Due nuove stelle del Bolshoi

Foto: Ria Novosti

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Natalja Osipova e Ivan Vasilev rappresentano l'ultima scoperta sensazionale della danza internazionale. E ancora giovanissimi hanno incantato mezzo mondo

In un'età in cui di solito si iniziano a raccogliere i primi successi, le due stelle del Teatro Bolshoi, Natalja Osipova e Ivan Vasilev, hanno già collezionato tutti i premi internazionali possibili e vengono contesi da teatri, festival e coreografi in tutto il mondo.

La loro carriera si sta sviluppando con una velocità che sembrava impensabile per il compassato mondo del balletto odierno. Pace e serenità, sono concetti che non fanno parte dello stile di vita di questa coppia. E questo è stato evidente fin dalla prima volta che hanno ballato insieme. La scelta cadde sul Don Chisciotte, il più allegro e sfrenato dei balletti classici. E sembrava che con le loro piroette elettriche, i loro salti mozzafiato e le prese folli, quando la ballerina si lanciava tra le braccia del compagno dall'altro capo del palcoscenico, potessero crollare le file di poltrone su cui stavano seduti in estasi gli spettatori del Teatro Bolshoi. Le balconate hanno resistito, ma i ballettomani russi, tra i quali ce ne sono ancora di quelli che ricordano la Ulanova, da quel giorno si sono divisi in due coalizioni nemiche: alcuni sono sempre disposti ad andare a vedere la Osipova e Vasilev indipendentemente dal balletto in programma; gli altri invece dichiarano che questa coppia sta distruggendo il balletto classico, e cercano di non perdersi le loro esibizioni.

Lo stesso entusiasmo caratterizza anche le loro trasferte in altre capitali della danza di tutto il mondo, dove i giornali scrivono che questa coppia è stata creata in paradiso. Ma la Osipova e Vasilev non ballano insieme così spesso: la coppia ha da tempo annunciato il proprio fidanzamento, ma le loro carriere si stanno sviluppando su strade tutt'altro che parallele.

Natalja Osipova, che ha appena compiuto 25 anni, è destinata a diventare la principessa del Bolshoi. Dopo aver studiato per appena quattro anni all'Accademia del balletto di Mosca, dove le compagne di studio l'avevano soprannominata “la nostra Guillem”, il suo passo favoloso e il salto mozzafiato avevano già iniziato a farsi notare.

Alla fine della scuola aveva già vinto il Gran Premio del balletto internazionale a Lussemburgo e vantava un repertorio da fare invidia a una prima ballerina sulla soglia della pensione. Le porte del Bolshoi si aprirono senza problemi per una diplomata del genere, ma lei continuava a chiedersi se non fosse meglio andare a lavorare all'estero. Dopo aver deciso di restare a Mosca ha dovuto affrontare un difficile, seppur rapidissimo, periodo di adattamento alle tradizioni e allo stile del Bolshoi. Non che sia stata spesso nel corpo di ballo, ma ha dovuto ballare innumerevoli volte parti soliste di terzo piano finché non è arrivata ai ruoli principali.

Ivan Vasilev, figlio di un ufficiale sovietico, nato nella Russia orientale e cresciuto in Ucraina, all'epoca stava finendo il College di danza della Bielorussia, essendo di tre anni più giovane della sua compagna. Minsk, che un tempo era uno dei principali centri della danza dell'Unione Sovietica, ai giorni nostri si è trasformata ormai nella provincia del balletto, e per farsi conoscere, il giovane danzatore dal salto straordinario ha dovuto partecipare a tutti i concorsi possibili, collezionando medaglie d'oro lungo il cammino. A un anno dal diploma si è esibito sulla scena di un importante concorso internazionale a Mosca dove è stato notato dal direttore artistico del balletto del Teatro Bolshoi, Aleksej Ratmanskij. Intanto che Vasilev rifletteva se non fosse il caso di farsi assumere a New York o al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo, ha ricevuto la proposta, inaudita nella storia del teatro, di un contratto come solista. Mentre Vasilev era impegnato nel trasferimento a Mosca, Ratmanskij, cosa altrettanto inaudita, ha affidato alla Osipova il ruolo principale nel “Don Chisciotte” in occasione della trasferta del Teatro Bolshoi al Covent Garden di Londra.

Lo stesso Clement Crisp, uno dei più influenti critici inglesi, ha paragonato la Osipova alla Plisetskaja e Deborah Crane del Times, che non risparmia veleno neanche ai suoi favoriti, l'ha definita una danzatrice che più di chiunque altra è destinata a lasciare il segno della propria personalità nel balletto. In seguito Vasilev ha ballato, provocando reazioni altrettanto entusiastiche, nel balletto “Spartaco” a Londra, intanto che la Osipova conquistava il Marijnskij e l'Opera National di Parigi; lui, poi, affascinava col senso dell'umorismo e il carisma nel balletto bucolico “La fille malgardée”, lei veniva osannata nei ruoli tragici di “Giselle”, “Le Silfidi”, “Le stagioni russe” e nel potentissimo “Hermann Schmermann”; lui prendeva parte alla manifestazione russo-americana “Kings of the dance” e lei al raffinato progetto “Reflections”. Tuttavia il miracolo nasce ogni volta che la Osipova e Vasilev ballano insieme. I tempi in cui venivano ammirati solo per le loro capacità tecniche sono ormai lontani. Quando escono insieme sulla scena, inizia una festa di fuochi d'artificio che nessun altro è in grado di accendere.

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