Dall’Italia in trasferta a Mosca

Foto: Ruslan Sukhishin

Foto: Ruslan Sukhishin

Gli scrittori più noti e amati del Belpaese, da Andrea De Carlo a Sveva Casati Modignani, si raccontano in micro-interviste al Salone internazionale del Libro della capitale russa

Pierdomenico Baccalario 

Nato nel 1974 ad Acqui Terme è uno dei rappresentanti più significativi della letteratura per ragazzi italiana contemporanea. I suoi libri, tradotti in 23 lingue, hanno venduto più di 2 milioni di copie nel mondo. Tradotti in russo: "L'anello di fuoco" e "La stella di pietra" della serie "Century"; appartenenti alla serie di "Ulysses Moore": "La porta del tempo", "La bottega delle mappe dimenticate", "La casa degli specchi", "L'isola delle maschere", "I guardiani di pietra".

La letteratura per ragazzi è globalizzata?

L'importante per noi scrittori è non smettere di chiedersi per chi stiamo scrivendo. I ragazzi di oggi, per esempio, sono molto diversi da noi ragazzi di vent'anni fa. Sono molto più stimolati. Per noi i libri erano l'unico mezzo di fuga. Oggi ci sono Internet, i videogiochi… Anche il linguaggio oggi è cambiato. Ma al tempo stesso, i ragazzi di tutto il mondo leggono tutti le stesse storie. Sono essi stessi a farle girare parlandone in rete. Portando i miei libri nel mondo ho scoperto di saper rispondere a domande che mi ponevano i lettori di Paesi lontani. E mi sono chiesto: ma dove ci siamo incontrati? Quindi lo scrittore deve creare storie per ragazzi di tutto il mondo. Inoltre, la letteratura per ragazzi non deve essere una letteratura di problemi ma di soluzioni. Non deve far sentire ai ragazzi il peso dei problemi non risolti dalle generazioni precedenti. Deve al contrario infondere fiducia. Io cerco di osservare il mondo reale con l'occhio dell'immaginazione: se non vedo nulla di bello, allora lo invento. Il mondo è un territorio da disegnare e ridisegnare, questo voglio trasmettere al mio lettore, che dopo la lettura dei miei libri spero diventi più coraggioso.

La Russia in due parole

È una giacca nera molto costosa comprata ieri.

 



Marco Innocenti 

Nato nel 1966 a Pisa, negli anni '90 si dedica al fumetto. Il suo debutto nella narrativa risale al 2000, quando il suo romanzo "Contro il resto del mondo" vince il Premio letterario Euroclub-Linus.

Seguono "Ladri di stelle", "Diario di un accalappiacani", "La città degli uomini soli", "Borderlife" e molti libri per ragazzi tra cui la collana "Capitan Fox", tradotta in russo e amata dal pubblico locale.   

 La letteratura per ragazzi è globalizzata? 

Difficile inventare la ricetta giusta per fare leggere bambini e ragazzi. Il problema è che spesso le letture proposte a scuola non sono quelle adatte. Si tratta di letteratura infantile classica scritta magari 100 anni fa che porta i ragazzi a pensare che la lettura sia qualcosa di noioso. Così è successo anche a me. La scuola mi aveva convinto che leggere è una noia. Poi, nella biblioteca di mio padre ho scoperto Hemingway, e da lì è iniziato tutto. Ho amato poi John Fante, ho iniziato a scrivere racconti, romanzi, ho vinto un  premio letterario… Noi scrittori per ragazzi dobbiamo dare un'alternativa al programma scolastico per far capire che la leggere è anche divertimento e non solo un dovere.

La Russia in due parole.

Dostoevsky, Tolstoj, i grandi atleti, un mondo mitico che poco conosco.


Andrea De Carlo 

Nato nel 1952 a Milano, viene scoperto nel 1981 da Italo Calvino con il romanzo "Treno di Panna".

I suoi romanzi sono stati pubblicati in 26 Paesi. Tradotti in russo: "Uto", "Tecniche di seduzione" e "Di noi tre".

L'italianità e l'Italia raccontata piacciono ai russi?

Italianità: difficile definirla. L'Italia è un Paese nato di recente e gli italiani non hanno mai avuto un senso di orgoglio nazionalistico. Esiste invece un carattere italiano legato più a una rete di rapporti personali che non alla fama istituzionale. Al di là di ciò c'è, uno spirito italiano di autosufficienza grazie al quale l'italiano si muove e si inventa fra le regole. Sono tante le Italie che ho raccontato: quella di personaggi italiani all'estero; quella della Milano del terrorismo degli anni '70; quella del consumo degli anni '80, quando tutto e tutti si vendevano. Infine, ho raccontato non del Paese ma delle persone che il loro Paese se lo portano dentro.

La Russia in due parole.

È un mistero profondo che mi affascina.


Sandro Veronesi

Nato nel 1959 a Prato, esordisce nel 1988 con il romanzo "Per dove parte questo treno allegro".

Dei suoi romanzi, tradotti in russo "Caos calmo" e "La forza del passato".

 

L'italianità e l'Italia raccontata piacciono ai russi?

