“Una vita tra i divi del rock”

Foto: Itar-Tass

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Intervista ad Artemy Troitsky, il più famoso critico della cultura musicale russa: un viaggio nell’arte, nella politica e nella società dagli anni Ottanta ad oggi

Artemy Troitsky è il più celebre critico musicale della cultura pop-rock di Russia, un prezioso anello di congiunzione tra gli artisti russi, autore di libri e organizzatore di concerti. Negli ultimi mesi però il suo nome è apparso sulle testate giornalistiche per altre ragioni: è entrato nella vita politica ed è stato anche citato in giudizio per diffamazione. Troitsky dichiara di non appartenere ad alcun partito politico e di essere stato costretto all’impegno civico dalle circostanze. In un’intervista a Russia Oggi parla di politica, di musica e della sua storia e attività.



Ripensando agli anni Ottanta, come definirebbe il rock underground sovietico?
In generale penso che tutta la musica rock sia folk. Infatti la maggior parte della musica rock non è scritta da compositori professionisti ma da ragazzi di strada, come dimostrano gli esempi più famosi come i Beatles, Frank Zappa o i Pink Floyd. Quindi a mio avviso il rock non è che una forma di folclore del XX secolo. Si può affermare lo stesso dei musicisti russi: Andrej Makarevič è un architetto, Boris Grebenshikov un matematico, Jurij Ševčuk un pittore. Anche Kutuzov era un matematico, e così via… Non erano musicisti professionisti. Inoltre, per descrivere la corrente underground russa, parlerei di un insieme di canzoni d’autore e poesia popolare. Un’ulteriore peculiarità di questi artisti è il contrasto rispetto ai dogmi ufficiali della cultura sovietica.   



La corrente underground sovietica non toccava solo la musica: era un ampio movimento sociale. Lo slang, il samizdat e i locali rock facevano parte di questo fenomeno di ampia portata, ma qual è stato davvero il cuore del movimento?  
La voglia di libertà, di divertirsi e di essere diversi, di fuggire dalla grande conformità della società sovietica. La vita culturale ufficiale era estremamente noiosa, perciò volevamo dimostrare di essere diversi, di non seguire quelle regole in cui non credeva nessuno. Anche il nostro modo di vestire era importante.



Poi la svolta politica avvenne in modo inaspettato e pacifico. È ottimista rispetto a un miglioramento della situazione politica nella Russia attuale?
Le cose possono cambiare o no, ma io resto un ottimista strategico. Ho vissuto la maggior parte di quella che si può definire la mia “vita inconsapevole” in epoca sovietica, e nel 1983 o persino nel 1985 non avrei potuto immaginare come sarebbe cambiato il mio Paese solo pochi anni dopo. La storia ci riserva molte sorprese, incluse quelle belle. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda: l’unico tentativo di rivolta pacifica nel mio Paese è stato fatto nel 1825 e, com’è risaputo, si è dimostrato sfortunato. Da allora non c’è più stato niente di pacifico. Tuttavia, credo che possa esserci in futuro, grazie ad una rigenerazione interna all’élite.  



Quali band di quell’epoca possono essere ascoltate e capite ancora?
Il problema del rock russo è che per molti anni non è stato che una semplice copia del rock occidentale. Hanno solo imitato, realizzato delle cover. Per questo la maggior parte delle band russe non sono moderne, la loro musica è un semplice documento della loro epoca. Come uniche eccezioni potrei citare i Kino o gli Zvuki Mu.


Qual è stato l’artista che l’ha colpita di più tra quelli che ha conosciuto?
Ho vissuto in mezzo a un vulcano di geni, ma se dovessi scegliere per forza, ne citerei due che forse non sono molto conosciuti al pubblico occidentale. Il primo è Aleksandr Bašlačëv: era un vero poeta rock e ha scritto testi che si avvicinano al livello stilistico di Puškin, Majakovskij o Mandel’štam; inoltre le sue performance erano molto energiche. Era davvero carismatico. Il secondo è Sergei Kuryokhin. Era un musicista jazz, un compositore di musica contemporanea con un’incredibile personalità. Sfortunatamente entrambi sono scomparsi prematuramente: Bašlačëv si è suicidato nel 1988 e Kuryokhin è morto di cancro nel 1996.



Cosa consiglia agli stranieri che vogliono cominciare a conoscere la musica russa?  
Negli ultimi anni è emersa una nuova generazione molto interessante. Ad esempio i Mumiy Troll; o i Barto, una band di Mosca che fa musica electropunk. Anche Kira Lao di Novgorod o certa musica elettronica di Ekaterinburg.



Attualmente è coinvolto in cinque cause legali per diffamazione; queste cause potrebbero avere una motivazione politica…
Non sono contrario per principio alla collaborazione tra artisti rock e istituzioni, se è sincera. Ma è risaputo che il governo russo è corrotto e sporco, per questo è una vergogna avere a che fare con gente del genere.

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