Il tramonto di Kudrin

Aleksei Kudrin (Fonte: Fotoxpress)

Aleksei Kudrin (Fonte: Fotoxpress)

Un ritratto dell`ex ministro delle Finanze, considerato “l`ultimo riformatore”. Ecco come si è spezzato il sodalizio che ha davvero comandato la Russia

Aleksej Kudrin aveva già previsto di dimettersi? Forse, ma a giugno 2011 aveva assunto l`incarico di decano della facoltà delle Arti libere e delle scienze. E molti allora si domandavano: perché il ministro delle Finanze ha preso un ulteriore fardello come capo della facoltà di Economia? Lui spiegava: “il Paese vive una grave penuria di persone capaci di produrre nuove idee e di pensare a livello concettuale”. Ma Kudrin fa innegabilmente parte di questi ultimi. 

A vent’anni dal crollo dell’Urss il governo perde il suo ultimo riformatore, un rappresentante del mondo liberale che, in modo spesso doloroso e contraddittorio, andando contro agli umori della popolazione e di gran parte dell’élite, ha cercato di ricostruire l’economia post-sovietica in maniera del tutto nuova.

Secondo Anders Aslund, ricercatore presso l’Istituto di Washington per l’Economia internazionale, “Kudrin ha attraversato la vita reggendosi su due gambe: Čubajs e Putin”. Fino all’inizio dell’era Putin Kudrin ha seguito Čubajs ovunque: al Comune di San Pietroburgo, dove era responsabile delle Finanze; presso l’amministrazione presidenziale, al Ministero delle Finanze. “Non c’era praticamente nessuno che avesse un’esperienza concreta. Per dirigere un nuovo Paese è meglio non avere esperienza del vecchio”, dichiara l’ex compagno di classe e caro amico, Dmitri Travin. In un contesto simile il giovane economista sembrava la persona giusta.

È al Comune di San Pietroburgo che Kudrin ha conosciuto Putin. Quando, nel 1996, Kudrin e Putin si sono trasferiti da San Pietroburgo a Mosca, la coppia non aveva né leader né subordinato. Si trattava piuttosto di due compagni di sventura spalleggiati da Čubajs. Ci sono persino voci secondo cui, nei primi tempi successivi all’arrivo a Mosca, Putin avrebbe abitato nella cucina di Kudrin. Putin seguiva le sue orme, considerato che nel marzo del 1997, per esempio, è stato nominato capo della Direzione generale del controllo dell’amministrazione presidenziale in sostituzione di Kudrin, promosso al Ministero delle Finanze.

Quando Evgenij Primakov è diventato primo ministro, Kudrin ha lasciato il suo posto di primo viceministro delle Finanze per diventare il vice di Anatolij Čubajs nella holding russa del settore energetico Rao Ess. In quel periodo Vladimir Putin superava il suo compagno nell’ascesa al potere, occupando, nell’agosto del 1999, la poltrona di primo ministro. Putin ha voluto Kudrin nel suo governo e nel corso degli ultimi undici anni Kudrin è gli stato sincerante devoto.

Il Signor Niet

Al governo Kudrin è stato soprannominato “il Signor Niet”, in riferimento al ministro sovietico degli Affari Esteri Andrej Gromyko, per aver, come ha affermato lui stesso, rifiutato più volte di dare denaro ai lobbisti che bussavano alle porte del Tesoriere di Stato. Tale soprannome Kudrin se l’è guadagnato quando lavorava al municipio di San Pietroburgo, e non c’è da stupirsi: quando, negli anni Novanta, l’intera economia russa stava precipitando non si trattava di progettare ma solo di sopravvivere.

Ma “il Signor Niet” era così rigido solo con soggetti terzi. Non risultano casi un cui Kudrin abbia rifiutato di sostenere il suo superiore, ragion per cui godeva di una fiducia pressoché assoluta. Ad esempio, nel 2000 il Ministero delle Finanze tardava a effettuare un versamento di 342 milioni di rubli a favore della “ricostruzione della Cecenia”, somma che in effetti rischiava di finire nelle mani sbagliate. Ma in seguito alle lamentele di un responsabile del governo ceceno presso Putin il denaro è stato inviato all’istante.