Per me c'è l'Italia vista dal cielo. A parte la sua forma di stivale, l'Italia è un molo di terra a cui si approda a da cui si parte. Quindi, ciò che meno dovrebbe sorprendere è che gli italiani partano e che gli stranieri vi approdino. Se si guarda la storia, arabi, spagnoli, francesi vi sono approdati. E gli italiani se ne sono andati a migliaia in tutto il mondo. Prato è un esempio emblematico. Quando in Italia il sistema si è inceppato, si è andati ad incolpare il nuovo venuto che colpe non ha. Ma dimentichiamo quello che ci hanno insegnato alle elementari, che le strade su cui i barbari sono arrivati a Roma le hanno costruite i romani. In questo consiste la globalizzazione. Quale Italia ho raccontato? Il problema non è l'Italia che si racconta, ma quella che dovrebbe essere. Torino è migliorata da quando c'è meno industrializzazione, Prato da quando la gente ha meno quattrini. Storicamente l'Italia non è un luogo dove si fanno oggetti per poi venderli, ma un luogo dove si socializza, dove si scrivono poesie e musica. Quanto più ci sia allontana da ciò, tanto più l'Italia peggiora.

La Russia in due parole.

È una lingua lunga migliaia di chilometri. 

 



Simona Vinci

Nata nel 1970 a Milano, esordisce nel '97 con il romanzo "Dei bambini non si sa niente", tradotto e pubblicato in 15 Paesi. Dei suoi romanzi, tradotto in russo "Stanza 411".

La letteratura è globalizzata?

Il mercato editoriale mondiale sta cambiando. Oggi la Rete dà ai giovani che vogliono scrivere la possibilità di farsi conoscere ma, paradossalmente, la visibilità in Rete non corrisponde alle possibilità di farsi pubblicare da giornali o da case editrici.


Alessandro D'Avenia

Nato nel 1977 a Palermo, pubblica nel 2010 il suo primo romanzo "Bianca come il latte rossa come il sangue", uscito poi in Brasile, in Bulgaria, Germania, Olanda, Portogallo, Spagna e Russia e in corso di traduzione per altri Paesi.

  

Com’è il lettore russo?

Io scrivo per tutti ma il mio pubblico preferito rimangono gli adolescenti, con i quali lavoro anche come insegnante. Saranno poi loro a costringere gli adulti a leggere il libro. In Italia succede così: i ragazzi consigliano il libro a genitori e nonni, con la speranza di essere più compresi. Poiché il libro  è tradotto in tante lingue, ricevo e-mail da ragazzi di tutto il mondo e rimango colpito dalla trasversalità della letteratura: il libro sembra essere riuscito a cogliere degli aspetti universali del cuore di un adolescente. La battaglia per trovare una risposta alla domanda cosa fare della vita, evidentemente, la combattono i ragazzi di tutto il mondo, anche quelli russi. 

 

La Russia in due parole.

È la prima volta che sono in Russia e mi aspettavo di trovare la Russia dei romanzi dell'800 che ho tanto amato. Non ho trovato nulla di tutto questo, se non gli occhi delle persone che hanno quello che ho letto nei romanzi dell'amato Dostoevsky.


Sveva Casati Modignani

Nata a Milano, nel 1981 pubblica il suo primo romanzo "Anna dagli occhi verdi", seguito da altri venti bestseller. Tradotti in russo: "Saulima", "Disperatamente Giulia", "Il barone", "Come stelle cadenti", "Donna d'onore", "E infine una pioggia di diamanti", "Anna dagli occhi verdi", "Come vento selvaggio", "Lo splendore della vita", "Il cigno nero", "Il corsaro e la rosa", "Vaniglia e cioccolato" e "Qualcosa di buono".

Le sue storie di donne e le protagoniste della letteratura russa a confronto.

Le mie storie ripercorrono il vissuto della donna nell'ultimo secolo. Io amo la letteratura russa, amo Tolstoj, che in Anna Karenina racconta i sentimenti, le passioni, la vita sentimentale delle donne dell'epoca. Da allora sono passati quasi 150 anni ma il mondo femminile è sempre lo stesso. Sono forse cambiate le modalità espressive ma il didentro della donna è rimasto per fortuna invariato. Le mie storie di donne si sviluppano partendo da una griglia che è la storia d'amore. Mi piace raccontare ai lettori di oggi, come hanno vissuto le nostre mamme e le nostre nonne, quanto sia stato loro difficile imporsi in un mondo maschilista. Oggi è una grande bugia che le donne godano degli stessi diritti degli uomini: il maschilismo continua a dominare il mondo e la donna continua ad essere un ornamento della vita. Ma le donne sono forti, sulle loro spalle riposa il mondo. Chiaramente, all'uomo questa forza delle donne non piace.

Perché nessuna scrittrice è mai riuscita a creare un carattere femminile così forte come l'Anna Karenina di Tolstoy?

Il nostro cervello ha due emisferi, uno maschile e uno femminile. Grandi scrittori hanno creato personaggi femminili indimenticabili, l'hanno potuto fare utilizzando la parte femminile del loro cervello, senza la quale non sarebbero stati grandi scrittori. Attraverso le loro eroine essi si sono librati della parte femminile che avevano dentro e che dava loro molto fastidio, rimanendo comunque maschi. Non a caso Tolstoj considerava Anna Karenina il peggior libro mai scritto, come confidò a un amico.

Chi è il suo lettore russo?

Non so esattamente chi sia il mio lettore russo, ma un giorno, in treno mi accadde un fatto curioso. Stavo leggendo Checov e a due ragazzi seduti di fronte a me parve curioso che leggessi un autore originario del loro Paese. Mi confessarono di preferire gli scrittori italiani contemporanei ai classici russi. Come una certa Sveva Casati Modignani… 

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta