Elezioni, si apre la sfida al voto

Foto: Getty Images/ Fotobank

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Il sistema per scegliere i parlamentari è un cantiere aperto. Le modifiche degli ultimi anni vengono contestate dalle opposizioni e dalle associazioni per i diritti umani

La campagna elettorale sta entrando nel vivo. Il sistema elettorale in vigore ha iniziato a formarsi nel 1993, in parallelo con una Costituzione che ha conferito ampi poteri al Presidente a scapito del Parlamento. Da quel momento la legislazione è stata a più riprese puntellata: solo dal 2002 le norme elettorali sono state corrette circa 150 volte. Attualmente vige un sistema giudicato in maniera diametralmente opposta dal Governo (da una parte), dai difensori dei diritti umani e dall’opposizione (dall’altra). La Commissione elettorale russa definisce la legislazione elettorale della Federazione russa come “una delle migliori al mondo”, ponendo l’accento sul sistema telematico di conteggio dei voti.

Tuttavia c’è chi la pensa diversamente. “Il sistema elettorale non è conforme né agli obblighi internazionali, né alla stessa legislazione nazionale”, sostengono i difensori dei diritti umani nell’appello rivolto all’Apce (Assemblea parlamentare del consiglio d’Europa). Il documento è stato firmato in particolare dal presidente del gruppo Mosca-Helsinki Ludmila Alekseeva, dal presidente del Consiglio del Centro per la difesa dei diritti umani Memorial Oleg Orlov, dal leader del movimento Per i diritti dell’uomo Lev Ponomarev e dal difensore dei diritti dell’uomo Sergei Kovalev. Le loro rivendicazioni si concentrano sul fatto che negli ultimi dieci anni la legislazione elettorale è stata modificata dal partito Edinaya Rossia (Russia Unita), quindi non da un soggetto disinteressato. In particolare sono state abolite le elezioni dirette dei governatori, è stato vietato ai partiti di unirsi in blocchi elettorali. La soglia di sbarramento per i partiti è stata portata da 10mila a 45mila iscritti.

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I sostenitori delle misure restrittive evidenziano che alcune di esse sono state introdotte in conformità agli standard delle organizzazioni europee di cui la Russia fa parte, aggiungendo anche che il funzionamento della Duma è migliorato. Inoltre fanno riferimento ai sondaggi, secondo i quali i russi approverebbero l’esistenza di tre-quattro grandi partiti. Tuttavia, ribattono i critici, così la Duma si è trasformata in un organo che sforna le decisioni del Cremlino secondo i pareri di Russia Unita senza un confronto con le altre fazioni parlamentari.

È anche vero che nella supposta Inghilterra bipartisan in realtà esistono circa 40 partiti (cinque dei quali rappresentati in Parlamento), mentre nella Russia pluripartitica ce ne sono sette (quattro in Parlamento). In Russia molti ritengono che non sia più un segreto né chi sarà il vincitore alle elezioni in Parlamento, né chi diventerà Presidente della Federazione.

Il capo della Commissione elettorale centrale Vladimir Zhurov non è d’accordo, ritiene che l’esito delle elezioni sia ben lontano dall’essere già stabilito. Per quanto possa sembrare strano, una significativa parte dell’opposizione è d’accordo con lui: se si vota, – affermano i dirigenti – è possibile indebolire la posizione di Russia Unita. Nel caso di danneggiamento della scheda elettorale da parte degli elettori o di voto in favore di un partito che non raggiunga la soglia del 7% i voti non perdono validità, ma vengono assegnati ai vincitori.

Dmitri Medvedev non considera ideale il sistema attuale: per sua iniziativa la soglia di sbarramento in Parlamento verrà abbassata dal 7% al 5%, ma solo a partire dalle prossime elezioni. Per altro, molti analisti definiscono queste misure di facciata, mentre i sostenitori parlano di modifiche tipiche di una democrazia in fase di formazione. Un processo che dura già da 20 anni.

Infografica: Gaia Russo

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