Quel filo che lega l’Urss e la Russia

Foto: Itar-Tass

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Cosa è cambiato dal 1991 ad oggi. Poco o nulla, come si evince dall’analisi, perché ancora troppo profondi sono i segni del passato

Nelle elezioni del giugno del 1991 Boris Eltsin, dopo aver sconfitto al primo turno gli altri cinque candidati, venne eletto Presidente della Rsfsr. Le possibilità di mantenere l’Unione Sovietica sulla base del referendum di marzo erano nulle. Eltsin dichiarò che si sarebbe basato sulla Dichiarazione della sovranità della Rsfsr che implicava la superiorità della Costituzione e delle leggi russe sugli atti legislativi dell’Unione Sovietica.


Il Presidente russo iniziò a risistemare i rapporti con le altre repubbliche, escludendo da questo processo il centro federale guidato da Mikhail Gorbaciov. Si può discutere sulla legittimità di alcune sue decisioni prese allora, ma anche il potere centrale non rispose con misure adeguate.Senza l’eloquente vittoria elettorale di Eltsin le cose avrebbero potuto prendere una piega diversa, ma la Russia era l’unica repubblica alla cui indipendenza l’Urss non avrebbe retto. Tanto che presto, al posto di un solo Stato, ce ne furono 14. Il quindicesimo, la Russia, non era invece nuovo e subito si proclamò come “continuatore dell’Urss”, ottenendo in tal senso ampio riconoscimento internazionale, tra cui il seggio all’Onu. La dissoluzione dell’Unione Sovietica fu relativamente pacifica e la questione nucleare venne risolta senza scandali.

La Russia è diventata l’erede dell’Urss sul palcoscenico internazionale, ma lo ha fatto negando la cittadinanza ai popoli dell’ex Unione Sovietica. La Federazione sembra essere orientata verso la democrazia, tuttavia nella sua gestione politica si notano ancora troppi segni del passato: la Russia proclama i princìpi del libero mercato, ma la sua economia nazionale ricorda sempre più quella sovietica; le discussioni sullo stalinismo e sulla storia sovietica hanno rimpiazzato un reale dibattito sul presente e sul futuro del Paese. In quanto a potere decisionale, la Duma si distingue ben poco dal Soviet Supremo. In conclusione, la Russia nel mondo è vista sempre più non soltanto come il prosecutore legale ma anche politico dell’Urss.

L’autore è un dirigente del World Security Institute (Wsi)

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