Tuttavia sarebbe sbagliato pensare a Kudrin come a un semplice portafogli nelle mani di un leader carismatico, che si sia trattato di Čubajs o di Putin. La ragione per cui è stato più volte insignito del titolo di “miglior ministro delle Finanze” (nel 2004 come migliore al mondo, nel 2006 tra i Paesi in via di sviluppo e nel 2010 ancora una volta a livello mondiale), ossia la creazione del Fondo di stabilizzazione, è senza dubbio un merito tutto personale e, come lui stesso afferma, il più grande successo della sua vita.

Per lungo tempo Kudrin è stato convinto del fatto che la politica fosse secondaria rispetto all’economia, ragion per cui secondo lui né l’ideologia, né l’essenza del regime politico del Paese hanno importanza finché c’è la possibilità di gestire efficacemente le finanze. Ha capito troppo tardi che l’urna elettorale era più importante del frigorifero, o almeno che a lungo termine la prima determinava il contenuto del secondo.

Un primo cambio di rotta si è percepito dal suo discorso in occasione del forum di Krasnojarsk nel febbraio del 2011, in occasione del quale ha dichiarato che era impossibile condurre un’economia decente in assenza di una vera concorrenza politica. Nello spiegare le sue affermazioni al New York Times ha dichiarato di essersi riferito ad “alcune tappe del proprio percorso personale”.

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Fedele a se stesso

È innegabile che Kudrin non abbia mai dato troppa importanza alla retorica ideologica, ma i suoi principi generali, sempre in materia economica, sono rimasti gli stessi per vent’anni. Oltre alla sua professionalità e al suo assiduo impegno, riconosciuti anche dai suoi più accaniti detrattori, ha dimostrato costantemente trasparenza nel divulgare le azioni del governo, cosa insolita per la politica russa.

“Date meno retta a Kudrin, vi porterà sulla cattiva strada”, è stata la battuta di Vladimir Putin mentre parlava ad alcuni membri dell’Accademia delle Scienze nel luglio 2011. La battuta del primo ministro era chiaramente bonaria, ma è evidente che Kudrin, durante tutta la sua carriera e sotto ogni governo, ha avuto il ruolo del “poliziotto cattivo” e del capro espiatorio. Ci sono diversi esempi in proposito, ma il più eclatante si è verificato nel maggio del 2009, quando Kudrin ha dichiarato che era possibile che la Russia non vivesse condizioni economiche favorevoli per altri cinquant’anni. Con queste parole aveva scatenato per la prima volta l’ira del Presidente Medvedev, che aveva ribattuto: “Coloro che non riescono a trattenere un eccessivo pessimismo dovrebbero cambiare lavoro”.

Paralleli

Attualmente Kudrin in Russia viene paragonato al primissimo ministro delle Finanze, il conte Aleksej Vasiliev, fortemente contrario alle spese militari che minacciavano di provocare un buco nelle casse di Stato.

È proprio grazie all’azione del ministro delle Finanze che è nato il “cuscino di stabilità” del regime di Putin e che lo ha tenuto in piedi al momento della crisi mondiale. Kudrin e Putin: questo è stato il vero sodalizio a capo della Russia in questi ultimi undici anni. Un duo che si è spezzato, perché Kudrin non si sarebbe mai aspettato di ricevere una richiesta di dimissioni in modo così secco e improvviso.

C’è da rallegrarsi del fatto che una decina di anni fa Kudrin abbia dichiarato: “Per me non c’è gioia più grande di vedere mio figlio che impara ad andare in bicicletta, e comunque non credo che questo possa danneggiare il sistema finanziario russo”. Ora l’ex ministro potrà godere più spesso di queste piccole gioie della vita.

La versione integrale dell’articolo è stata pubblicata sulla rivista Russkij Reporter

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