Volontariato in Russia

La testimonianza di un giovane italiano, che a Mosca si è impegnato in attività formative e sociali grazie all'Aiesec, associazione internazionale di studenti di Scienze Economiche e Commerciali

FONTE: AIESEC/ OLGA KARULINA


A vent'anni il desiderio di mettersi alla prova in qualcosa di nuovo è molto forte, e quello di farlo lontano da casa lo è ancora di più. Anche Giuseppe Lumaca, di Scaletta Zanclea (Messina), la pensa così. Quest'anno è venuto in Russia per partecipare allo stage estivo dell'Aiesec (Associazione Internazionale degli studenti di Scienze Economiche e Commerciali). Ed è proprio durante la festa organizzata dai soci russi che abbiamo fatto conoscenza.

La scelta del Paese in cui fare lo stage non è stata casuale, ammette Giuseppe. Ancora prima di arrivare qui aveva già molti amici russi, e da sempre desiderava fare un viaggio a Mosca. “Sono stato fortunato: i miei amici russi mi hanno aiutato a scrivere l'invito per il visto e a svolgere tutte le pratiche necessarie, e poi so un po' di russo, riesco a leggere le insegne e le indicazioni, e quindi non ho problemi a orientarmi”. “Non riesco a immaginare come abbiano fatto gli altri volontari, invece, a cavarsela, anche perché a Mosca è molto difficile trovare indicazioni in inglese”, aggiunge.

Queste difficoltà comunque non hanno impedito a Giuseppe di innamorarsi perdutamente di Mosca. “E’ davvero la città del movimento, qui si vive 24 ore al giorno. Non mi crederà nessuno quando racconterò ai miei amici italiani che qui quasi tutti i negozi sono aperti giorno e notte e poi che locali, bar e ristoranti non solo restano aperti tutta la notte, ma addirittura la cucina continua a servire tutti i piatti del menu a qualsiasi ora”, racconta.

La Mosca notturna non è l'unica passione di Giuseppe. Durante il suo soggiorno in Russia ha preso parte a molti programmi educativi e sociali come volontario. Di giorno c'erano da seguire diversi master class sulle professioni legate a public relations, vendita e pubblicità, mentre la sera si svolgevano le riunioni obbligatorie con la preparazione delle presentazioni dei singoli Paesi dedicate ai temi più svariati: dal semplice primo approccio con i vari Stati, fino alla cultura del matrimonio e alle cerimonie matrimoniali tipiche della propria patria. Giuseppe e gli altri studenti italiani, invece, si sono impegnati a dare lezioni di lingua italiana a tutti gli interessati, che, bisogna dire, erano veramente numerosi. Il tutto si è svolto in una piacevole atmosfera da pic-nic educativo nei parchi della capitale sotto il nome di Aiesec-Italian Weeks.

Nell'ambito del programma sociale dello stage, il gruppo di volontari ha visitato gli orfanotrofi moscoviti e i centri di riabilitazione, in alcuni casi con l'assistenza di un interprete, e Giuseppe ha anche fatto coraggiosi tentativi di pratica della lingua russa con alcuni piccoli madrelingua. “Gli studenti sono rimasti molto colpiti dal lavoro negli orfanotrofi. E' stato molto emozionante sia per i bambini che per gli studenti. Insieme hanno giocato, cantato, parlato. In questi casi le barriere linguistiche non esistono: per essere buoni non è necessario imparare tutte le lingue del mondo”, dice sorridendo uno degli organizzatori russi dello stage dell'Aiesec, Olga Karulina.

FONTE: AIESEC/ OLGA KARULINA


Il momento culminante del corso è stata la giornata intitolata Global Village, organizzata, tra gli altri, anche da Giuseppe. Il titolo scelto per la manifestazione è assolutamente adatto: per un giorno la terrazza sul tetto di uno dei centri commerciali della città si è trasformata, grazie agli stagisti stranieri, in un grandioso festival dell'amicizia tra i popoli. Ogni rappresentanza ha offerto ai presenti uno spettacolo fatto di piatti tipici della propria cucina nazionale, di simboli del proprio Paese, danze, musica e attività di ogni genere. Per un giorno gli stagisti hanno permesso a tutti i presenti di fare il giro del mondo senza lasciare Mosca. I brasiliani hanno dato lezioni di salsa, una studentessa arrivata dall'India ha mostrato come fare i tatuaggi all'henné, le rappresentanti dell'Egitto hanno messo a disposizione le loro conoscenze sulle acconciature con i foulard, mentre si svolgevano lezioni di origami e nell'aria suonava musica italiana: una splendida festa di scambio e unità culturale.

“Sono convinto che in nessun altro posto avrei acquisito altrettante conoscenze di metodi gestionali e organizzativi insieme a uno scambio culturale così intenso”, questa è la conclusione di Giuseppe per quanto riguarda la sua esperienza di volontariato.

“Che consiglio daresti ai tuoi compatrioti che volessero visitare la Russia?”, chiediamo. “Se andate in Russia, trovatevi assolutamente un buddy prima di partire (nel linguaggio dell'Aiesec, il buddy è una persona molto importante nella vita dello stagista: passa con lui il suo tempo libero, lo aiuta ad orientarsi nella città, lo accompagna nelle visite guidate e accorre in aiuto in qualunque situazione difficile che si può presentare in viaggio, in altre parole, un buon conoscente. I russi in genere sono persone molto simpatiche. Sono amichevoli e sempre interessati a fare conoscenza. Tutti i russi che ho incontrato sono persone molto aperte, e poi a loro interessa davvero sapere tutto, da dove vieni, quali sono le tue tradizioni, la cultura, lo stile di vita, la musica, le abitudini: qualunque cosa. E poi sono molto felice di aver verificato di persona che lo stereotipo, molto diffuso, sulla bellezza delle ragazze russe è assolutamente veritiero”, sorride Giuseppe.

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