Duma, certezze e incognite

Il Presidente Dmitri Medvedev, il leader del Partito Comunista russo (Kprf) Gennady Zyuganov, il portavoce della Duma Boris Gryzlov, il suo vice, il leader del partito Liberaldemocratico (Ldpr) Vladimir Zhirinovsky e il portavoce del Senato russo, il

Il Presidente Dmitri Medvedev, il leader del Partito Comunista russo (Kprf) Gennady Zyuganov, il portavoce della Duma Boris Gryzlov, il suo vice, il leader del partito Liberaldemocratico (Ldpr) Vladimir Zhirinovsky e il portavoce del Senato russo, il

Da quando Vladimir Putin ha annunciato di volersi candidare per le presidenziali è crollato l`interesse di elettorato ed esperti per le parlamentari del 4 dicembre 2011

C’è ancora qualcuno che crede che le elezioni della Duma del 4 dicembre 2011 siano importanti? Se qualcuno è rimasto, deve appartenere a una piccola minoranza che si va restringendo, e non bisogna meravigliarsi. L’annuncio che Vladimir Putin si appresta a tornare alla presidenza nella primavera 2012 ha catturato la totale attenzione degli esperti e degli elettori. Svelando quella che è stata a lungo considerata come la grande macchinazione dell’imminente tornata elettorale, l’annuncio ha messo fine alla discussione sulla futura configurazione del potere al Cremlino. Con Vladimir Putin e Dmitri Medvedev già designato come prossimo co-direttore del potente ramo esecutivo, chi potrebbe preoccuparsi della composizione di un organo legislativo minore la cui unica funzione, secondo una credenza diffusa, sarebbe quella di timbrare gli ordini esecutivi, un organo che è stato definito come un “luogo non deputato alla discussione politica”?

Eppure, la Duma  è importante e così pure la sua elezione. La camera bassa del parlamento tradizionalmente gioca un ruolo significativo nella stesura del bilancio dello Stato. Inoltre, offre alle regioni un utile palco da cui far valere le proprie ragioni davanti al governo federale. Questo attira verso la Duma numerosi lobbisti che rappresentano gli interessi particolari della Russia. Ogni regione o grande città, insieme alle principali società, considera un dovere avere un rappresentante alla Duma. Inoltre, la carica di deputato porta con sé un certo prestigio, così come l’immunità dai processi. Come risultato, molti ricchi uomini d’affari cercano di diventare membri della Duma per elevare il proprio profilo pubblico e per proteggersi dai procedimenti penali. I parlamentari in realtà lottano per l’opportunità di essere eletti nella prossima Duma, anche se la fedeltà al partito spesso resta vittima di queste lotte. Così, avendo saputo di essere stato escluso dalla lista elettorale del partito Russia Unita per le prossime elezioni, Sergei Shishkarev ha offerto la sue capacità politiche al partito comunista. Dopo un attento esame, i comunisti hanno rifiutato.

Gli esperti prevedono che la composizione della prossima Duma seguirà la formula del “3 +2”. Questo significa che solo tre partiti supereranno la soglia del 7% necessaria per entrare alla Duma e diventeranno a pieno titolo partiti del Parlamento. Inoltre, altri due partiti raccoglieranno tra il 5 e il 7% dei voti e, secondo una recente modifica alla legge elettorale, potranno occupare uno o due seggi alla Duma.

La Santa Trinità dei partiti la cui presenza alla Duma è quasi certa è composta da Russia Unita, dal partito comunista (Kprf) e dal partito liberal democratico (Ldpr). Avendo compreso che il loro posto alla Duma è assicurato, ed essendo consapevoli che non gli sarà permesso di creare delle correnti la cui dimensione potrebbe minacciare il dominio di Russia Unita, Kprf e Ldpr hanno scelto di condurre le campagne elettorali in tono minore. I programmi elettorali di entrambe le parti rappresentano un tradizionale mix di richieste a favore di una ingente spesa sociale unite a una lieve critica a Russia Unita, ma non a Vladimir Putin. Né il programma include alcuna proposta audace o addirittura originale, a meno che non si consideri la promessa del partito comunista di creare una “nuova unione di nazioni amiche” o il desiderio del partito liberal democratico di mettere al bando i film porno su Internet. In attesa delle elezioni, il Kprf conta sulla fedeltà perenne del suo elettorato di base e su una solida rete di organizzazioni di partito regionali, mentre l’Ldpr, come di consueto, beneficerà delle apparizioni televisive del suo leader, Vladimir Zhirinovsky, che, come tutti gli analisti concordano, è in “ottima forma”.

