Washington spaventa

Foto: Reuters/Vostock photo

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Le reazioni ufficiali di Mosca e Pechino alla crisi del debito Usa forniscono l'ultimo esempio di come il resto del mondo faccia fatica a comprendere l'Occidente

Il primo ministro russo Vladimir Putin ha dichiarato di recente: “Gli americani hanno scelto di vivere al di là delle proprie possibilità finendo per far pagare i loro problemi all'economia mondiale. Vivono come parassiti, dissanguando l’economia mondiale”, aggiungendo che il predominio del dollaro è una minaccia per i mercati finanziari globali.

A seguito del ribasso del rating a lungo termine del debito sovrano americano deciso da Standard & Poor’s da AAA ad AA+ il 5 agosto 2011, l’agenzia statale cinese Xinhua News ha affermato che la dipendenza dell'America dal debito stava minacciando l’economia mondiale, che Washington doveva ridurre le spese per la difesa e per il welfare e che se gli Stati Uniti non fossero riuscire a ridurre le spese, ci sarebbero stati essere ulteriori devastanti tagli del tasso di credito che si accompagnerebbero a turbolenze finanziarie globali. La Cina ha richiesto una supervisione internazionale sulle emissioni del dollaro statunitense avanzando la proposta di una nuova riserva globale di valuta.

In poche parole, Russia e Cina credono che i loro positivi bilanci di mercato, le enormi riserve di valuta estera, il basso debito e l'alta crescita, le rendano non solo economicamente, ma anche moralmente superiori all’Occidente, il quale, presumibilmente, non riuscirà a risolvere i suoi enormi problemi strutturali a causa di sistemi politici gravemente disfunzionali.

E tutto questo nonostante i padri fondatori dell’America abbiano strutturato la Costituzione del Paese in modo da fissare una netta separazione di poteri proprio per evitare la situazione che prevale in Cina e Russia: potere e dominio da parte di una sola parte del governo o di una singola persona o partito.

I politici americani vengono spesso accusati di ostentare sicurezza e il sistema politico americano, come si sa, è in parte paralizzato da divisioni ideologiche; ma lì, come in altri Paesi sviluppati, i politici sono eletti democraticamente e operano in un sistema politico aperto, in contrasto con quanto avviene sia in Cina che in Russia. Non avendo sbocchi politici, i cinesi sono costretti a esprimere il proprio dissenso attraverso una lunga catena di scioperi o per mezzo di una crescente opposizione sulla rete, come è successo di recente dopo l’incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Wenzhou il 28 luglio 2011.

La Cina e la Russia hanno veramente accumulato enormi surplus di mercato, attraverso l’esportazione verso l’Occidente e accantonando riserve grazie a un sistema globale di mercato sviluppato dopo il 1945. Invece la dipendenza dell'Occidente dal debito lo blocca in entrambe le direzioni: la Cina la Russia, finora, sono riuscite a ottenere molto da questa situazione. Ma il Dragone sta ora cercando di rallentare la propria economia surriscaldata, così che è poco probabile che continui a fare da locomotiva per l’economia del globo. Per quanto concerne la Russia, il recente calo dei prezzi del petrolio ha messo in luce ancora una volta la pericolosa dipendenza del Paese dall’esportazione di energia.

L’8 agosto 2011, i titoli azionari russi sono precipitati al minimo in otto mesi a causa del ribasso dei prezzi del petrolio e con l'aumentare dei dubbi sulle prospettive di crescita gli investitori hanno tagliato le spavalde puntate sui beni di consumo, spazzando via così i guadagni accumulati nel 2011. L’indice Rts è crollato di circa l’8%, quello Micex del 5,5%, e il valore del rublo è caduto più di qualsiasi altra valuta dei paesi del Bric.

Ma tutto ciò era ampiamente prevedibile. La Russia ha aumentato le spese, anche per il non trascurabile fattore “elezioni in vista”, e ora ha bisogno di un prezzo del greggio di 115 dollari al barile per equilibrare il bilancio. E tuttavia, ironia della sorte, si lamenta del proprio basso tasso di credito dato che deve aumentare il livello di debito sovrano. Le prospettive dell’economia globale, nel breve termine, restano incerte e i timori di una doppia recessione aumentano.

