Hi-tech e informatica, la sfida del Tatarstan

Foto: Photoxpress

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Una repubblica aperta al business internazionale: le sovvenzioni del governo danno un forte slancio imprenditoriale e permettono la realizzazione di tecnoparchi

“Qui il 23% delle multe legate alla circolazione stradale viene pagata elettronicamente”, afferma con un sorriso Nikolai Nikiforov, 29enne ministro delle Tecnologie informatiche e delle Comunicazioni. Nikiforov, che occupa un ufficio in cima allo sfavillante grattacielo di vetro nel centro di Kazan che è sede del tecnoparco, è entusiasta dell’iniziativa di eGov, che ha reso accessibili per via telematica i servizi alla cittadinanza. I residenti della repubblica infatti possono espletare via Internet venticinque tipi di pratiche, dal pagamento delle tasse alla prenotazione della data di matrimonio, al rilascio del passaporto. Attualmente il settore delle tecnologie informatiche rappresenta il 3,5% dell’economia del Tatarstan: una quota che Nikiforov spera di portare entro il 2016 al 7-10% ovvero al livello degli altri Paesi del mondo industrializzato.

Sergei Yushko, direttore generale del tecnoparco Idea, che sorge poco lontano, riflette: “Nei sette anni trascorsi dalla nascita abbiamo potuto contare sul completo sostegno delle autorità locali”. Sorto su un’area che sino al 2004 era occupata da uno stabilimento in disuso, Idea si propone di creare posti di lavoro nei settori dell’alta tecnologia. Grazie soprattutto all’offerta di affitti contenuti e di una valida assistenza commerciale, il tecnoparco è riuscito in soli tre anni a convincere un numero di imprese sufficiente a coprire i propri costi operativi.

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Infografia: Gaia Russo


Già nel 2007 infatti, i contributi versati nelle casse pubbliche dalle imprese promosse da Idea superavano il capitale start-up inizialmente erogato loro. “Da quattro anni non graviamo più sul budget regionale, e questo è importante. Continuiamo a ricevere dei fondi federali, ma in molti competono per quel denaro”, afferma Yushko. La maggior parte delle imprese ospitate all’interno di Idea offre servizi di engineering, software design o web design. Dopo tre anni, possono scegliere se lasciare Idea o trasferirsi nel relativo “business park”, dove l’affitto non è più sovvenzionato. Questa seconda opzione offre loro l’opportunità di trovarsi in compagnia delle filiali locali di multinazionali come Ge, Honeywell e Siemens. “Le compagnie straniere arrivano qui innanzitutto perché attratte dal nostro personale qualificato”, spiega Yushko, il quale aggiunge: “In Russia non abbiamo bisogno di fabbriche. La produzione è destinata a concentrarsi nelle regioni dove la manodopera costa poco. Il nostro vantaggio competitivo è rappresentato dalle persone e dalle loro idee”.

Il parco industriale di Khimgrad sorge in un’altra zona di Kazan, ed è stato il primo in Russia a ricevere la certificazione internazionale rilasciata dalla Ernst & Young e Knight Frank. Khimgrad è incentrato sulla produzione di polimeri e materiali chimici. E a differenza dei tecnoparchi, cerca di sfruttare quelle materie prime che nella repubblica sono sottoutilizzate. Agli investitori che arrivano qui, Khimgrad offre strutture completamente attrezzate, consulenza in soluzioni aziendali e agevolazioni fiscali. “Solo con un ecosistema integrato sarà possibile operare in Russia una trasformazione strutturale che abbia la portata auspicata dalla leadership del Paese”, dichiara Nikiforov. Intanto a breve sarà completato il nuovo terminal dell’aeroporto, in modo da rispondere alla domanda degli investitori internazionali.



5 iniziative della task force


1) Realizzazione di progetti nel campo dell’industria automobilistica: creazione della joint venture Quart Sigit con l’azienda italiana Sigit per la produzione dei pezzi di ricambio per automobili Fiat, assemblate nella città di Elabuga. Oltre all’ammodernamento della produzione di miscele di gomma

2) Partecipazione delle aziende del Tatarstan alle fiere annuali Mec Spe (macchine utensili per la metalmeccanica e per la lavorazione del metallo) ed Emo Milano (macchinari per la lavorazione del metallo, fabbricazione di utensili, strumenti di misurazione, tecnologie per la costruzione di macchine utensili)

3) Sviluppo, in collaborazione con una serie di aziende italiane, dello stabilimento produttivo SafPlast per la produzione di lamiere in policarbonato. Contributo alla crescita delle esportazioni relative ad attrezzature per la lavorazione delle materie plastiche

4) Nel campo dell’industria vinicola, produzione di imballaggi e tappatura ( « Tatspirtprom » ).Elaborazione, attraverso un’attività congiunta tra i due Paesi, del design delle bottiglie e dei sistemi di tappatura; creazione di nuovi brand con materie per la vinificazione e succhi d’uva italiani

5) La Fiat è stata a lungo la più nota tra le aziende italiane presenti in Tatarstan. La rottura della joint-venture con Sollers ha segnato, tuttavia, l’abbandono della Repubblica da parte del Lingotto. Ma il gruppo torinese ha ribadito che considera l’area strategica per il proprio business



I principali indicatori economici

In una repubblica caratterizzata da un’ampia disponibilità di materie prime strategiche per l’economia del 21esimo secolo. La risorsa principale è il petrolio, con circa 800 milioni di tonnellate. E per l’oro nero, la dimensione stimata delle riserve ammonta a oltre un miliardo di tonnellate.Nel territorio del Tatarstan sono attualmente operativi 127 campi petroliferi, che riuniscono oltre 3mila giacimenti di petrolio. Tra questi figura il secondo più grande di Russia e uno dei primi dieci al mondo: si tratta del Romashkinskoye, dal quale arriva anche gas, circa 40 m³ per ogni tonnellata di petrolio.


La repubblica può contare, inoltre, su riserve di calcare, dolomite, argilla, bitume di petrolio, lignite e carbone, olio di scisto, zeolite, rame e bauxite.


Il Tatarstan è una delle regioni economicamente più sviluppate della Russia, seconda nella Federazione a livello di industria dopo Samara. La produzione industriale costituisce il 45% del prodotto interno lordo della repubblica: le branche industriali maggiormente sviluppate sono la chimica e le raffinerie, la costruzione di macchinari industriali e le industrie che lavorano il legno. Negli ultimi anni è cresciuta sensibilmente anche l’incidenza del commercio.

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