Quei giorni del ’91 e la radio

Foto: RG

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Nel ventennale del tentativo di colpo di Stato, il ricordo della rivoluzione che investì anche il sistema russo dei media, nelle parole del direttore de L’eco di Mosca

Giorni di ricorrenza. Cade infatti nell’agosto del 2011 il ventennale del tentativo di colpo di Stato che aveva come obiettivo la conservazione dell’Unione Sovietica, ma che pose fine allo stato d’emergenza, mentre nelle strade, sulle barricate, veniva innalzata la bandiera della nuova Russia democratica, che segnò, infine, l’ascesa al potere del leader carismatico e democratico Boris Eltsin.

Insieme a un nuovo Paese, per i cittadini russi fu l’inizio di una rivoluzione del sistema dei media. Uno dei baluardi della libertà di parola fu da subito la stazione radio indipendente Ekho Moskvy (L’eco di Mosca). Il suo direttore Aleksei Venediktov ci racconta oggi come questo canale sia riuscito a mantenere vivo in questi vent’anni lo spirito da età dell’oro del nostro giornalismo nazionale. 

“Nel giugno del 1990 – racconta -, Gorbaciov firmò la legge sulla stampa che ha dato il via alla creazione di emittenti radio private. I miei amici che lavoravano per i canali della radio statale non sopportavano l’idea di fare propaganda e decisero di inventarsi un’alternativa. Si precipitarono a registrare la radio che ottenne la registrazione numero uno. Era il 22 agosto. Mi telefonarono e mi chiesero: Sei a Mosca? Sei ancora in vacanza? (allora facevo l’insegnante). Ti andrebbe di stare un po’ con noi per una settimana fino a settembre? Risposi: Non ascolto la radio, non capisco niente di radio, non so nemmeno come faccia a funzionare senza fili, ma verrò lo stesso, perché no? E andai. Mi chiesero se conoscevo qualcuno al Dipartimento dell’Istruzione e preparammo un’intervista per il 29 agosto. Quello fu il mio primo servizio per Ekho Moskvy”.

La radio era nata come alternativa ai canali d’informazione governativi. Era il 1990 e l’Unione Sovietica era sconvolta da processi di cambiamento di cui i mezzi di comunicazione di Stato  non davano notizia. Appena un mese dopo la comparsa di Ekho Moskvy al Soviet della presidenza fu sollevata la questione della chiusura di quella radio pericolosa, “perché – spiega Venediktov - eravamo stati gli unici ad aver comunicato che in settembre l’esercito stava entrando a Mosca. Gorbaciov era indignato: Che cos’è questa radio pirata che si permette di dire cose che non si dovrebbero dire? La nostra redazione si trovava allora sulla Nikolskaya, a duecento metri dalle mura del Cremlino. Fu il primo attacco del potere contro la nostra radio. Così a poco a poco diventavamo famosi”.

“Nel 1994 – ricorda - fu chiaro che era venuto per noi il momento di smettere di essere una radio di dilettanti e di passare al mercato. Avevamo creato molte attese, ma le nostre attrezzature erano antiquate, i nostri stipendi esigui e non potevamo permetterci di assumere nessuno. Eravamo alla ricerca di investitori e alla fine individuammo due gruppi, quello dei banchieri Weiner di Chicago e quello di Gusinsky. I Weiner ci promettevano più denaro, ma volevano il controllo sulla nostra politica editoriale. Mentre Gusinsky ne avrebbe dato meno, ma aveva dichiarato che spettava ai giornalisti scegliere il proprio direttore. Così giungemmo a una decisione: occorreva inserire nello  statuto che spettava ai giornalisti nominare il direttore e al consiglio degli azionisti approvarlo. Come a dire che gli azionisti non avrebbero potuto nominare il direttore passando sopra la testa dei giornalisti. Perciò il pacchetto fu venduto a Gusinsky che adempì a tutti gli obblighi”.  

In seguito l’Ekho Moskvy è passata sotto il controllo di Gazprom-media. “Io sono a conoscenza di tutti i dettagli dell’operazione, ho partecipato alle trattative, incontrando tra gli altri anche Putin. Capivo che il potere era giunto alla decisione di controllare la politica editoriale di tutti i canali televisivi e delle radio e sapevo perfettamente che si trattava di una decisione squisitamente politica. Ma contro la forza la ragione non vale. Prendono in ostaggio, rinchiudono in prigione prima un investitore e poi l’altro. La ragione non può nulla. Perciò ho detto ai miei: Continuiamo a lavorare senza curarci di nessuno, quando decideranno di chiuderci, lo sapremo. Mentre ufficialmente ho dichiarato: Non vogliamo interferire nella vostra politica, ma se ci saranno reclami, noi vi criticheremo. Putin ci ha dato retta, ed ecco i risultati: continuiamo a criticare”.

“Con Vladimir Putin mi sono incontrato nell’agosto del 2000 e Putin mi ha detto esplicitamente che è il direttore a dover rispondere di tutto ciò che avviene in una radio. Ma sono anche loro consapevoli che perché tutto funzioni, Ekho Moskvy deve avere un’immagine normale. Hillary Clinton o Barack Obama non andrebbero mai ospiti in una radio di Gazprom, ma in un radio libera dagli azionisti e dallo Stato sì. E ci vanno. Sanno che l’Ekho può essere business nell’accezione più larga del termine”.

L’intervista è pubblicata in formato ridotto

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