Ritorno al Cremlino?

Foto: Itar-Tass

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Fondamentali per Vladimir Putin, di nuovo candidato alla carica di Presidente della Russia, saranno temi come la modernizzazione e lo sviluppo interno ed esterno del Paese

Il dubbio è stato sciolto, sarà Vladimir Putin a correre per Russia Unita alla poltrona di Presidente russo nel 2012. Dopo mesi di incertezza in cui la domanda fondamentale in Russia e nel resto del mondo era quella sull’identità del nuovo inquilino del Cremlino la risposta è più vicina. E arrivano anche le altre, forse più importanti, e cioè quelle che riguardano cosa farà Putin e se sarà capace di traghettare il Paese in questa lunga fase di modernizzazione interna e riposizionamento sulla scacchiera geopolitica internazionale.

Con la modifica della Costituzione il mandato presidenziale non è più di quattro anni, ma è salito a sei. Il capo dello Stato può rimanere, come prima, in carica per due mandati di fila. Non è una cosa straordinaria, se si pensa che in Francia Francois Mitterrand è stato all’Eliseo quattordici anni e Jacques Chirac dodici, oppure in Germania Helmut Kohl ha governato da cancelliere per sedici e Margareth Thatcher in Gran Bretagna per undici.

Dodici anni sono un periodo lungo a sufficienza perché Putin non si limiti solamente al consolidamento del sistema, che in parte è già avvenuto nei primi otto anni di mandato e nei quasi quattro con Medvedev, ma imprima un’accelerazione vera al processo di sviluppo e progresso di cui la Russia necessita. Dopo il crollo dell’Urss e il disastroso decennio eltsiniano, dopo il periodo tra Putin e il tandem per risalire dal baratro, è ora insomma che il Cremlino guardi e si muova in avanti.

In questa ottica le sfide esterne non sono meno importanti di quelle interne, dato che sul palcoscenico internazionale la Russia deve tenere in conto anche gli altri attori. Negli ultimi dieci anni la partnership con l’Europa, o almeno con gli Stati più importanti del continente (Germania, Francia e Italia; la Gran Bretagna è un caso a parte), si è rafforzata seguendo le priorità economiche. Nulla fa pensare che ci possa essere un’inversione di tendenza, anzi.

Ma l’Aquila russa ha due teste, e se una guarda verso Ovest, l’altra lo fa verso Est. La Cina che avanza rischia di diventare però più una minaccia che una tentazione per le ambizioni russe e per il mondo multipolare in cui il Cremlino vuole avere un ruolo da protagonista. Russia ed Europa, i nuovi Presidenti a Mosca e a Parigi (elezioni nel 2012) e i nuovi primi ministri a Roma (elezioni nel 2013 del governo, se non prima) e Berlino (anche qui, elezioni nel 2013, se non prima) dovranno confrontarsi con chi occuperà la Casa Bianca dopo Obama (elezioni nel 2012). I tempi cambiano: Washington pare avviata verso il declino, Pechino è ascesa a global player anche sui mercati internazionali, la vecchia Europa e la Russia post sovietica hanno messo alle spalle la Guerra Fredda. Se si avvicineranno ancor di più lo si vedrà nei prossimi anni. Putin dovrà fare la sua parte.

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