Nordstream al via, affonda l’Ucraina?

Il primo ministro della Federazione, Vladimir Putin, il presidente del consiglio d'amministrazione Gazprom, Aleksei Miller, e il presidente del  comitato degli azionisti dell'azienda Nord Stream, Gerhardt Schroeder, aprono il gasdotto Nord Stream. Fo

Il primo ministro della Federazione, Vladimir Putin, il presidente del consiglio d'amministrazione Gazprom, Aleksei Miller, e il presidente del comitato degli azionisti dell'azienda Nord Stream, Gerhardt Schroeder, aprono il gasdotto Nord Stream. Fo

L’avvio dei lavori per il gasdotto sotto il Baltico è la nuova puntata della guerra del gas in cui Kiev sembra combattere da sola

Aspettando che i dubbi su Southstream e Nabucco si sciolgano (si fanno entrambi o no? E se sì, quando?) la partita dei gasdotti si è ufficialmente aperta con l’avvio di Nordstream, con il premier russo Vladimir Putin a sparare il primo gas tecnico - con l'aiuto di un computer - davanti alle telecamere e agli occhi luccicanti dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, presidente del consorzio russo-tedesco.

Il gasdotto sotto il Baltico collega direttamente Russia e Germania, bypassando repubbliche ex sovietiche e Polonia. È lungo 1.224 chilometri e ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Al di là dei dati tecnici, Nordstream rappresenta il primo passo compiuto da Gazprom nella nuova strategia delle rotte per le forniture di gas all’Europa occidentale.

Non più sulla direttrice classica che attraversa il continente, ma agli estremi. A Sud dovrebbe esserci appunto Southstream, con l’accordo per la realizzazione del progetto firmato a metà settembre a Sochi, sul Mar Nero, e i lavori che dovrebbero essere completati entro dicembre 2015. La conseguenza dei nuovi percorsi è che Paesi come l’Ucraina rischiano di essere tagliati fuori dai giochi e perdere l’importante e remunerativo ruolo di transito. L’ha detto anche Putin: “L’Ucraina è un nostro vecchio partner tradizionale. Come tutti i Paesi di transito, è stata tentata di sfruttare la sua posizione, ma ora questa esclusività sta scomparendo e i nostri rapporti acquisteranno un carattere sempre più civile”.

Tra Mosca e Kiev è in corso un braccio di ferro sulla revisione dei contratti del gas firmati da Putin e da Yulia Tymoshenko nel 2009. L’Ucraina vorrebbe una riduzione di prezzo, la Russia lo concederebbe dietro una fusione tra Gazprom e Naftogaz e la cessione del sistema di gasdotti. Per ora non si è arrivati a una soluzione e se non si troverà un compromesso non è esclusa una nuova guerra del gas. Come ha affermato il numero uno del colosso russo Alexei Miller sono passati gli anni delle vacche grasse: “Gli ucraini hanno preso il treno chiamato ‘il gas russo economico’ e non sanno a quale fermata scendere ma in questo modo si può andare molto lontano, se non in un vicolo cieco”.

Tira insomma brutta aria a Kiev e le prospettive non sono proprio rosee. Nordstream rappresenta solo il primo braccio della morsa che andrà a stringere il Paese che, se e quando Southstream verrà realizzato, potrebbe affondare del tutto. Anche perché non sembra trovare nessuna sponda nemmeno dall’Europa, che in fatto di gas ha idee tutte sue e con il piano Nabucco porterebbe gas centroasiatico in Europa tagliando fuori sì la Russia, ma anche l’Ucraina.

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