Il nuovo cinema russo

Foto: kinopoisk.ru

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Intervista a Marina Potapova, sceneggiatrice di Chapiteau Show, film che ha sperimentato il crowd funding, i finanziamenti, cioè, per la produzione sono arrivati direttamente dal pubblico

Il 33° Festival Internazionale del Cinema di Mosca ha premiato i nuovi talenti del cinema. In una piccola sala cinematografica dell'”Oktjabr” veniva proiettata una pellicola che sembrava indicare l'inizio di un nuovo capitolo nella storia del cinema. È l'opera di un regista russo di grande talento, Sergej Loban. Il suo film Chapiteau show ripropone l’ idea di fondo che per quanto un attore possa avere fama e talento, la sua stella inizierà inevitabilmente a tramontare se non sarà capace di adattarsi ai rapidissimi cambiamenti delle tecniche di ripresa. Il film, che è stato insignito di uno dei premi più importanti del Festival, il “San Giorgio d'argento”, utilizza una tecnica di ripresa assolutamente all’avanguardia e una nuova stilistica cinematografica.

La piega la sceneggiatrice di Chapiteau show, Marina Potapova.

Cosa voleva comunicare al pubblico col suo film, qual è l'idea portante della sua sceneggiatura?

Sono quattro novelle, intitolate Amore, Amicizia, Rispetto e Collaborazione. Queste si incrociano, nel senso che i protagonisti degli episodi precedenti appaiono a volte sulla scena di quelli successivi, e, per effetto domino, sembrano trasmettere l’uno all’altro l'idea che ogni tragedia umana presa di per sé risulta essere una banalità inaudita, non solo rispetto all'eternità ma anche se confrontata con qualunque altra tragedia personale.

Bisogna davvero amare molto il processo di creazione di un filmper lavorarci sopra sei anni, come nel suo caso.

Il fatto è che tre anni li abbiamo passati a cercare finanziamenti e nel frattempo continuavo a cambiare parte della sceneggiatura. Mi sembrava sempre che fosse imperfetta, che non si potesse girare una cosa così. Andavamo a vedere delle location, e in base a quello che vedevamo riscrivevamo la sceneggiatura. Le scene principali del film sono girate in Crimea, a Simeiz. Le riprese sono durate un'estate, un autunno e un inverno. Quando ci siamo accorti che eravamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia ci siamo fatti un po' prendere dal panico, perché dopo la fine della stagione avremmo dovuto ripagare l'affitto delle apparecchiature e il resto. Inoltre, ad esempio, le scene girate in treno hanno richiesto una quantità di denaro incredibile. Abbiamo dovuto affittare un treno a Sebastopoli, installarvi un generatore e circolare su binari d'emergenza. A quel punto ovviamente abbiamo superato tutti i limiti di budget. Tutti gli stipendi della troupe sono stati spesi per le riprese. E quando siamo arrivati a Mosca abbiamo scoperto che non c’era altro denaro disponibile e che non ne avremmo trovato più. Il primo produttore del film era l'imprenditore Aleksandr Mamut, ma nel 2008 è rimasto a corto di risorse a causa della crisi. Noi però volevamo molto bene alla nostra creatura, anche se incompleta. Forse è per questo che siamo riusciti a trovare nuovi finanziamenti.

Il film dura tre ore e mezza. Non è un po' rischioso fare un intervallo a metà della proiezione? Gli spettatori potrebbero decidere di andarsene...

A teatro è una pratica diffusa e ha la sua ragion d'essere. Il rischio è legato solo alla possibilità che i cinema possano farsi spaventare vedendo uscire gli spettatori. Credo che il film abbia ottime potenzialità, si tratta solo di vedere cosa ne penseranno i distributori tradizionali e i proprietari delle catene di sale cinematografiche. Potrebbero pensare che, visto che in passato tutti i film in due parti hanno fatto fiasco, anche il nostro sarà un fallimento. Dato che nel film ci sono sentimenti, paesaggi meravigliosi e anche un intreccio in grado di catturare l'attenzione, credo possa rivolgersi a un buon pubblico. Dipende solo dall'interesse degli spettatori.

I distributori potrebbero essere spaventati anche dal fatto che un cinema come il nostro non esiste da nessun'altra parte. Ci sono i cinema d’essai che mostrano film dove non succede niente per un'ora intera. Stai lì a guardare uno che mangia, e finché non ha finito l’inquadratura non cambia. Questo tipo di cinema non è certamente rivolto ad un pubblico di massa. Non esisteva ancora un cinema che fosse intellettuale e allo stesso tempo divertente.

Strano che, con tutto il clamore seguito all’anteprima per la stampa, il vostro film non sia ancora caduto nelle mani dei pirati.

Non temete, i pirati arriveranno. Appena uscirà nelle sale lo registreranno e lo metteranno su internet. E va benissimo, perché così potranno vederlo tutti quelli che non l’hanno visto al cinema. E inizieranno a parlarne. E poi il pubblico dei festival e quello delle sale cinematografiche sono completamente diversi. In pratica, perché un film abbia successo dal punto di vista commerciale, bisogna andare a genio sia ai distributori che ai pirati.

Rispettoè la parte più intrigante.

L'anima russa ha sempre bisogno di andarsene da qualche parte per riprendere possesso di se stessa. Secondo la sceneggiatura il protagonista Petr Mamonov se ne va in montagna non per ritrovare se stesso, ma per liberarsi, gettare via tutto: il lavoro, il teatro, tutto. E poi, in mezzo alla natura, stabilire con suo figlio una relazione profonda. Il protagonista però non si aspettava di avere un figlio musone e piagnucoloso. Dovrebbe essere felice e invece rimane deluso a causa del suo stesso idealismo. Si rende conto che per qualche motivo tutto questo non gli dà l'energia e l'ispirazione che lui si aspettava dal viaggio. Credeva che sarebbe nata un'amicizia virile, invece si rende conto che è la persona sbagliata. A un certo punto dice: Figliolo, io non riesco proprio più a capirti. Credeva di potersi affidare al figlio in tutto e per tutto e invece capisce di essersi sbagliato.

Per realizzare il film avete fatto ricorso per la prima volta al crowd funding. Ci parli di questo nuovo metodo di produzione.

E' molto semplice. Abbiamo creato il sito “Parapet”. Attraverso di esso abbiamo cercato di convincere la gente a contribuire con i propri soldi alle riprese del nostro film. Quando faremo il prossimo film cercheremo di fare in modo che venga interamente finanziato dagli spettatori. E' ovvio che le persone che partecipano ai finanziamenti riceveranno in cambio qualcosa: o una percentuale degli incassi, o la possibilità di partecipare alle riprese, oppure un qualche riconoscimento nei titoli del film. In Occidente con questo tipo di pratica, di cui un esempio è “Kickstarter”, si raccolgono budget consistenti, che permettono di mandare avanti progetti importanti. Tutto questo grazie alla diffusione del denaro elettronico. Il vecchio sistema di producing secondo ilquale tutti lavorano e il produttore decide cosa “piace alla gente” e “la gente si fa piacere” quello che ha inventato il produttore, è ormai superato. Se hai un regista preferito magari ti tocca aspettare dieci anni prima che trovi i soldi per fare un nuovo film. Ma avendo la possibilità di farlo, gli ammiratori di un regista sarebbero senz’altro pronti a offrire un po’ di denaro per aiutarlo a far partire le riprese. In questo modo non sarebbero necessari i finanziamenti statali per i film d'autore. E se un progetto non riesce a trovare persone pronte a investire, allora significa che la società può farne a meno.

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