Il tandem per rinnovare il governo

Foto: Reuters / Vostock Photo

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Il partito di maggioranza Russia Unita ha reso noti i candidati per le poltrone di Presidente e primo ministro alle prossime elezioni: scambio Putin-Medvedev in nome della modernizzazione

Ora si gioca a carte scoperte. Dmitri Medvedev, secondo la visione degli ideologi del partito Russia Unita, dovrà rivestire il ruolo di capo del governo, mentre Vladimir Putin quello di capo del Cremlino. Se il prossimo primo ministro sarà veramente Dmitri Medvedev, l'élite politica russa dovrà aspettarsi dei veri e propri sconvolgimenti. Su questo sono d'accordo sia i politologi russi che stranieri.



I cambiamenti interesseranno prima di tutto la composizione del governo. Dmitri Medvedev, del resto, li aveva già preannunciati nell’agosto 2011. “Il governo deve essere sottoposto a una trasformazione radicale”, aveva dichiarato durante una visita a Sochi. Il 24 settembre 2011 il Presidente ha confermato le proprie intenzioni, sottolineando che “la modernizzazione deve essere realizzata da una squadra di governo completamente rinnovata”.


Comunque il cambio della guardia non consisterà certamente in un semplice trasloco dell'apparato presidenziale nel palazzo del governo e viceversa. “Dmitri Medvedev ha dichiarato che vuole vedere un governo del tutto nuovo. Questo significa che dovranno esserci effettivamente delle facce nuove, e non bisogna credere che ci sarà un semplice rimpasto dei vecchi quadri politici”, ha affermato il capo del servizio stampa del governo Dmitri Peskov. Peskov non ha potuto spiegare nei dettagli quale sarà il nuovo aspetto del consiglio dei ministri in caso di una vittoria dei candidati di Russia Unita, dato che “nessuno conosce ancora la composizione del nuovo governo, che verrà definita come avvenne nella primavera del 2008, quando Putin e Medvedev stilarono insieme la lista dei ministri appena prima dell'insediamento”.



Riguardo a questo, l'unica cosa certa è che in caso di vittoria di Dmitri Medvedev come primo ministro, l'attuale ministro delle finanze Aleksej Kudrin lascerà il suo incarico. L'ha dichiarato lui stesso durante l'assemblea del Fondo Monetario Internazionale a Washington: “Le divergenze che esistono non mi permettono di seguire questo governo”, ha dichiarato il ministro. Secondo gli esperti i contrasti riguardano il programma di sviluppo degli armamenti confermato da Dmitri Medvedev nonostante l'opinione contraria del ministro delle Finanze.



Come ritengono gli esperti, comunque, le conseguenze economiche della decisione riguardo al tandem di governo non dipenderanno in alcun modo dai mutamenti all'interno del consiglio dei ministri. Il ritorno di Putin alla poltrona di Presidente spaventerà invece gli investitori secondo l'analista politico indipendente Aleksandr Trifonov: “La rigidità della politica putiniana non favorirà un miglioramento del clima degli investimenti”.



D'altra parte, il redattore capo della rivista Bolshoj Business, Ilja Gorbunov ritiene che per i grossi investitori sarà invece più facile lavorare grazie alla “stabilità putiniana”: “Gli investitori internazionali hanno già esperienza di lavoro con Vladimir Putin, sia come Presidente che come primo ministro. Ora non resta che aspettare la realizzazione delle previsioni del Ministero dello Sviluppo economico e del Ministero delle Finanze per un rientro del corso monetario entro i limiti abituali”.



In caso di vittoria, Vladimir Putin si troverà davanti a una scelta: lasciare tutto così com'è, oppure realizzare riforme di grande portata. I cambiamenti sono necessari e il primo ministro è in grado di portarli a termine, secondo l'opinione dell'ex-ministro dell'Economia russo Evgenij Jasin. Allo stesso tempo, tali cambiamenti “porteranno con sé rischi politici e decisioni impopolari che potrebbero fermare Putin”.



Il dimissionario ministro delle Finanze Aleksej Kudrin la scorsa domenica aveva dichiarato che “non vede se stesso all'interno del nuovo governo”, sottolineando che ci sono delle divergenze con Medvedev su precise questioni economiche. Tuttavia già durante la giornata successiva Kudrin è intervenuto con una dichiarazione praticamente opposta dicendo di essere “pronto a lavorare in qualunque incarico che dovesse favorire la realizzazione delle riforme”.



Gli esperti, del resto, fanno notare un altro ostacolo sulla via della modernizzazione. Come ha fatto notare il politologo Gleb Pavlovskij, dando il suo assenso a questo arrocco, Dmitri Medvedev ha inferto un duro colpo alla propria autorità politica. “Secondo le stime Medvedev ha decine di milioni di sostenitori in tutto il Paese. Rifiutando di correre per la poltrona di Presidente, di fatto, sta voltando loro le spalle senza dare alcuna spiegazione. Assomiglia un po' a quanto è avvenuto con Prokhorov e col partito Pravoe Delo. Però su scala enorme”, ha spiegato Pavlovskij.



L'articolo si basa su materiali tratti da Kommersant, Vedomosti e RIA Novosti

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