La Bielorussa e la crisi

Foto: Itar-Tass

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Tra crollo del rublo e inflazione, a Minsk la situazione economica si fa sempre più difficile, ma per il presidente Lukashenko non sembrano aprirsi scenari drammatici sul modello nordafricano. Almeno per ora

“La crisi non c’è, ci sono solo problemi economici che si possono risolvere”, queste le parole tranquillizzanti del vice primo ministro Anatoli Tosik in Parlamento. La linea è quella del presidente Alexander Grigoryevich Lukashenko: il Paese non va a rotoli, c’è solo qualche meccanismo da aggiustare per risollevare le sorti dell’economia.

In realtà dopo oltre tre lustri al potere e la congiuntura economica disastrosa un po’ dappertutto, il capo di Stato ha poco da sorridere, tra l’inflazione alle stelle e il crollo del rublo. Per Tosik però non c’è davvero da preoccuparsi e “la Bielorussia dispone del potenziale necessario per raggiungere gli obiettivi prefissati”. Secondo il vice premier il reddito medio a settembre 2011 è stato di 260 dollari, il 73% in più rispetto all’anno precedente.

Le cifre che arrivano da Minsk sono sempre da prendere con le molle, ma è certo che la capitale in questo ottobre 2011 non dà l’impressione di essere troppo sotto pressione. Supermercati e locali pieni, la gente compra ogni cosa, auto e bus in circolazione in gran parte non più vecchi di dieci anni, niente code alle pompe di benzina. Ora. La crisi c’è, ma è insomma ben nascosta. La svalutazione si mangia però stipendi e i prezzi salgono, con il rischio che prima o poi il castello di Lukashenko si dissolverà davvero.

A dare un po’ di fiato al sistema saranno le privatizzazioni annunciate e i miliardi che arriveranno dalla Russia. Gli aiuti dell’Unione Europea sono congelati, così come quelli del Fondo Monetario Internazionale, ma anche qui è una questione di tempo. Quando le maglie del regime si allargheranno un po’, allora accadrà lo stesso alle sanzioni: un elastico visto già nel passato nel gestire il quale il capo dello Stato è un maestro.

La situazione è insomma grave, ma se Lukashenko continuerà a garantire una certa stabilità non ci saranno sconvolgimenti sul breve periodo. Scenari rivoluzionari sul modello nordafricano non sono certo graditi a Minsk, nemmeno però di questi tempi a Mosca o a Bruxelles. Dal lato russo il Cremlino punta sull’intensificazione dei rapporti all’interno dell’Unione euroasiatica, lasciando aperte le opzioni per gli scenari interni, dall’altro l’Unione Europea ha altre gatte da pelare, a partire dall’euro per finire ai rapporti tesi con l’Ucraina. Alexander Grigoryevich può starsene tranquillo ancora per un po’.

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