Arbitri russi a scuola da Rosetti

Foto: AP/ Eastnews

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Intervista esclusiva all’ex fischietto italiano chiamato dalla Federcalcio russa a ristrutturare il settore arbitrale della Federazione in vista dei Mondiali di calcio del 2018

Al primo suono della campanella del nuovo anno scolastico nella scuola italiana di Mosca hanno risposto “presente” all’appello due studentesse in più. Sono le figlie di Roberto Rosetti, ex arbitro italiano, ex internazionale (sua la direzione di Germania-Spagna, finale dell’Europeo 2008) ed ex designatore della Serie B italiana, dal 28 giugno 2011 a capo di tutto il dipartimento arbitrale del calcio russo, trasferitosi a Mosca con la famiglia al completo. Un incarico così importante da non poter essere rifiutato anche da chi, come lui, ha alle spalle una lunga storia di successi. A volerlo è stato Sergei Fursenko che gli ha affidato “un progetto globale di ristrutturazione di tutto il settore arbitrale già avviato con una modifica radicale del regolamento che è stato riscritto adeguandolo al regolamento Fifa”, spiega Roberto Rosetti a Russia Oggi.

Com’è stato il suo approccio con la Russia?

Mosca è una città stupenda che mi ha favorevolmente impressionato. Ci sono molte similitudini con la nostra cultura, ho trovato un’ospitalità notevole. Sono stato accolto benissimo nell’ambito lavorativo. Nell’immediato futuro conoscerò di più della Russia: ho in programma un viaggio a Grozny, in Cecenia, e un altro per un corso in Siberia.

Quali sono state le prime decisioni pratiche?

I principali cambiamenti già fatti riguardano le designazioni di cui mi occupo personalmente. A contare, così come in Uefa, nel campionato italiano o in Bundesliga, sarà soltanto la prestazione. Come un allenatore sceglie i migliori giocatori, noi scegliamo i migliori arbitri. Tutto è improntato sulla meritocrazia. Poi c’è una serie di decisioni che va ad aumentare la neutralità del mondo arbitrale rispetto agli altri poteri.

Quanti sono gli arbitri?

Sono 24 in Premjer Liga, 9 internazionali e dei giovani molto interessanti. C’è un lavoro da fare perché nessun arbitro russo è arrivato nelle ultime competizioni internazionali, Mondiali ed Europei. Bisogna quindi costruire il futuro degli arbitri russi in prospettiva dei Mondiali che si giocheranno in Russia nel 2018. Servono dei leader. In chiave internazionale ci sono due o tre giovani molto interessanti.

Qual è il livello rispetto alla realtà italiana?

Gli arbitri italiani sono al top nel mondo, anche se in Italia non ci se ne accorge. Gli arbitri russi sono qualitativamente di buon livello ma occorre lavorare molto sulla preparazione fisica.

C’entra il freddo che porta di più a consumare alcolici?

Quella del bere è una leggenda. Bisogna, invece, dare loro strumenti e possibilità, anche economiche. In Russia le distanze sono enormi, noi facciamo le designazioni il martedì perché serve tempo per organizzare le trasferte. Dobbiamo mettere gli arbitri in grado di concentrarsi, garantendogli adeguate entrate così da potersi dedicare alla necessaria preparazione atletica.

Anche in Russia ci sono le polemiche del lunedì sull’operato arbitrale?

Diciamo che c’è grande attenzione per l’operato arbitrale dal punto di vista mediatico. Poi c’è un problema di credibilità. Gli arbitri in Russia non hanno un’immagine positiva: è comune considerarli poco seri. Anche questo è un pregiudizio da scardinare con la professionalità.

E’ una grande sfida.

E’ una bellissima sfida. Non è semplice. In questo periodo lavoro 10/12 ore al giorno. Con me collaborano l’ex direttore degli arbitri della Fifa, José Garcia Aranda, che si occupa della parte legislativa e progettuale, e Yuri Baskakov, arbitro russo che ha appena smesso di arbitrare e per me è una spalla preziosa visto che io sono stato catapultato in un mondo che non conoscevo.

Lei è comunque abituato alle sfide. Ricordiamo la sua partecipazione al progetto Uefa che portò al docu-film Kill the referee. Una sorta di Grande Fratello arbitrale che documentava l’Europeo 2008 visto dagli arbitri

Quell’Europeo, che è stato il culmine della mia vita arbitrale, perché arrivai a dirigere la finale, cominciò come un incubo. Questa telecamera che ci seguiva sempre era terribile, in occasione della prima partita che diressi, Svizzera-Repubblica Ceca, cacciai la troupe dallo spogliatoio. Alla fine, però, fu molto interessante. Tra gli arbitri microfonati c’era anche lo svizzero Massimo Busacca, oggi capo del dipartimento arbitrale della Fifa. Con lui e con Collina, che è alla Uefa, c’è grande sintonia: diciamo che l’italiano sta diventando la lingua più importante per gli arbitri.

Come sono i suoi rapporti con la comunità italiana in Russia?

Al momento nulli. Lavoro molto e mi trovo molto bene con i miei colleghi russi.

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