La Cina si accaparra il gas russo?

Foto: Reuters

Foto: Reuters

Il Cremlino cura i rapporti economici con l’Occidente, soprattutto con alcuni stati europei, ma non dimentica che l’Aquila russa guarda anche a Est, verso Pechino

L’Aquila russa ha due teste. Una che guarda a Ovest, l’altra a Est. Nei primi vent’anni dopo la dissoluzione dell’Urss, Mosca ha volto lo sguardo sostanzialmente verso Occidente. Sia nel decennio eltsiniano, sia in quello scorso dominato da Vladimir Putin il Cremlino si è avvicinato all’Europa. Motore trainante, i rapporti russo-tedeschi. E il gas.

Considerando il fatto che nel prossimo decennio in Russia gli equilibri di potere non dovrebbero cambiare, non ci saranno probabilmente sorprese. In Russia però anche il fronte filoccidentale che aspira a rapporti più stretti con le capitali europee (l’Unione agli occhi russi è una costruzione ancora poco affidabile, soprattutto alla luce della crisi che la sta sconquassando) non può fare a meno di tenere in considerazione quello che accade a Est, a Pechino. La Cina, il polo che in questo terzo millennio conquisterà il ruolo egemone sulla scacchiera geopolitica mondiale, è un attore con cui stringere alleanze temporali e settoriali.

La recente visita di Putin a Pechino, pur non avendo portato chiarezza definitiva sulla questione delle forniture di gas russo alla Cina, si è comunque inserita sul binario di avvicinamento dei due Paesi. Il capo di Stato cinese Hu Jintao ha definito il premier russo “un vecchio amico della Cina” che ha permesso “di far avanzare il rapporto di partnership strategica”. Al di là delle parole sono stati anche sottoscritti accordi per un totale di sette miliardi di dollari, che coprono aree tra cui finanza, tecnologia, agricoltura ed energia. Putin ha osservato che “svilupperemo una più stretta cooperazione nel campo dell’energia nucleare basata sulle ultime tecnologie globali, tenendo conto di tutti i rischi, che sono prossimi allo zero”.

Russia e Cina collaborano sul nucleare, ma sul gas non è ancora stato trovato l’accordo. Si tratta di forniture per 70 miliardi di metri cubi di gas russo alla Cina per i prossimi 30 anni. Per Putin i due Paesi sono vicini alla fase finale dei lavori, ma il gioco al ribasso del prezzo di Pechino ha frenato il compromesso. Per ora. Oltre all’economia, Russia e Cina sono i motori della Sco, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (insieme con tutte le ex repubbliche sovietiche centroasiatiche tranne il Turkmenistan), una struttura con fini geostrategici per rafforzare la collaborazione tra gli Stati euroasiatici.  

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta