Il trionfo della politica virtuale

Fumetto: Niyaz Karim

Fumetto: Niyaz Karim

Quanto è ancora in salita la strada per Russia e Stati Uniti verso l’installazione di uno scudo antimissili sul territorio europeo e quanto, invece, le due posizioni rispondono a questioni interne

Gli Usa non hanno intenzione di rinunciare ai propri piani relativi all’installazione dello scudo antimissili sul territorio europeo, come ha fatto sapere il rappresentante del Consiglio di Sicurezza americano. Questa è stata la reazione di Washington alle dichiarazioni di Dmitri Medvedev. Il Presidente russo ha infatti minacciato l’America con l’uscita della Russia dal Trattato Start e da quello di non proliferazione delle armi balistiche nel caso in cui Washington continui a portare avanti la costruzione dello scudo europeo. Konstantin Eggert però ritiene che la retorica del Presidente russo sia rivolta più che altro al pubblico russo.

“È come la crisi di Cuba, solo senza i missili!”, ha scherzato via Twitter il giornalista inglese Tom Hurst a proposito dell’intervento di Medvedev. Ed è proprio così: il Presidente russo minaccia gli Stati Uniti di sistemare dei missili balistici, per ora inesistenti, come risposta allo scudo antimissili europeo, per ora ancora in fase di progetto, che dovrebbe servire a fermare missili iraniani, che per ora ancora non volano da nessuna parte. Almeno nel 1962, quando Nikita Khrushev decise di piazzare dei missili intercontinentali a Cuba, i missili vennero fisicamente portati fino alla cosidetta “isola libera”. Così che in effetti all’epoca ci si trovò a un passo dalla Terza Guerra Mondiale.

Oggi ci troviamo invece davanti al trionfo definitivo della politica virtuale. L’amministrazione Obama per molto tempo si è impegnata a esaudire diversi desideri del governo russo ed era anche pronta a dare garanzie scritte che lo scudo europeo non sarebbe stato rivolto contro la Russia. Ma il Cremlino ha preteso che venisse attuato un protocollo speciale su questa tematica e addirittura un protocollo che venisse ratificato dal Congresso. La Casa Bianca però ha detto “no”. Perché un documento simile non avrebbe alcuna speranza di superare una votazione al Campidoglio di Washington. Per Obama, presentare un documento simile significherebbe il suicidio politico.

Ricordiamo che il Trattato Start III è stato concluso con enormi fatiche. Congresso e senato già da tempo accusano Obama di avere troppa fiducia nel Cremlino. Il presidente americano sperava che i colleghi russi fossero più comprensivi riguardo alla questione. E ha avuto torto. Perché anche Putin e Medvedev hanno le proprie ragioni pre-elettorali.

E la retorica anti-occidentale è un cavallo di battaglia garantito, non ci si può sbagliare. E non è un caso che sia proprio Medvedev a fare questo tipo di dichiarazioni. Dopo il proprio, quasi inevitabile ormai, ritorno al Cremlino, Vladimir Putin si preoccuperà di smussare le dichiarazioni dell’ex Presidente. Le trattative sullo scudo  continueranno, surriscaldandosi di tanto in tanto in fiacchi battibecchi pubblici. Perché la verità è che sia a Mosca che a Washington sanno perfettamente che non ci sarà nessuna guerra nucleare tra i due Paesi. A questa “Crisi di Cuba Lite”, se mi è permesso, signori, sopravviveremo di certo.

L’articolo è pubblicato in versione ridotta

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