Elezioni alla Duma, rush finale

Un esponente di Russia Unita Khinshtein, il presentatore televisivo Solovev e un membro di Giusta Causa Bogdanov durante la trasmissione “Il duello” (Foto: Itar-Tass)

Un esponente di Russia Unita Khinshtein, il presentatore televisivo Solovev e un membro di Giusta Causa Bogdanov durante la trasmissione “Il duello” (Foto: Itar-Tass)

Corsa a sette verso le urne del 4 dicembre 2011, ma Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, è senza rivali. Le promesse dei candidati: da case gratis fino al raddoppio degli stipendi

Ultimi giorni prima del voto in Russia per il rinnovo della Duma (la Camera dei deputati). Ma non sono attesi grandi colpi di scena. Uno situazione che potrebbe riproporsi anche in occasione delle elezioni presidenziali. Intanto sta così per chiudersi una campagna elettorale che, rispetto a quelle del recente passato, non ha trovato grande eco in Europa, complice la crisi economica, che ha modificato l’ordine delle priorità nel Vecchio Continente.

Se chiediamo a un europeo quali saranno le prossime elezioni in Russia, forse sentiremo parlare delle “elezioni di Putin” (intendendo le presidenziali del 2012). Difficilmente farà un cenno alla votazione per la Duma, che in russo significa “il luogo in cui pensano”.

Per i russi, invece, le prossime elezioni sono le più interessanti perché presentano una serie di incognite. La prima è quanti partiti entreranno in Parlamento. Quasi sicuramente ci saranno Russia Unita, il Partito comunista (Kprf) e il Partito liberal democratico (Ldpr) per il centro, la sinistra e la destra. Quest’ultima rappresenta un forte movimento nazionalista con lo slogan “Russia per i russi”.

Non è certa la sorte del partito Russia Giusta, attualmente in Parlamento. Dopo il licenziamento del suo leader Sergei Mironov da presidente del Consiglio della Federazione (Senato russo), ha perso risorse amministrative e appeal. La stella nascente dell’olimpo dei partiti russo, Pravoe Delo (Giusta Causa), si è spenta prima di avvicinarsi al giorno del voto. Il miliardario Mikhail Prokhorov, al momento il terzo uomo più ricco della Russia (ma era il primo due anni fa, secondo rilevazioni di Forbes) ha abbandonato il progetto di impegnarsi in politica. Altri due partiti, Yabloko (“mela” in russo) e i Patrioti della Russia (sono entrambi liberali di destra) non hanno una linea chiara per gli elettori e hanno poche chance di entrare in Parlamento.

Circa un migliaio di persone ha partecipato alla manifestazione del partito comunista in piazza Pushkin a Mosca (Foto: Itar-Tass)

L’altra incognita è se il partito che si riconosce nel tandem Putin-Medvedev (appunto, Russia Unita) avrà la maggioranza in Parlamento. Nell’ultimo anno, i sondaggi lo hanno visto scendere al di sotto del 50 per cento e l’ultima rilevazione effettuata dal Centro Levada lo colloca addirittura al 45 per cento.

Il partito di potere perde consenso tra pensionati e militari, ma si conferma vincente tra le donne. Per la Fondazione “Opinione Pubblica” (Fop) la percentuale di simpatizzanti per Russia Unita tra uomini e donne è 36 a 64 per cento.

Per il presidente di Fop, Aleksandr Oslon, questi dati sono dovuti al fatto che per le donne c’è una forte “motivazione di supporto del potere”, mentre altri osservatori ritengono che uomini e donne vivono due ruoli diversi: per le seconde è importante “conservare stabilità”, gli uomini sono più propensi al “rischio e al cambiamento”.

Fop segnala che è in crescita anche il supporto tra i giovani. Il sociologo Sergei Belanovski spiega: “I giovani, soprattutto le ragazze, conoscono solo Vladimir Putin e Russia Unita”. O, probabilmente, apprezzano l’uso attivo dei social network da parte del Presidente russo Dmitri Medvedev.

duma russa

Clicca per ingrandire (Infografica: Gaia Russo)

Ma l’obiettivo del partito guidato da Medvedev (Putin risulta un po’ super partes, allargando il bacino al Fronte popolare) è di ottenere il 60 per cento dei voti, o comunque di conquistare la maggioranza assoluta. Un desiderio ragionevole per gli standard russi, ma che suonerebbe singolare per l’Europa: da diverso tempo, infatti, nel Vecchio Continente le maggioranze si costruiscono tramite alleanze tra più formazioni politiche.

Tutti i partiti in competizione per la Duma presentano programmi molto ampi, al limite dell’immaginazione. Ci sono problemi con le case? Li risolvono i partiti. Yabloko propone di regalare a tutti dai 3mila ai 6mila metri quadri di terreno, per costruire casa. E si spinge anche oltre, proponendo di impiegare i “profitti derivanti da petrolio e gas” per costruire le infrastrutture come strade e fornire gratuitamente acqua, elettricità e gas. Il Ldpr vuole dare persino un ettaro di terreno, infrastrutture gratis e un credito di un milione di rubli (poco più di 24mila euro) a famiglia.

A queste condizioni persino gli europei avrebbero bussato alle loro porte: ma non possano votare, quindi niente privilegi. Dopo queste promesse, l’obiettivo di Russia Unita di raddoppiare le costruzioni delle case e far scendere l’ipoteca al 6,5 per cento (adesso supera il 10) sembrano persino modeste. Tutti garantiscono l’aumento degli stipendi, anche del 50 per cento in tre anni (Russia Unita), o di inserire negli stipendi il 60 per cento del Pil. Sommando il costo delle promesse dei sette partiti russi, non si arriva al debito italiano ma facilmente si supera quello della Grecia. Alcuni elettori russi credono alle promesse: il 4 per cento le ritiene realizzabili in toto, il 69 in parte. Quanto basterebbe per migliorare la propria vita.

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