Speranze kirghise alle urne

Foto: Itar-Tass

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Dopo due rivoluzioni in sei anni, violenti scontri interetnici a intermittenza e una permanente crisi economica il Kirghizistan si prepara a eleggere un nuovo presidente

Sono in 83 e si sono registrati entro la metà di agosto, termine ultimo per presentare la propria candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno il 30 ottobre 2011. Il Kirghizistan, la prima repubblica parlamentare dell’Asia centrale che deve ancora capire bene come funziona la democrazia, si avvia all’importante appuntamento proprio nei giorni in cui si celebra il ventennale dell’indipendenza da Mosca (31 agosto 1991) e l’ombra del potente vicino si stende ancora sulle lande montuose di questo piccolo Stato al confine con la Cina.

Nazione povera, scombussolata dopo le rivoluzioni del 2005 (quando il presidente Askar Akaev è stato sostituito da Kurmanbek Bakiyev) e del 2010 (quando Bakiyev ha fatto la fine del suo predecessore e il suo posto è stato preso da Rosa Otunbaeva), il Kirghizistan è, come le altre repubbliche ex sovietiche della regione, al centro dell’attenzione di Mosca, che sta recuperando il suo ruolo leader euroasiatico.

A Bishkek nessuno si fa illusioni, nel senso che la consapevolezza di non aver gas e petrolio da barattare come ad Ashgabat, Tashkent e Astana, costringe il Paese a rimanere appeso al cordone ombelicale della Grande Madre. L’attuale premier Almazbek Atambayev ha annunciato, in contemporanea alla sua candidatura alle presidenziali, che la concessione della base militare di Manas agli Stati Uniti non sarà prolungata ancora e i soldati americani, arrivati per la guerra afgana ma desiderosi di rimanere, dovranno fare le valige. Un segnale non solo per Washington, ma anche per Mosca.

Al di là o meno della questione di Manas (il tira e molla dura ormai da anni, con i dollari che puntualmente sono rotolati) sembra che il pendolo kirghiso tenda sempre più verso la Russia. Il Cremlino potrebbe presto aprire una nuova base a Osh e cooptare Bishkek nell’Unione doganale con Minsk e Astana. Atambayev, spesso a Mosca, potrebbe traghettare il Paese anche dopo il 30 ottobre 2011. Degli 83 candidati registrati, in ogni caso, ne rimarranno pochi in gara, dopo che la commissione elettorale avrà esaminato tutti i documenti (in primo luogo le liste con le firme di sostegno).

La campagna elettorale comincia il 25 settembre. Gli altri pezzi grossi, considerando che la Otunbaeva non si può presentare, saranno i candidati dei maggiori partiti, da Omurbek Tekebayev di Ata Meken, Kamchybek Tashiyev di Ata-Zhurt, Anarbek Kalmatov di  Ar-Namys, Adakhan Madumarov di Butun Kyrgyzstan. La corsa è aperta.

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