Si brinda italiano sulle tavole russe

Foto: Photoxpress

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Degustazioni e seminari sul Bacco del Belpaese all`ottava edizione di Vinitaly Tour a Mosca. Nel primo semestre 2011 un giro d`affari di 54 milioni di euro, al top le bollicine

Dall’Aglianico alla Falanghina. Attraverso i profumi dei vini dolci di Sicilia. A Mosca è cin-cin Italia con l’ottava edizione di Vinitaly Tour Russia. Seminari per produttori e distributori, degustazioni, wine testing guidati e abbinamenti vino-cibo. Un appuntamento tradizionale, atteso da imprenditori italiani e russi per elaborare strategie e incrementare il giro d’affari del business del vino. E anche per analizzare il trend di un mercato segnato dal successo dell’import italiano e dalle difficoltà burocratiche per l’importazione.

Prima tra tutte, il complesso stato del rinnovo delle licenze di vino concesse dalle autorità russe. E poi lo sbocco commerciale per i produttori in un mercato – quello russo – che nel 2010 ha consumato più di un miliardo di litri. Due gli educational organizzati il 12 e 13 ottobre 2011 al Swissotel Krasnye Kholmy di Mosca, sul dialogo tra importatori e produttori sulla distribuzione e sugli strumenti (media specializzati, horeca, wine bloggers) per promuovere il vino sul mercato russo. Un centinaio le aziende presenti tra cantine con banchi di assaggio. Obiettivo: intrecciare rapporti commerciali per conquistare nuovi consumatori.

La Russia è il quinto mercato mondiale per importazione di vini, dietro a Germania, Regno Unito, Usa e Francia. E sono circa 30-40 milioni i russi interessati al consumo del vino. Soprattutto le classi sociali più abbienti, con cultura elevata, donne e giovani. I prodotti d’importazione costituiscono il 12% del mercato e si concentrano soprattutto a Mosca (60 milioni di consumatori, circa il 65% delle vendite, dati Vinitalytour.com) e nelle altre grandi città. Circa 240,5 milioni di bottiglie sono vendute nella fascia medium tra 3.3 e 7 euro. E 53.5 – 58.5 milioni nella fascia premium fino a 12.6 euro. A un prezzo superiore sono messe in commercio, fascia super premium, circa 35 – 40 milioni di bottiglie.

Nei primi sei mesi del 2011 l’industria enologica italiana ha esportato in Russia merce per un valore di 54 milioni di euro. Oltre il 24% in più rispetto allo stesso periodo del 2010. Un dato in controtendenza rispetto alle temute ripercussioni dovute alla crisi economica internazionale. Con l’Italia che rappresenta il terzo Paese esportatore mondiale dopo Francia e Spagna. Seguita a sua volta da Bulgaria, Germania, Moldavia, Cile e Ucraina.

La performance di quest’anno segue il trend del 2010, con l’export italiano di vino verso la Russia che ammontava a poco meno di 104 milioni di euro (+59% sul 2009) e poco più di 108 milioni di litri (+64%). Sempre nel 2010 l’import complessivo è cresciuto di quasi il 22% in volume, superando i 3 milioni di ettolitri. Una capacità di crescita maggiore rispetto ai Paesi concorrenti dovuto all’appeal dei suoi vini, riconosciuti più gradevoli da bere dai consumatori russi.

E un grande successo hanno riscosso soprattutto i vini frizzanti del Belpaese, il 61% dell’importazione complessiva di questo tipo di prodotto. Dall’enoteca a domicilio all’arredo casa. L’asse Italia-Russia si consolida.

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