Nella capitale dell`impiego

L`agenzia Rosstat ha confermato i progressi della Russia nella lotta alla disoccupazione (oggi al 6,1%), un risultato dovuto soprattutto alla mobilità lavorativa

Fonte: Andrey Tkalenko

Qualche giorno fa, mentre passeggiavo per le strade della capitale, mi hanno colpito due ragazze vestite in stile provincial-chic. Dal loro aspetto e comportamento sembravano essere arrivate per ammirare le bellezze della città. Ma le cose stavano diversamente. Una di loro ha preso il cellulare dalla tasca e ha risposto a una telefonata dicendo: “Ho già mandato un treno merci da Mosca a Perm, quello per Ekaterinburg lo mando più tardi” . A quanto pare aveva trovato un lavoro a Mosca, nella capitale e, nonostante la giovane età, si trattava anche di un ruolo di responsabilità connesso all’organizzazione dei flussi commerciali.

Il caso di questa ragazza è emblematico dello stato di salute del mercato del lavoro in Russia. Nel giugno 2009 il numero di disoccupati costituiva l’8,3% della popolazione attiva, nel giugno 2011 si era già abbassato al 6,1%. Nei Paesi dell’euro, invece, nel 2009 la disoccupazione era al 9,4%, mentre nel giugno 2011 ha raggiunto quota 9,9%.

La ragazza che ho incontrato per strada è un esempio del fatto che il notevole aumento dell’occupazione tra i cittadini russi nel periodo post-crisi dipende dall’aumento della mobilità lavorativa. Forse nella città della ragazza i posti di lavoro non sono aumentati come a Mosca.

I dati statistici dimostrano che nel 2008 la Rosstat aveva registrato un numero di spostamenti fuori dalla regione originaria pari a 1,6 milioni. Nel 2009, in seguito al generale abbassamento della domanda di forza lavoro e al massiccio calo degli impieghi, il volume della migrazione lavorativa interna si è ridotto fino a una media annua di 1,4 milioni di persone, mentre nel 2010 è nuovamente aumentato. Inoltre se a gennaio-febbraio del 2010 i dati parlavano di 1,5 milioni di persone (il 2,4% della popolazione occupata), verso marzo il flusso migratorio ha iniziato gradualmente a crescere fino ad arrivare nel dicembre 2010 a 2,3 milioni di persone, ovvero il 3,3% della popolazione russa occupata. In media, nel 2010 il numero di coloro che lavoravano al di fuori del proprio soggetto federale di residenza era di 1,8 milioni, vale a dire il 2,6% della popolazione occupata totale.

Le aree che oggi attirano più cittadini russi dalle altre regioni sono - oltre il territorio della capitale - la provincia di Tiumen, San Pietroburgo e la regione di Krasnodar. Metà dei lavoratori che si trasferiscono a Mosca da altre aree della Federazione viene impiegata nei settori dell’edilizia, del commercio e dei trasporti.

Delle persone che si trasferiscono per lavoro nella provincia di Tiumen, il 46,4% è impiegato in attività estrattive e circa il 27% in attività edilizie. Nella provincia, invece, un terzo dei lavoratori proveniente da fuori è occupato nel settore edilizio, un altro 17% in quello commerciale.

La capitale ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella lotta alla disoccupazione, attirando personale dalle altre regioni. Il poeta e scrittore moscovita Ivan Belousov ricorda così l’arrivo di giovani lavoratori da altre province: “Gli apprendisti venivano portati a Mosca dai distretti circostanti e dai governatorati adiacenti. Ogni località aveva i suoi mestieri e le sue attività preferite. Così, da Tver arrivavano apprendisti per le botteghe dei calzolai; i giovani di Jaroslavl andavano anch’essi in parte nei calzaturifici, ma soprattutto diventavano ristoratori o commercianti; quelli di Rjazan diventavano sarti e cappellai; quelli di Vladimir carpentieri e falegnami”.

Da quale regione arrivavano le ragazze che ho incontrato io? Non ho osato chiederlo, ma di certo non sarà difficile trovare casi simili per chi si trovasse a passeggiare per la capitale.

L’autore è un commentatore economico della rivista Kommersant Vlast

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