Calcio e violenza, sentenza esemplare

Foto: Ilia Vrlamov

Foto: Ilia Vrlamov

Sei anni di carcere all`omicida del tifoso dello Spartak Mosca. L`episodio accadde nel dicembre 2010 e scatenò feroci scontri di piazza: pugno di ferro contro gli ultras in vista dei Mondiali 2018

Una condanna per chiudere una brutta pagina della storia russa recente. E per non alimentare il nazionalismo e l’odio interetnico che vive nel calcio e nella società. Un tribunale di Mosca ha condannato a oltre sei anni di carcere per omicidio intenzionale e per atti di teppismo (assieme ad altre cinque persone) un caucasico della repubblica di Kabardino-Balkaria, Aslan Cherkesov, per la morte di un tifoso dello Spartak Mosca, Yegor Sviridov, avvenuta nel dicembre 2010 dopo una rissa scoppiata nella periferia della capitale.

Un episodio che scatenò la rabbia di tifosi e nazionalisti. “La Russia per i russi, Mosca per i moscoviti”, alcuni degli slogan scanditi dai partecipanti scesi in strada a Mosca, San Pietroburgo, Rostov per gridare la loro vendetta verso i caucasici. Fenomeni d’intolleranza. Pulsioni integraliste che si sono alimentate negli anni anche perché gli stessi cittadini delle repubbliche caucasiche sono spesso protagonisti di atti violenti che provocano risentimento tra la popolazione slava. E che avvolgono ancora il calcio.

Con tifoserie e movimenti di estrema destra che a braccetto riversano odio sugli abitanti di una regione in cui ci sono squadre che partecipano al campionato. E poi ci sono le risse organizzate a tavolino. Schema consolidato, le prime schermaglie che partono sul Web. Blog, chat, siti ufficiosi: si fissa il luogo pubblico dell’appuntamento con il nemico. Poi le frange estreme delle tifoserie si scontrano procedendo l’un contro l’altra.

Sul Web ci sono ancora i filmati degli scontri avvenuti nel 2008 tra ultras dello Spartak Mosca e della Dinamo. Il comitato organizzatore per i Mondiali in Russia lavora a una campagna di sensibilizzazione per fermare la discriminazione nel calcio russo, contrastando il potere delle frange estremiste che s’infiltrano nelle tifoserie dei club. Ancora oggi però sono fondati i timori di violenze quando Terek Grozny o Anzhi giocano a Mosca, oppure quando il Cska o lo Spartak Mosca faranno visita al nuovo stadio dello stesso Grozny del presidente ceceno Kadyrov.

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