Voto alla siberiana

Foto: Kommersant

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La lotta preelettorale da queste parti è spietata come il gelo: il partito di governo Russia Unita, secondo i sondaggi, continua a essere in testa, ma l’opposizione non si dà per vinta e minaccia di rivolgersi al tribunale europeo di Strasburgo

A Barnaul, capitale della regione dell’Altaj, i candidati di Russia Unita hanno diffuso manifesti con slogan che sarebbero stati più adatti ai candidati dell’opposizione. In uno di essi, ad esempio, una signora seria e rispettabile poneva ai passanti la seguente domanda: “Chi è che non ha ancora capito che i nostri villaggi sono allo stremo?”.

I motivi per cui si trovano allo stremo, dagli stipendi miseri, alla disoccupazione, all’inquinamento, non venivano resi noti dal manifesto. Ma questo tipo di propaganda pre-elettorale ha scatenato una tempesta di emozioni tra i cittadini, che sono intervenuti da più parti facendo notare che questo genere di domande dovrebbe essere rivolto proprio a Russia Unita, che ha governato a pieni poteri per gli ultimi dieci anni.  Dopo che queste affermazioni si sono moltiplicate su Internet, i manifesti elettorali sono cambiati. Adesso Russia Unita ha scelto un altro slogan con cui affrontare, compatta, il voto: “Più aiuti dallo Stato!”. Un cittadino di Barnaul, Vladimir Nebalzin, l’ha interpretato come un tentativo di comprare gli elettori e ha sporto denuncia alla Commisione elettorale della sua regione.

“Questo slogan viola le leggi elettorali emesse dal parlamento dove si dice chiaramente che è vietato promettere agli elettori vantaggi finanziari o materiali, e in questo caso è proprio quello che viene fatto, - dice Vladimir. – Ho scritto alla Commissione elettorale e mi hanno risposto che non c’è nessuna infrazione. Ho inviato un appello alla Procura regionale e, entro i termini temporali previsti dalla legge, non ho ricevuto nessuna risposta. Adesso ho presentato un reclamo alla Procura Generale e sto preparando l’istanza per il tribunale”.

Vladimir ha dovuto presentare queste denunce come elettore. E’ l’unico modo che ha di partecipare alla vita politica del Paese, anche se è cosegretario della sezione dell’Altaj del Partito Libertà popolare: il suo partito infatti non è riuscito a ottenere la registrazione ufficiale che gli avrebbe permesso di partecipare alle elezioni.

Sono molti i siberiani che, come Vladimir, non hanno pietà per il partito di governo. “Voterò per i comunisti,- dice un’abitante di Barnaul, Elena. –Mi sembra che sia il partito meno invischiato col potere. Certo che tutti vogliono intascare qualcosa, però, a proposito dei comunisti delle nostre parti non ho sentito dire tutte le schifezze che si raccontano sugli altri”.

Elena è una giovane donna, che ha un buon lavoro in un’azienda moderna. Secondo tutti i parametri corrisponde al tipo di elettore per il quale, un po’ di tempo fa, venne riesumato il partito liberale di destra “Pravoe delo”. Tuttavia pur avendo conquistato l’attenzione degli elettori per alcune settimane, dopo l’esclusione del miliardario Prokhorov dalle sue file, “Pravoe delo” è ritornaro nel limbo politico e non riesce a guadagnarsi le simpatie neanche degli ultraliberali.

“Non si riesce a capirli, chi sono che cosa vogliono, da che parte stanno. Cosa importa a noi siberiani se la Russia entrerà a far parte dell’Unione Europea?- continua Elena. –Io, già da alcuni anni, voto per i comunisti”.

“Io voterei per il partito della Mela (“Jabloko”), mi piacciono per la loro cultura e la ragionevolezza del loro pensiero. Ma non hanno raggiunto il quorum,- dice Sergei, poeta nell’anima e nella vita operaio, con uno stipendio di 6800 rubli al mese. –Quindi mi toccherà scegliere tra i comunisti e i liberal-democratici di Zhirinovskij, il quale, del resto per la prima volta da un po’ di anni ha presentato un programma sensato”.

Molti siberiani sono decisi a non dare il proprio voto a nessuno dei partiti che, secondo quanto emerge da tutti i sondaggi, ha già garantiti i propri seggi in parlamento: “Edinaja Rossija” (Russia Unita), “KPRF”  (Partito Comunista della Federazione Russa), LDPR (Partito Liberal-democratico russo) e “Spravedlivaja Rossija” (“Russia Equa”). La dicitura “Per nessuno” non esiste più sui certificati elettorali ormai da tempo. Così il pensionato Valentin Khanovich ha deciso che l’unica cosa giusta da fare sia quella di non esercitare affatto il proprio diritto di voto e ha chiesto alla Commissione elettorale di essere cancellato dall’elenco degli elettori. La commissione elettorale però non ha accettato la sua richiesta e il tribunale di prima istanza ha appoggiato la decisione dell`ente.

“Adesso sto preparando un’istanza per il tribunale regionale,- dice Valentin Khanovich. – Se non va neanche lì, mi rivolgerò a quello di Strasburgo”.

Se la crescita del malcontento è cosa normale, la crescita del desiderio di esprimere questo malcoltento avviene per la prima volta, fa notare Sergei Andreev, rappresentante regionale dell’Associazione per la difesa dei diritti degli elettori “Golos”.

Nonostante questo, le varie commissioni elettorali non badano a spese, né a energie, per fare in modo che, almeno esteriormente, le elezioni si svolgano senza problemi. Sono addirittura stati stampati certificati elettorali per i non vedenti in alfabeto Braille. Nella provincia di Irkutsk veranno utilizzati elicotteri, fuoristrada e motoscafi per permettere di votare anche ai cittadini che abitano in zone di difficile accesso. I certificati elettorali in Hakassia verranno stampati in due lingue: russo e hakasso, anche se quest’ultima è parlata, e ancor meno letta, da pochissime persone.

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