviso s’illumina. “Non dobbiamo preoccuparci. Se succede qualcosa, un’assicurazione pagherà il mio mutuo”. Certo, anche questo costa qualche rublo, ma sulla porta si ferma ancora un attimo e dice: “A dire la verità, questa è una grande fortuna per me. Probabilmente sono milioni i russi che vorrebbero contare sullo stesso sistema di protezione”.

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