Il partito Giusta Causa, dopo aver espulso il suo leader e principale sponsor Mikhail Prokhorov in una sommossa interna, ha perso ogni possibilità di entrare alla Duma. Eppure, potrebbe ancora avere una chance: la nuova leadership può sperare che la rimozione di Prokhorov dalla politica attiva sarà ricompensata dai responsabili nell’amministrazione presidenziale. Il prezzo sarebbe il 3% dei voti, rendendo Giusta Causa idoneo al finanziamento statale per i prossimi cinque anni. Non è chiaro a questo punto, però, quanto Andrei Dunayev e il partito siano interessati a competere realmente nella campagna elettorale; sembrano infatti più preoccupati a trovare le vie legali per trattenere gli 800 milioni di rubli (25-28 milioni di dollari) con cui Prokhorov ha contribuito alle casse del partito.

L’elezione sarà particolarmente difficile per il partito Russia Giusta. In seguito all’allontanamento del suo leader Sergei Mironov dal timone del Consiglio della Federazione, Russia Giusta ha perso le risorse amministrative su cui poteva contare in passato. Le defezioni di importanti membri del partito e degli sponsor finanziari lo hanno ulteriormente indebolito. A un certo punto, sembrava che Russia Giusta stesse entrando nell’opposizione al Cremlino. Questo, però, non è successo: le dure critiche del partito a Russia Unita si sono attenuate e i progetti di includere una serie di figure di spicco dell’opposizione nella lista elettorale di Russia Giusta sono stati scartati. A quanto pare, “l’affare Prokhorov” ha dato a tutti, anche a Mironov, una lezione preziosa: scontrarsi con l’amministrazione presidenziale può solo peggiorare le cose. È altamente improbabile che Russia Giusta sarà in grado di conservare il suo status di partito in buona fede della Duma. Tuttavia, vincere uno o due seggi alla Duma, uno per Mironov e l’altro per il suo più importante tenente Nikolai Levichev, è alla sua portata.

Il vincitore inaspettato delle prossime elezioni potrebbe rivelarsi il moribondo partito Yabloko. Come si sussurra a Mosca, l’amministrazione presidenziale non ha abbandonato completamente l’idea di avere un partito liberale nella prossima Duma. Così, una volta chiuso il progetto Prokhorov, il Cremlino ha rivolto lo sguardo su Yabloko e ha deciso di designare il suo leader, il rispettato economista Grigoriy Javlinskij, alla Duma liberale. Yabloko può quindi unirsi a Russia Giusta e diventare il secondo “mini-partito” della Duma, in base alla formula del “3 +2”.

L’incognita più grande che resta è se Russia Unita sarà capace di ottenere la maggioranza costituzionale. In passato, nel raggiungere questo obiettivo è stata aiutata da due fattori principali: la popolarità personale di Putin e la formidabile macchina da campagna elettorale di Russia Unita. Quest’anno, si sono aggiunti altri due “assi”: il Fronte Popolare russo e Medvedev capolista di Russia Unita. Come andrà a finire in entrambi i casi non è del tutto chiaro: il brusio che circonda la creazione del Fronte Popolare ha finora fatto fallire l’obiettivo di incrementare la popolarità in calo di Russia Unita, e almeno per ora, il nome di Medvedev in sostituzione di quello di Putin sulla scheda elettorale sta solo generando confusione.

I recenti sviluppi rappresentano una sfida per lo stesso Medvedev. Da una parte, come Presidente, ha promesso di garantire elezioni trasparenti e corrette. Dall’altra, il suo stesso futuro in politica dipende dai risultati che Russia Unita raggiungerà a dicembre 2011. Come questo evidente conflitto di interessi tra il Medvedev Presidente, considerato un’anatra zoppa, e il Medvedev aspirante leader di partito potrà conciliarsi resta ancora da vedere.


 
Eugene Ivanov è un commentatore politico con base in Massachusetts ed è autore del blog Il Rapporto Ivanov

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