Spiagge d'oro dell’Artico

Tra i cercatori del metallo prezioso che arrivano dall’Ucraina, lavorano nell’acqua gelata con turni di sei mesi e vivono in villaggi del Nord ormai fantasmi


Circa centocinquanta uomini della squadra di cercatori d'oro “Shakhtjor” lavorano da ormai 20 anni a pochi chilometri di distanza dalle rive del Mar Glaciale Artico, nella Chukotka settentrionale (9000 km a est di Mosca). L'oro da queste parti è raro, è rimasta solo la polvere. In passato invece ce n'era moltissimo. A ogni prelievo se ne raccoglievano circa 200 chili. Adesso molto meno. Per ottenere un grammo di sabbia d'oro bisogna lavare una tonnellata di roccia. L'oro viene lavato vicino al villaggio Leningradskij e alla base “Skvoznaja”. Un'altra base si trova vicino al villaggio di Mys Schmidt.

Qui arrivano le navi noleggiate dalla squadra di cercatori e portano fin quassù veramente di tutto: dai bulldozer giapponesi alle patate, dagli esplosivi al cibo per i pesci d'acquario. Più di metà dei cercatori proviene dalle regioni montuose dell'Ucraina. Così i soldi guadagnati con la vendita dell'oro russo vengono usati per mandare i bambini a scuola, per i matrimoni o per comprare un’auto. Questi uomini sono dei veri lavoratori.

Farsh (è un soprannome) è l'ultimo abitante rimasto di quello che una volta era il popoloso villaggio di Leningradskij. Vive insieme ai suoi cani e non ha nessuna intenzione di tornare ai posti da cui è venuto. Da queste torrette in passato tenevano sotto controllo i depositi militari di Capo Schmidt. I soldati se ne sono andati, ma le torrette sono ancora qua. 

La fusione dell'oro è un lavoro molto sgradevole. Il metallo insieme al borace esala un odore disgustoso. Feofilich si occupa della fusione ormai da molti anni. Nella base “Skvoznaja”: su alcuni tappetini si deposita la polvere d'oro. E' un lavoro duro: tutto il giorno si sta al vento e nell'acqua ghiacciata. Le pepite di grosse dimensioni qui sono una rarità, di solito si trova più che altro sabbia d'oro. E comunque ormai molta meno di quella che si trovava in passato.

Prima qui c'era un porto. Adesso in riva al Mar Glaciale Artico ci sono solo gru arrugginite e taniche di nafta vuote. Ed è più facile incontrare un orso bianco che un essere umano. Un Lenin di gesso guarda con tristezza la terra di Chukotka. Di oro se ne trova sempre meno. L’aeroporto di Mys Schmidt? Fantasmi dell'aviazione del Nord; adesso vengono custoditi solo da una guardia e da alcuni cani randagi.

Il cavallo della tundra, l'“Ural”: lo usano per trasportare uomini, merci, oro. Il simbolo del metallo sulla tavola periodica “Au” sta a indicare l'appartenenza alla tribù dei cercatori d'oro. Tra alcuni minuti questi uomini dall'aspetto cupo partiranno per andare a cercare l'oro. Il lavoro in miniera dura sei mesi. Poi per altri sei mesi a casa e di nuovo in Chukotka. Molti fanno questa vita da più di una decina d'anni. La pulitura del concentrato è un lavoro duro. Qualcosa viene fatto con l'aiuto delle macchine, ma per la maggior parte a mano, soprattutto nella fase finale.

La versione originale in russo è consultabile al link: http://kommersant.ru/doc/1767093

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