Donne e potere in Russia

Foto: AFP/East News

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La soppressione delle “quote rosa” ha visto quasi sparire la presenza femminile ai vertici dello Stato, ma il tema delle pari opportunità è vivo all’interno di partiti e istituzioni

Le protagoniste del dibattito pubblico

Valentina Matvienko, ex governatrice di San Pietroburgo, è l’esponente più nota in questo momento. Nell’arena politica russa, le figure femminili di spicco si contano sulle dita di un’unica mano. Anzi, al momento l’unica politica di levatura nazionale è proprio lei, Valentina Matvienko, che dovrebbe essere presto nominata alla presidenza della Camera alta. Olga Krychtanovskaya, specializzata in studi sull’élite presso l’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze, assicura: “La Matvienko è l’unica donna che abbia un’autentica statura politica e una visione; sa amministrare bene le cose e ha grande esperienza”. Secondo l’esperta, oggi esistono due tipi di donne impegnate in politica: quelle che hanno posizioni di responsabilità che derivano dalla benevolenza di chi sta più in alto di loro e quelle che si sono fatte strada da sole. La Matvienko appartiene al gruppo delle seconde e lei stessa detesta le questioni di genere, tanto da non aver mai amato rispondere alle domande sulle donne e la politica.

Quando le elezioni sono diventate libere e sono state soppresse le quote di epoca sovietica riservate alle donne, esse sono quasi scomparse dalla scena politica. In un certo senso la mentalità patriarcale, emancipatasi dal decisionismo comunista, ha rialzato la testa.

Donne e potere in RussiaOggi il sistema politico e sociale nel suo complesso fa affidamento su un concetto tradizionale di rapporto uomo-donna, esacerbato dalla crescente ossessione, a livello statale, per una situazione demografica disastrosa e dall’urgente necessità di far nascere un numero maggiore di bambini per porvi rimedio. Diventa però sempre più complesso coniugare vita professionale e maternità, tanto più che gli asili nido e le scuole materne diminuiscono. Le nuove leggi per la famiglia indirizzano spesso la donna più verso l’ambiente domestico che verso il mondo del lavoro. E a tutto ciò va aggiunto infine un maschilismo imperante: “Una donna, susciterà sempre diffidenza, a prescindere dalle sue qualità e che ne dia motivo o meno”, spiega Irina Khakamada. Figura emblematica della donna impegnata in politica nella nuova Russia post-sovietica e candidata alle presidenziali del 2004, la Khakamada si è ritirata a vita privata.

In un sistema che è più clientelare che democratico, carisma e talenti reali in un uomo sono addirittura meno importanti della sua lealtà e dedizione al potere e dell’appoggio che il potere gli garantisce a sua volta. Le donne fanno ancora più fatica ad affermarsi. “I politici in Russia sono spesso scialbi, irrilevanti, perché il sistema lavora per loro. Possono anche non avere alcun interesse, e malgrado ciò diventare leader - afferma la Khakamada. - Una donna, invece, deve in ogni caso nuotare sempre controcorrente, e deve sempre e comunque farsi notare”.

In realtà, le donne deputato (il 14% del totale) sono tutt’altro che superwoman. Spesso si occupano prevalentemente di leggi riguardanti la famiglia, l’infanzia, l’istruzione, lo sport e la salute. “Non sono figure politiche in senso vero e proprio, con un’ideologia e una visione allargata, ma soltanto funzionarie professioniste”, sintetizza la Krychtanovskaya, che è anche presidente della neonata Ong “Otlichnitsy” (Le prime della classe), il cui obiettivo è far eleggere Presidente una donna nel 2018. E perché, per prepararsi a quello sprint, non sostenere allora la candidatura della Matvienko già nel 2012? La battaglia si prospetta difficile. Uno studio recente di Vtsiom rivela che un quarto dei russi ritiene che ci siano già sufficienti donne in politica e che, a parità di qualità, una candidata perderebbe le elezioni per la presidenza a vantaggio di un uomo soltanto per il suo sesso.

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