Gas, la Russia più vicina all’Europa

Foto: Ria Novosti

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È stato inaugurato Nord Stream, il gasdotto lungo più di mille chilometri che taglia le distanze tra Mosca e Berlino. Porterà gas direttamente in Germania passando sotto il Mar Baltico, evitando così la Polonia

È lungo più di mille chilometri e trasporterà la bellezza di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. È stato inaugurato un paio di settimane fa Nord Stream, il gasdotto che da Vyborg (una città della Russia europea, vicino a San Pietroburgo) si snoda per 1.224 chilometri, arrivando fino alla cittadina tedesca di Greifswald, attraversando in questo modo le acque territoriali di Russia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania.

Gran festa nel comune tedesco di Lubmin alla presenza del Presidente russo Dmitri Medvedev, della Cancelliera tedesca Angela Merkel, del Commissario europeo Gunther Oettinger. A fare da padrone di casa, Mathias Warning, amministratore delegato del consorzio, che una volta lavorava per la Stasi. Ma questa è un’altra storia.

Il progetto Nord Stream non solo avvicina Mosca e Berlino, ma la Russia e tutta l’Europa occidentale. Porterà gas direttamente in Germania, passando sotto il Mar Baltico, tagliando fuori così non solo Ucraina e Bielorussia, ma anche la Polonia, che all’inizio si era opposta alla costruzione del nuovo gasdotto.

Ma le ragioni economiche e strategiche sono state più forti dei timori di Varsavia, che pur avendo evocato il patto Hitler-Stalin, non è riuscita a fermare il piano iniziato da Vladimir Putin e Gerhard Schroder. È la legge del mercato, quella che cavalcano Gazprom e i colossi energetici tedeschi, che non si cura dei fantasmi del passato.

In Europa c’è sempre più sete di gas e la Russia è pronta a soddisfarla. I disordini nei Paesi fornitori in Nord Africa, il calo della produzione nel Mare del Nord e l’incognita sul futuro del nucleare, non solo in Germania, fanno e faranno di Mosca la principale fonte di oro blu nei prossimi decenni. Non si tratta di una minaccia, quanto di un completamento a vicenda. La dipendenza è infatti simmetrica: se l’Europa ha bisogno del gas, la Russia, per finanziare i costi della propria modernizzazione, è in grado di venderlo ora solo a Ovest. Non può insomma tenerlo a invecchiare come il vino nelle stanze del Cremlino, per rivenderlo, a Est, alla Cina tra qualche decennio.

E così a Mosca hanno già in mente un altro gasdotto, il South Stream, che da Sud bypasserà questa volta l’Ucraina. Un progetto in cooperazione non solo con la Germania, ma anche con l’Italia e la Francia. Idea che naturalmente piace poco a Kiev, ma che fra un paio d’anni potrebbe essere realtà.

L’Ucraina per evitare la sorte polacca potrebbe ristrutturare e potenziare il sistema di trasporto già esistente, ma i costi sono alti e mancano i soldi. L’Unione Europea tentenna, mentre la solita Gazprom si è già offerta per dare una mano, come ha fatto in Bielorussia. Sino ad ora però sul lato meridionale non si è deciso ancora nulla. A settentrione Nord Stream intanto parte, e il poker del gas continua.

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