In Russia è guerra al tabacco

Foto: Itar-Tass

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Le autorità preparano un piano antifumo, i cittadini si dicono favorevoli, ma per gli esperti a uscirne sconfitti saranno solo i piccoli imprenditori mentre crescerebbe il contrabbando

A partire dall'autunno 2011 il parlamento russo ha in programma di esaminare il progetto di legge sulla lotta contro il tabagismo. La legislazione russa a questo proposito si è sempre distinta per la sua liberalità. Si può fumare praticamente ovunque e in qualsiasi momento, e le limitazioni alla vendita del tabacco introdotte nel tempo vengono spesso ignorate dai commercianti. Ora invece il Ministero della Sanità ha in programma una riforma davvero radicale.

Il principale argomento a cui si fa riferimento sono i dati statistici. Secondo quelli raccolti dall'Organizzazione mondiale della Sanità oggi in Russia fuma il 40% della popolazione. Per fare un confronto: in Inghilterra questo valore è del 34%, in Brasile supera di poco il 17%. Per quantità totale di sigarette consumate la Russia si trova al quarto posto della classifica mondiale (con circa 400 miliardi di bionde l'anno), superata solo da Cina, India e Indonesia, dove la popolazione è molto più numerosa. Inoltre il tabacco in Russia è molto più a portata di tasca che in Europa: un pacchetto di sigarette costa circa 1 euro, contro i 4 necessari nel Vecchio Continente.

I provvedimenti anti-fumo

Secondo i piani del Ministero della Sanità e dello Sviluppo sociale, già nel 2013 le sigarette spariranno dai chioschi lungo le strade per essere vendute solo nei negozi. All'interno di essi, poi, nelle vetrine utilizzate per pubblicizzare la vendita di sigarette, verranno esposti listini con prezzi e marche da bollo. A partire dal 2014 diventerà proibito fumare nelle stazioni, negli aeroporti e alle fermate dei mezzi pubblici. Le zone fumatori spariranno del tutto da bar e ristoranti, e se vorrete fumare sulle scale o sul portone d'ingresso del vostro condominio, dovete procurarvi un permesso scritto firmato da tutti gli inquilini del palazzo. Inoltre tali limitazioni entreranno in vigore non solo per le sigarette, ma per tutti i prodotti che contengono nicotina, inclusi narghilè, tabacco da presa e da masticare (vedi il grafico).

tabacco infografia

Infografia: Gaia Russo


I sondaggi sociali svolti nel corso dell'estate 2011 hanno dimostrato che il progetto di legge nel suo insieme, ha l'approvazione del 70% degli intervistati, con un'alta percentuale di persone favorevoli anche tra i fumatori stessi (circa il 41%). Tuttavia molti degli intervistati hanno dubbi riguardo l'efficacia delle misure specifiche proposte dal progetto di legge. In particolare sembra lasciare perplessi il fattore prezzo: il 55% degli intervistati ha dichiarato che se anche il prezzo del pacchetto di sigarette dovesse raddoppiare, questo non sarebbe un motivo sufficiente per smettere di fumare.

Le grosse compagnie del tabacco hanno reagito alla proposta del Ministero della Sanità con una tranquillità invidiabile. Del resto, hanno già affrontato riforme del genere nella maggior parte dei Paesi europei e la pratica ha dimostrato ampiamente che le campagne contro il tabagismo non sono poi così dannose per il loro giro d'affari. Ad insorgere contro il progetto del Ministero della Sanità sono stati invece i rappresentanti della piccola impresa, in particolare i proprietari dei chioschi e dei punti vendita lungo le strade: nel loro giro d'affari le sigarette costituiscono il 50% delle entrate. I sostenitori della riforma hanno però ribattuto che lo Stato non può preoccuparsi dei loro problemi.

Gli avversari della riforma comunque si avvalgono anche di altri argomenti. I tentativi delle autorità di introdurre delle limitazioni alla vendita di bevande alcoliche negli anni '80 portarono all'invasione del mercato da parte di prodotti contraffatti. Il direttore dell'Istituto di Politica sociale Hse, Sergej Smirnov, teme che uno scenario simile possa ripetersi anche in questo caso. “Non si tratta solo del contrabbando di sigarette dalla Cina, ma della possibile nascita di micro-fabbriche che metterebbero sul mercato una produzione che non rispetta neanche gli standard sanitari minimi, - spiega Smirnov. - E' già successo con gli alcolici, e sicuramente avverrà anche col tabacco, la cui catena produttiva è ancora più semplice”, conclude l'esperto.

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