Putin e il voto

Foto: AP

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Il primo ministro russo, candidato alle presidenziali di marzo 2012, ribadisce il proprio programma elettorale e risponde a una domanda ricorrente, in casa e all`estero: sarà una scelta vera?

Ci sono persone che criticano sia me che Dmitri Anatolevich Medvedev, affermando che, nel caso in cui il vostro qui presente umile servitore dovesse presentarsi alle elezioni, non si potrà parlare affatto di elezioni. Per loro, forse non si tratterà di vere elezioni, ma per il cittadino russo medio le elezioni rappresentano sempre una possibilità di scelta. Per coloro che parlano in questo modo forse,  in effetti, non ci sarà nessuna scelta, ma in questo caso loro, i nostri oppositori, dovrebbero presentare il proprio programma e, soprattutto, non solo presentare un programma, ma dimostrare col lavoro concreto, di essere in grado di fare meglio.

A questo proposito mi capita spesso di sentire anche un'altra tesi: “Va tutto talmente male, che peggio di così ormai è impossibile”. In effetti nel Paese ci sono molti problemi, molte questioni irrisolte, e alcune cose, forse, potevano essere fatte meglio di come le abbiamo fatte noi fino ad ora, ma sul fatto che peggio di così non potrebbe andare, scusate, ma io avrei qualcosa da obiettare... Ai nostri oppositori di sinistra, il partito comunista, che rappresenta i nostri cittadini di estrema sinistra, vorrei ricordare la fine degli anni '80. A quell'epoca non solo i prodotti alimentari, ma tutti i beni di prima necessità venivano distribuiti esclusivamente con le tessere, per non parlare del monopolio ideologico e politico. Ed è stata proprio quella forza politica che ha portato il Paese al crollo e allo sfacelo, che ha creato tutte le condizioni che hanno portato il Paese alla rovina.

Esiste anche un'altra tesi. Dicono che presto si tornerà alla stagnazione, come ai tempi di Brezhnev. Prima di tutto, sia in epoca sovietica, che all'inizio degli anni '90, non vorrei che la mia sembrasse una critica gratuita, c'era sicuramente molto di positivo, però sinceramente non mi pare di ricordare che il governo sovietico del dopoguerra, che i leader sovietici del dopoguerra lavorassero in modo altrettanto intenso di come lavoriamo io o l'attuale Presidente Medvedev. Non mi pare proprio.

Infine, bisogna prendere in considerazione anche le esperienze degli altri Paesi. Ai miei tempi, lo sapete bene, non ho mai cercato di aggrapparmi a questo incarico. Anche se avrei potuto, eccome!,  col sostegno della maggioranza del partito di governo Russia Unita, cambiare la Costituzione. Ma ho deciso di non farlo. Di non cambiare la legge ad personam, e cioè a favore di me stesso. Intanto perché la gente capisse che non c'è alcuna tragedia nel cambiamento, nel naturale alternarsi delle forze al potere. Basta guardare quello che è successo negli altri Paesi. Negli Stati Uniti fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale non esistevano limitazioni alla quantità di mandati per i quali uno stesso presidente poteva essere eletto. Alcuni presidenti degli Stati Uniti hanno cercato di farsi eleggere per tre mandati. E mi pare che nessuno ci sia riuscito, mentre Roosevelt è stato eletto per quattro volte di seguito.

C'era Roosevelt alla guida del Paese negli anni più duri della depressione economica e durante la Seconda Guerra Mondiale ed è stato eletto per quattro volte perché agiva in modo efficace. E non importa quanti anni e per quanti mandati un leader debba restare al potere. Khol in Germania è rimasto al potere per 16 anni. Sì, è vero, non era presidente, ma ricopriva comunque il ruolo più importante dell'apparato statale, nel potere esecutivo. Anche uno degli ex-primi ministri del Canada è rimasto in carica per molti anni. E in Francia dopo la Seconda Guerra Mondiale? Il mandato presidenziale durava 7 anni senza limitazioni nel numero di volte che si poteva essere eletti. E' stato solo in tempi recenti che i francesi hanno apportato delle modifiche alla Costituzione: mandato di 5 anni e massimo di due mandati consecutivi. In pratica hanno fatto la stessa cosa che abbiamo fatto noi.

E cosa significa tutto questo? Che quando il Paese sta attraversando momenti difficili, complessi, quando sta uscendo da un periodo di crisi per rimettersi in piedi, allora tutti gli elementi che contribuiscono alla stabilità, anche nella sfera politica, diventano estremamente importanti.

Per quanto riguarda poi tutti i discorsi relativi a un futuro ritorno del sottoscritto, non si tratta ancora di un dato di fatto, bisogna che la gente vada a votare. Una cosa sono le sentenze favorevoli a questa proposta che sento arrivare dai cittadini di diverse regioni, e un`altra cosa è quando tutto il Paese va alle urne. Bisogna che i cittadini vengano a votare e che esprimano la loro opinione riguardo a tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora.

Uno degli elementi sostanziali però è sicuramente rappresentato dalla parte politicamente più attiva della popolazione, che parla dei processi democratici in atto nel Paese, e degli istituti democratici e che esprime il timore che possano finire per essere dimenticati. Certamente no, perché non riesco neanche a pensare allo sviluppo del Paese senza uno sviluppo delle istituzioni democratiche. È proprio di questo, senza dubbio, che ho intenzione di occuparmi, e me ne occuperò in futuro, lo dico ancora una volta, lo voglio sottolineare: il rafforzamento del sistema politico del Paese, le sue fondamenta, lo sviluppo delle istituzioni democratiche e dell'economia di mercato con un particolare accento al suo orientamento sociale.

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