Tale situazione in Occidente ha fatto sì che molti, specie nel campo dell’investimento bancario e imprenditoriale, guardino al “resto del mondo” in cerca di una crescita che fa affidamento sull’aumento degli standard di vita, l’urbanizzazione e l’enorme bisogno di infrastrutture. Ma per molti versi la posizione del “resto”, è decisamente peggiore. Al di là dei problemi interni attuali, sia l’economia cinese che quella russa, devono affrontare seri problemi strutturali a lungo termine che entrambi i governi non risolveranno tanto facilmente.

La struttura demografica della Cina fa supporre, almeno virtualmente, che il Paese diventerà anziano prima che ricco. La popolazione russa, invece, nonostante una recente tendenza verso l’alto, sembra avviarsi verso un declino a lungo termine. La produttività russa resta bassa e la Federazione avrà difficoltà a passare dalla propria limitata tradizione di eccellenze alla commercializzazione, nonostante la modernizzazione attualmente in atto a Skolkovo, il miglior tentativo russo di emulare la Silicon Valley.

Come il vice primo ministro russo Igor Shuvalov ha ammesso in televisione nel 2010, i russi semplicemente non sono portati all’impresa. Inoltre il Paese è infestato dall’alto tasso di corruzione, anche nel campo dell’istruzione e i suoi cervelli migliori fuggono in massa. Il “resto”, nel frattempo, non riesce a fornire le soluzioni politiche agli enormi squilibri globali del mercato che sono parzialmente responsabili dell’attuale disastro. Pechino mantiene lo yuan stabile sul dollaro, riducendo così la capacità dell’Occidente di rivitalizzare la propria economia con le esportazioni. Ma sostiene che, in ogni caso, si sta rivalutando rispetto il dollaro.

La Russia, invece, non ha controllo su due dei più importanti elementi della sua economia, i prezzi dell’energia internazionale, specialmente il petrolio, e il costo del capitale che resta più alto di quanto sarebbe se il Paese potesse contare su un’economia più diversificata e non fosse largamente dipendente dal petrolio. Quindi, proprio come nel 2009, quando la Russia ha sperimentato il maggior declino nel prodotto interno lordo di tutti i Paesi del G20, l’8 agosto 2011 le borse hanno avuto perdite significativamente maggiori in percentuale di quelle di Europa e Usa.

Per la Russia è difficile muovere verso l’alto la catena del valore ed evitare la trappola del reddito medio. Inoltre molti delle élite russe credono fermamente che compagnie come Gazprom siano molto sottovalutate rispetto alle concorrenti occidentali a causa di un pregiudizio occidentale nei confronti della Russia. Tale teoria della cospirazione non permette di comprendere, o ammettere, che la percezione che la Russia sia governata dal potere degli uomini piuttosto che da quello della legge, costa al Paese miliardi di dollari ed euro sotto forma di una ridotta capitalizzazione del mercato.

Ma il governo non ha ancora compiuto qualsivoglia tentativo di trasformare la Russia da una società a bassa fiducia verso qualcosa che perlomeno provi ad avvicinarsi agli standard occidentali e questo probabilmente ostacolerà la crescita del Paese per decenni. La Cina sta riuscendo meglio a evitare la trappola dei redditi bassi, ma tra molti altri problemi, deve affrontare l’enorme degrado ambientale e la scarsità di risorse idriche. Quindi se l’Occidente si trova, in effetti, ad affrontare gravi problemi, sembra automaticamente che il “resto del mondo” vada meglio, ma la globalizzazione fa sì che i problemi in un Paese o continente possano in breve divenire “virali”. Ciò che serve, quindi, sono decisioni importanti e concertate nei singoli Paesi e il coraggio di prendere e moltiplicare decisioni anche difficili, oltre che una leadership globale. Tutti elementi che al momento scarseggiano.

Ian Pryde è fondatore e ceo di Eurasia Strategy & Communications a Mosca

 

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