Le parole di Medvedev su Putin

Foto: Reuters

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Le osservazioni di Dmitri Babich sull'intervista rilasciata dal Presidente a sostegno della corsa al Cremlino dell'attuale primo ministro

Lo scambio di ruoli tra Medvedev e Putin, ufficializzato al Congresso di Russia Unita, è stato come un intervento chirurgico che ha scatenato un'ondata di passioni nel Cremlino e nella società in generale. Così l'intervista di Medvedev, rilasciata alle maggiori reti televisive russe, ha rappresentato quasi un tentativo di tranquillizzare gli animi.


Il Presidente ha confermato il suo impegno a favore dei valori democratici e ha anche chiarito che l'accordo che ha stretto con l'ex Presidente Putin non rappresenta un'umiliazione per il popolo. Medvedev ha poi sottolineato che entrambi hanno accettato lo scambio di ruoli, ma che tutto potrebbe ancora cambiare se il popolo non fosse più favorevole. Fondamentalmente, quindi, ha cercato di far apparire l'intera operazione più democratica di quanto non fosse sembrata durante il Congresso.

Cito l'intervista: "Le decisioni del Congresso non sono che raccomandazioni del Partito di sostenere due persone alle elezioni, né più né meno. La scelta spetta al popolo. Ogni leader politico può perdere le elezioni". Durante l'intervista, Medvedev è stato fedele alla sua abitudine di evitare posizioni estreme, cercando invece di porsi nel mezzo tra destra e sinistra.


Ha perseguito due obiettivi. Il primo era quello di rendere chiaro che nessun disaccordo tra lui e Putin metterà in pericolo lo Stato russo. Un chiarimento molto importante perchè per molti anni l'opposizione liberale e alcuni ambienti esteri hanno intrattenuto la speranza di una spaccatura tra Putin e Medvedev che sarebbe devastante come quella avvenuta all'interno del Politburo di Gorbaciov. Ma questo non è accaduto.




Nella sua intervista, il Presidente ha affermato che questa pratica - due uomini che lavorano per il bene di una organizzazione politica - non avviene solo in Russia. Ha infatti illustrato le analogie con Hillary Clinton e Barack Obama. Questi paralleli potrebbero però non essere appropriati all'apparenza visto che tra i due c'è una reale competizione. Ma in sostanza, il Presidente ha ragione. Le élites occidentali, sebbene diverse nei dettagli, sono unite nelle questioni di principio come stabilire chi deterrà il potere e chi controllerà il denaro. In questo caso, la Russia non è molto diversa dagli altri Paesi civili.




Il secondo obiettivo dell'intervista è stato di mobilitare l'elettorato, trasmettendo il messaggio che "nulla è stato ancora deciso". Questo però è un fine molto più difficile da raggiungere rispetto al primo. Il problema infatti è che la Russia è ancora lontana dall'essere una pienamente funzionale democrazia multipartitica e lo stesso Medvedev lo ha ammesso più volte. Così come Putin, del resto.




Nei Paesi civili, la democrazia è percepita come un sistema limitatamente imprevedibile, il che significa che il partito che perde le elezioni è sempre sicuro che non dovrà affrontare repressioni e che non ci sarà una ridistribuzione della proprietà privata. In Russia, il sistema politico non è ancora stabile proprio perché il Paese ha attraversato alcuni sconvolgimenti negli anni '80 e '90, quando la proprietà privata è passata da una mano all'altra.




In Russia, la stabilità politica è di vitale importanza per l'attività economica della società. Poiché non vi è alcuna garanzia che la proprietà privata non sarà ridistribuita, l'élite russa sta cercando di controllare il potere politico e di non dividerlo con i nuovi arrivati.




In generale, direi che l'intervista era realistica. Il Presidente non è un nuovo Mahatma Ghandi o Martin Luther King. E' un normale, direi anche medio, politico moderno, che sta cercando di perseguire i propri obiettivi entro le proprie possibilità ed entro le opportunità che gli sono state concesse dalla storia. In questo senso, Medvedev ha fatto il suo dovere.




Nel 2008, quando è salito al potere, ha fermato un certo slancio nazionalista che era ben evidente in Russia a quel tempo. Nel 2009, ha lanciato un programma di concorrenza all'interno del sistema politico. Non è mai riuscito a portarlo a termine ma ci ha provato e penso che la storia lo apprezzerà per questo.


Possiamo già trarre alcune conclusioni sulla sua carriera come Presidente visto che sta ormai per volgere al termine. Medvedev ha fatto quello che poteva. Non possiamo rimproverarlo per non aver fatto qualcosa che non poteva fare.

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